I figli del mondo moderno: il finto ribelle – di TNT Studenti&Dinamite

208
Questa rubrica ha come scopo quello di delineare i tipi umani che oggigiorno maggiormente popolano le strade. Ciò che scriviamo è frutto delle esperienze che quotidianamente facciamo e che si accentuano ancor di più attraverso le battaglie tra strade, scuole e lavoro, che portiamo avanti come Comunità.
Questi brevi e diretti testi hanno inizio con il nostro scritto riguardante l’epitaffio dell’imbecille, quel ragazzo che, andando dietro a false illusioni ed effimere “passioni”, diventando adulto, si è trovato sostanzialmente vuoto e, da morto, nessuno ne nota e sente la mancanza.
Con queste piccole descrizioni non vogliamo in alcun modo elevarci sopra un piedistallo e lanciare sentenze e giudizi, dato che è il nostro stesso percorso di ribelli che ci porta in modo naturale a confrontarci dentro noi stessi con questi comuni comportamenti per doverli, poi, estirpare.
Siamo consapevoli che la scalata per diventare dei veri Uomini ed Eroi non sia facile.
Ma anche queste piccole riflessioni sui “figli del mondo moderno” possono senza alcun dubbio aiutare tutti ad inquadrare ulteriormente meglio il percorso da intraprendere in noi stessi, per rivoluzionarci ed evitare di cadere sotto i colpi dei nostri errori.

Ricordate qualche mese fa, a Febbraio, sul palco dell’Ariston di Sanremo cosa accadeva? Sembrava un inno alla rivolta, alla gioventù, al ribaltamento degli schemi di potere e un richiamo al disordine sociale.

Ma aspettate… tutto ciò era sulla RAI!?

Suvvia! Non ricordate come i ‘Maneskin’ venivano definiti il simbolo di un cambiamento generazionale, nuova voce della ribellione della gioventù?

A parte i gusti musicali (che neanche disprezziamo), bisogna soffermarsi a riflettere come un canale istituzionale possa sventolare ai quattro venti un modello di “ribellione giovanile” in prima serata, in mondovisione, in una nazione in cui anche per mettere piede fuori casa c’è bisogno di un permesso governativo. Occorre ricordarlo: la TV è tutta pura finzione e, nella maggior parte dei casi, vale anche per i TG che vanno in onda su di essa.

Droghe, alcol, volgarità, violenze, blasfemia, risse. È questo il modello che il mondo moderno propone come “ribelle”?

In effetti, il ribelle – in un’epoca in cui gli uomini erano inni alla Virtù, alla bellezza e all’Ordine – è quell’individuo che adora il caos, il sovvertimento dell’Ordine Sacro e si spinge all’irresponsabilità, alla violenza fine a se stessa e non più orientata da ben determinati motivi guerrieri. Proprio per questo erano “ribelli”: ribelli a qualcosa di più grande. Persino il diavolo è in realtà un arcangelo che si ribella!

Ma noi, che ci definiamo RIBELLI D’ABRUZZO, abbiamo riconvertito questa definizione, in un tempo in cui Verità e Giustizia non interessano più a nessuno, ribellarsi a questo sistema e alla società che ne deriva è l’unica soluzione per costruire una vera alternativa a questo mondo moderno. Perché se in principio questa parola era negativa, con la vittoria e la dittatura di questo sistema, il Ribelle diventa colui che ne è tutto il contrario. Diventa colui che va contro le normali abitudini di questa società malata.

Negli scorsi articoli abbiamo descritto il tipo del ‘tiepido’ e dello ‘scalatore sociale’: figli di questo mondo quanto, appunto, il finto ribelle. Quest’ultimo spesso è maggiormente sensibile rispetto gli altri tipi umani che vi abbiamo già descritto, quindi capita che la sua “ribellione” scaturisca da un mix di emozioni, problemi, sogni e vocazioni che lo portano ad essere diverso dalla massa che lo circonda. In fondo, egli è come tutti una persona, diversa e unica da tutte le altre. La sua debolezza è nella poca volontà di afferrare la vita con vigore, per dirigerla verso più alte e vaste visioni, approfondendo e dando forma alla battaglia che dice di sentire.

Ciò lo schiaccia a tal punto che rinnega la sua natura, le sue stesse passioni e intuizioni, per assecondare un istinto animalesco – sicuramente più facile da raggiungere, anche perché ben predisposto dal sistema – all’insegna della perdita di coscienza, dell’annullamento di sé stesso.

Spesso, il finto ribelle è una pecorella docile e spaventata. È infatti solo in mezzo al gregge che si identifica, perché egli non ha coltivato posizioni e istinti realmente “ribelli”, lo è solo esteriormente, attraverso oggetti simbolici e slogan, che gli permettono di essere “riconosciuto” e quindi rendersi interessante nella massa.

È per questi motivi che il sistema crea delle valvole di sfogo che hanno il preciso scopo di svuotare questo tipo di persone dalle pressioni del mondo “adulto”, di illuderle, di farle evadere e di renderle cieche e sorde.

È così che nasce il finto ribelle. Egli pensa che queste azioni e comportamenti lo rendano speciale, diverso e, in alcuni casi, migliore. Egli è disorientato e indeciso, e nella sua confusione dimentica che agendo in tal modo non fa altro che il gioco del sistema, come una pedina su di una scacchiera, limitando la sua vita ad una reazione incosciente, intestinale, orizzontale (cioè non orientata verso una elevazione di sé stesso). Il finto ribelle è un imitatore.

Rendendoci più liquidi, senza carattere e privi di coscienza, siamo, per il sistema, più manovrabili, diventando noi stessi le marionette nelle mani dei cosiddetti “potenti”. Se si pensasse alle baby gang, ai movimenti lgbtq+, agli emo, agli anarchici, ai writers, ai bambini (altro che adolescenti!!) in coma per alcool e droga (principali introiti sporchi di sangue del sistema), si avrebbe un’immagine plastica di quanto misero sia lo stile di vita di tutti questi finti ribelli, che portano tutto all’estremo, esagerando per annullarsi, distruggendosi per dimenticare in molti casi la lucida condanna della Coscienza alle proprie azioni, in altri per vivere nella sregolatezza di chi una Coscienza ed un cervello non li ha mai sviluppati.
 

Dunque, in realtà, il finto ribelle, non è altro che una delle tante facce che compone l’attuale esistenza di una persona.

Come abbiamo detto, siamo pervasi ogni giorno dall’esistenza moderna. La vita ci attraversa, ma sta a noi rispondere agli impulsi che il mondo ci manda.

Sta a noi conoscere i nostri limiti, le nostre vocazioni, difficoltà e slanci, per poterci ribellare all’omologazione e alle mille maschere che il figlio del mondo moderno usa e cambia di situazione in situazione e per poter tornare a essere e conoscere noi stessi e a vivere con onestà e coraggio, affrontando la vita come una palestra per migliorarci ed innalzarci. Crescere, in un mondo che ci vuole spenti e dormienti.