Contro la nuova normalità

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(di Daniele Proietti)

Il sistema, inteso come l’insieme di politica, cultura, organi di informazione e tv, è impegnato in maniera massiccia, in questi ultimi anni, a propagandare il verbo del politicamente corretto

A reti unificate si declina quotidianamente un mondo che somiglia sempre di più ad una massa indistinta, dove ognuno non sa più chi è, e, soprattutto, non ha la minima idea di quale sia il senso autentico della sua esistenza.  Il nascere in un determinato tempo, e in un determinato luogo, non è, per noi che conserviamo una visione spirituale della vita, un qualcosa di casuale.

Parimenti rispondono ad una logica anche le azioni che compiamo ogni giorno, che non devono essere intese, come fanno sia la concezione comunista sia quella liberale, nella loro materialità, ma, al contrario, debbono rispondere ad un qualcosa di più profondo. In questo mondo che tutto mercifica, ad esempio, il lavoro è visto solo ed esclusivamente come un mezzo per giungere al guadagno. 

Di contro noi, intesi come coloro che ancora hanno la forza di opporsi al mondo moderno, l’orgoglio di dichiararsi cattolici ed europei, e la consapevolezza di dover difendere un retaggio di Luce e di Civiltà, siamo portatori di una concezione per cui il lavoro è un qualcosa che eleva moralmente l’individuo e, insieme a lui, la comunità di cui egli è parte.

Per noi tutto ha un senso intrinseco, e stravolgere l’ordine naturale delle cose, come si sta tentando a più riprese di fare, (in parte ci si è già riusciti, basti pensare che oggi viene messa all’indice una professoressa solo perché si rifiuta di fare lezione a dei ragazzi dall’aspetto circense che contraddicono con la loro stessa immagine la propria essenza), non porterà ad altro che alla distruzione della società e all’inizio di un mondo di cui già si scorgono sinistri presagi, con il quale non vogliamo avere nulla a che fare.

In questo mondo fluido, privato dalle centrali finanziarie apolidi del progressismo internazionale di ogni punto di riferimento, infatti, l’essere umano, che il sistema vorrebbe smarrito e abbandonato al proprio destino, è chiamato a riaffermare con forza le sue radici.

Nel caso di noi italiani le radici affondano nel mondo classico, nella lingua latina, nel cattolicesimo e nella romanità, e siamo chiamati a difendere tutto ciò che da questi termini discende, se non vogliamo ritrovarci immersi in un processo disgregativo che vorrebbe farci diventare tutti figli della fede scientista, e servi dello stesso padrone.

Al mescolarsi dei sessi e delle etnie rispondiamo ostentando chi siamo, esaltando ciò che ci rende diversi da tutti e uguali a nessuno, consapevoli che solo chi conosce le proprie origini sa qual è la strada giusta da percorrere.