Kamala, se ci sei batti un colpo

275

Kamala Harris: pochi mesi fa tutto girava intorno a lei, non c’era notizia, evento e dibattito politico in cui non veniva tirata in mezzo, in cui non veniva richiesto il suo parere. Era lei il fulcro della campagna elettorale di Joe Biden, il simbolo del riscatto dei democratici americani dopo la “tirannia” del Tycoon Donald Trump.
Vista l’età di Biden e le numerose difficoltà mostrate durante la campagna elettorale -sia fisiche che mentali – la Harris aveva lentamente preso il posto di Biden nei comizi e nelle apparizioni pubbliche tanto che, alla fine, girava la battuta secondo cui fosse lei la vera candidata alle elezioni. Non tanto Biden2020, quindi, ma Harris2020&2024. Perché la carica di Vice Presidente, in America, è l’anticamera alla presidenza. Ma dopo tutte queste attenzioni, dopo il “trionfale” risultato alle elezioni e le tante promesse, che fine ha fatto Kamala Harris?
Non si sa. O meglio, il suo insuccesso e la sua inadeguatezza sono tali che pure lei ha deciso di defilarsi sempre più. Pesano su di lei, come su tutta l’amministrazione Biden, gli insuccessi in Afghanistan, in Medio Oriente, la mala gestione COVID19 e le figuracce del presidente nelle diverse visite internazionali, dal Papa ai reali inglesi.
E non è tutto, diversi scandali si sono susseguiti alla casa bianca nell’entourage della Harris, fra cui le dimissioni della direttrice della sua comunicazione e quelle di altre due assistenti per finire con la fuga della sua portavoce. Pure alla CNN, quinta colonna del partito democratico, si è palesemente scontenti del suo operato e del suo ruolo. Insomma, finché bisognava fare campagna elettorale andava tutto bene, ma una volta arrivati al governo Biden e la Harris si sono rivelati per quello che sono: tutto fumo e niente arrosto.
Un misero teatrino adatto a fare campagna elettorale ma incapace di governare una delle più grandi superpotenze del globo.

(Tratto da ilpost.it) – Kamala Harris sta girando a vuoto

È in carica da quasi un anno ma finora ha deluso le aspettative e ha pessimi sondaggi: diversi analisti si stanno chiedendo perché.

Negli ultimi tempi sui giornali americani sono usciti diversi articoli che certificano tutti la stessa cosa, con una serie di sfumature: la vicepresidente Kamala Harris non sta rispettando le enormi attese ed entusiasmi generati dalla sua nomina, in quanto prima donna e membro di una minoranza etnica a ricoprire la carica di vicepresidente, nonché erede politica annunciata del presidente Joe Biden, su cui circolano molti interrogativi riguardo a una possibile ricandidatura nel 2024, quando avrà 82 anni.

Il momento è così critico che a metà novembre Harris si è prestata a una rara intervista televisiva in cui ha dovuto smentire di essere stata sostanzialmente messa da parte dall’attuale amministrazione. «Sono molto, molto entusiasta del lavoro che abbiamo compiuto. Ma sono anche molto, molto consapevole del fatto che c’è ancora moltissimo da fare, e che lo faremo», ha detto a George Stephanopoulos di ABC News.

Diversi collaboratori e persone che appartengono al suo circolo ristretto hanno confermato che esistono tensioni latenti che stanno impedendo a Harris di portare contributi significativi all’amministrazione e più in generale di rendere al meglio delle sue possibilità, come peraltro testimoniato da alcuni recenti sondaggi. Oggi il tasso di popolarità di Harris è pari al 28 per cento, un dato bassissimo e peraltro inferiore di 10 punti rispetto a quello di Biden. In un corposo e informato articolo, CNN ha parlato con molti di loro per cercare di capire quali siano i motivi di questo stallo.

Molto ha a che fare con la carica di vicepresidente: per certi aspetti, un compito piuttosto ingrato. I vicepresidenti non hanno alcuna autonomia decisionale, nemmeno sui limitati temi che il presidente decide di affidare loro, e da loro la stampa e l’opinione pubblica si attendono una lealtà inflessibile alla presidenza, che in caso di qualche sgarro genera articoli e chiacchiere sulla scarsa coesione dell’amministrazione.

 

Il profilo di Harris era in qualche modo destinato a non incastrarsi perfettamente con Biden. Oltre a essere più a sinistra di lui su vari temi, «Harris è la prima vicepresidente in vari decenni che entra in carica con meno esperienza politica a Washington del suo presidente: trovare il ritmo giusto era difficile fin dall’inizio», notano i giornalisti di CNN Edward-Isaac Dovere e Jasmine Wright.

A peggiorare le cose c’è anche il fatto che Harris sia una donna e appartenga a una minoranza etnica: due categorie a cui soprattutto le tv e i giornali di destra richiedono standard politici e di comportamento praticamente immacolati. Durante una recente visita di stato in Francia, per esempio, Harris è stata molto presa in giro dai giornali di destra perché in alcune occasioni avrebbe accentuato alcune parole per fingere di avere un accento “francofono”. Fox News ha dedicato a questa storia moltissimi articoli e segmenti televisivi, ma la vicenda ha trovato spazio anche sui giornali più istituzionali.

CNN racconta che secondo diverse testimonianze Harris è consapevole del momentaccio che sta vivendo, e questo si riflette sulle sue apparizioni pubbliche, spesso legnose e ingessate. Soltanto durante una recente occasione Harris è sembrata tornare la leader carismatica ed entusiasmante apprezzata dall’elettorato Democratico: a una festa per il 30esimo anniversario dell’associazione per i diritti civili del noto reverendo Al Sharpton, in cui ha tenuto un discorso energico sui diritti civili e contro i Repubblicani che si oppongono alla loro espansione.