Considerazioni sullo stato della Chiesa cattolica tra crisi pandemica e dei valori

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(di Daniele Proietti)

Il Covid, che è diventato da qualche tempo parte della quotidianità di tutti noi grazie ai media per i quali gli altri problemi degli italiani sembrano addirittura scomparsi, oltre a fornirci una nuova normalità, perbenista, progressista, digitale ed ecologica, sembra aver dato a tanti un nuovo Dio.

Nella testa degli italiani il medico è visto come il salvatore e il vaccino come mezzo di salvezza. Tale delirio scientista, che vede il vivere come fine ultimo della vita, senza preoccuparsi del come e del dove, parte dal presupposto laico e materialista che sostiene che dopo la vita non ci sia nulla.

La Chiesa Cattolica, ( insieme al suo pontefice attuale), dovrebbe interrogarsi su come si possa essere giunti a tutto ciò, e individuare le proprie responsabilità, che risiedono nel fatto di aver via via abdicato ai dogmi e alle tradizioni per immergersi in una società che ha finito per divorarla, fino al punto che una Commissione Europea si permette impunemente di vietare parole come Natale e nomi come Giuseppe e Maria, dando luogo ad una sorta di rimozione forzata della memoria tradizionale europea.

Occorre invertire la rotta, e farlo il prima possibile, per impedire che le future generazioni vivano in un mondo figlio del progresso che, alla perenne ricerca del paradiso sulla terra, recida del tutto ogni collegamento con la sfera del Sacro, e con la fede che, da più di duemila anni, accompagna la nostra splendida Terra.