Coscienza e Dovere | Vivere est militare. Accetti la sfida?

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Suona la sveglia, controlli il feed, ti alzi, ti vesti confusamente, vai in bagno, inizi a chattare e poi prendi qualcosa in cucina. Sei già fuori casa, sulla strada verso il lavoro, non ti sei ancora svegliato davvero ma inizi la giornata. Parli con qualcuno, hai delle cose da finire e altre che ti arriveranno; ti agiti, ti innervosisci, ti stanchi. Guardi più volte ma velocemente il telefono. Arriva la pausa e pranzi in fretta come i tempi impongono, senza gusto, senza dare importanza a ciò che mangi e con chi lo fai. Il tempo vola, torni a lavorare o a studiare, alimentando questa meccanica ruota di monotonia. Già sai che domani, dopodomani e dopodomani ancora dovrai fare la stessa cosa: sveglia, cellulare, uscita di casa, lavoro, serie TV e, mentre stai cucinando per cenare, forse ancora non ti sei adeguatamente svegliato dalla mattina precedente né hai iniziato ad interagire davvero con il mondo che hai attorno. 
La vita nel mondo moderno è una rincorsa perpetua di pseudo obiettivi. Fin da giovanissimi si impara ad impostare la routine per guadagnare e mantenere i propri grassi vizi: non importa come si studia o si lavora, se la famiglia che si mette in piedi sia una roccaforte di armonia o meno, né la lealtà o la fedeltà, perché tutto è teso al “quanto”, ad incrementare la comodità, i benefici, la sicurezza economica, condannando ogni possibile azione in una risposta passiva agli stimoli della società.
Di fatto, oggi la giornata di uno studente delle superiori o di uno studente universitario, così come le giornate di un impiegato d’ufficio o di un manovale, hanno ben poco di diverso: iniziano e finiscono tutte alla stessa maniera, con gli stessi ‘presupposti’ e con i medesimi ‘orizzonti’. 
Il cellulare è il protagonista delle giornate, in cui contemplare le stories appena svegli si è sostituito al Padre nostro del mattino; il dover prendersi cura dei propri cari è stato soppiantato dalla ‘vicinanza’ virtuale di video-chiamate e social. Ogni intervallo è riempito da innumerevoli chat, ogni giornata assume senso soltanto se si è evitata una responsabilità o se il capo ci ha notati o se quello che si fa può essere postato (la nuova massima sembra essere “se non può essere postato, non esiste”).
Insomma, è tutto un distaccarsi dalla propria coscienza, un premeditato soffocare il rigetto verso questo mondo. Viviamo ogni giorno in un Truman-show, in cui tutto è accettabile se approvato dall’influencer di turno, anche se abietto. 
 Abbiamo perso l’ebbrezza della sfida con se stessi, quella che sola eleva e dà senso e dignità alla vita, delegando la nostra coscienza alla routine, di cui accettiamo le regole che ci impongono solo operatività ed efficienza. 
La pena?! essere etichettati come irresponsabili o straccioni. 
La coscienza di questo desolante panorama si traduce in un unico imperativo: testimoniare il nostro eroico dissenso, che è qualità, dignità, chiarezza, integralità, onore e fedeltà. Testimoniare è il nostro unico riconoscimento. 
Testimoniare per saper vivere nel mondo  senza cedere ai suoi ricatti, per dare un’alternativa a chi ancora ha il coraggio di credere, a chi ancora, di fronte alla mediocrità del materialismo dei diritti civili e delle serie TV, sa rispondere istintivamente: «questa vita non farò».
Di fronte a tale mancanza di senso, rispondiamo con la luminosità di una vita votata al veramente Essere, alla crescita interiore che sola dà senso alla vita, perché l’unico senso della vita è quello di puntare sempre al Cielo.
Vogliamo essere la testimonianza vivente di un’alternativa a questo mondo fatto di schiavitù, ingiustizia e mediocrità: un altro tipo di vita è possibile e che il distaccarsi dalla massa, dal pensiero unico ed ignorante, sono solo punti di partenza, ma che bisogna volere davvero.
Ricorda: la vita è una militia sulla terra.
Ora che lo sai, non puoi più tirarti indietro: accetti la sfida?!