Il sentiero della vita Nobile | Rugby, uno sport vero

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Uscito su Raido n. 31

Siamo alla prima metà dell’Ottocento, nella Rugby University, in una piccola cittadina dell’Inghilterra.
La leggenda narra che durante una pausa, una delle poche nelle quali i puliti e diligenti studenti del College giocavano a qualcosa di simile al calcio, tale Williams Webb Ellis prese la palla in mano e cominciò a correre verso la porta, poco curandosi delle rigide regole.
Fu così che nacque il moderno gioco del Rugby. Fu da quest’episodio che nacque un gioco che coinvolge milioni di persone, in tutti e cinque i continenti della Terra.
Perché questo gioco solo all’apparenza cruento appassiona anche i primi spettatori e perché negli ultimi anni si sta divulgando a macchia d’olio anche in Italia, paese nel quale non c’è una forte tradizione rugbistica?
Non scriveremo qui del regolamento del Rugby o delle ultime partite della nazionale. Si cercherà piuttosto di esaltare le qualità che caratterizzano questo sport e gli strumenti che esso può offrire a chi ci si avvicina col giusto spirito.
E’ innanzitutto importante chiarire che non si tratta di qualcosa di mistico (come si può ben immaginare) né di qualcosa di organico per la crescita di un ragazzo, ma rappresenta sicuramente una disciplina sportiva tra le più belle ed educative; in secondo luogo siamo dell’opinione che molti altri sport, oltre al Rugby, se affrontati bene, siano un ottimo campo di crescita per un ragazzo. Il Rugby però a differenza di molti altri sport, rappresenta una delle poche “isole felici” nelle quali ciò che viene predicato a parole trova un fedele riscontro sul campo.
IMPERSONALITA’
Il Rugby è, prima di tutto, un gioco di squadra.
Se ci fate caso, quando guardate una partita di Rugby, sulle maglie dei giocatori, non è segnato, come in quasi tutti gli altri sport di gruppo, il nome sulle spalle, ma c’è solo il numero, che è specificamente assegnato ad un preciso ruolo, come una volta era per il calcio.
E’ importante quindi il ruolo che si svolge nella squadra e non la persona che ad esso è associata. I marcatori, quando si fa meta, raramente si lasciano andare a esultanze ed esplosioni di gioia eccessive, e passa in secondo piano chi abbia segnato rispetto al punteggio in campo. Ognuno in questo modo gioca solo e per forza per la squadra, imparando a rifuggire ogni forma di personalismo ed azioni isolate, che la maggior parte delle volte a nulla portano, se non a regalare il gioco agli avversari e penalizzare la propria squadra.
Anche il “pacchetto” di mischia, di per sé, in un certo senso annulla la persona che ne fa parte, pur essendo ognuno fondamentale al suo interno, per unire le forze e battere unitamente l’altra mischia.
Se uno cede, cedono anche gli altri.
Anche dal punto di vista estetico, richiama alla mente una forte idea di compattezza ed unione, di qualcosa di indissolubile. Non è forse simile, in piccolo, alla testuggine romana?
ONORE E RISPETTO
Nel Rugby, come in ogni altro sport, il rispetto lo si conquista sul campo.
Degno d’onore avversario è il giocatore, che pur essendo inferiore tecnicamente agli altri, non guarda al risultato finale, ma pensa unicamente a dare il massimo e a combattere fino all’ultimo istante. Rispetto ed onore sono parole che nel rugby, come nella vita, vanno di pari passo.
Si rispetta chi si comporta con onore.
Si può facilmente dire che il rispetto sta alla base di questo sport. Rispetto per chi? Per cosa? Innanzitutto per se stessi, per gli avversari (e non nemici) e per l’autorità rappresentata dall’arbitro. Lo si può ben vedere a fine partita, il rispetto, nel momento dei ringraziamenti e dello scambio reciproco di saluti da parte delle due squadre, che non portano mai con sé rancore o strascichi.
Il rispetto si dà e si riceve: il modo migliore per portare rispetto è dare il massimo delle proprie possibilità in campo, anche se si sta vincendo di gran lunga, evitando inutili ed ipocriti pietismi, che, al contrario, sono spesso segno di non rispetto, quasi di un sentirsi superiori agli altri.
Non ci si lamenta mai per una ferita e non si simulerà mai un fallo, perché si rischierebbe di abbandonare il proprio ruolo e dare così la possibilità di un attacco vincente agli avversari. Le medicazioni avvengono in campo, e solo per cose strettamente opportune, e mai si ferma l’azione per un giocatore a terra. Spesso quando vedete un giocatore che esce dal campo è solo per medicarsi e talvolta per “cucirsi” le ferite, o tamponare la fuoriuscita di sangue.
Chi ha discussioni in campo, le risolve in campo. Il “ci vediamo a fine partita” non esiste nel Rugby. La “guerra” inizia col fischio d’inizio e finisce col fischio finale. Finita la partita, ci si va tutti a prendere una birra insieme, nel famoso 3° tempo. La squadra che ospita, offrirà all’altra formazione da bere e mangiare, e lo stesso trattamento sarà offerto nella partita di ritorno dagli avversari.
Il rispetto, quindi, non a parole come da molte altre parti, ma nei fatti, sia verso la squadra avversaria che verso l’arbitro. E’ quest’ultima una figura incontestabile in campo, in quanto visto come creditore, come qualcuno che presta umilmente un servizio alle squadre, e fa quanto nelle sue possibilità per assolverlo al meglio. Le uniche parole concesse al suo indirizzo (dal solo capitano) sono di spiegazione, e mai di discussione per la decisione che ha preso. Qualsiasi forma di protesta è infatti penalizzata spostando la punizione avversaria 10 metri più avanti.
Il pubblico, poi, è sempre mescolato con quello avversario. Non si fischia né durante una punizione avversaria, né durante l’inno altrui. I bei gesti vengono sempre applauditi, da una parte e dall’altra, e importante è sostenere la propria squadra, senza insulti o cadute di stile.
SACRIFICIO
Chiunque pratichi un’attività sportiva, sa che per riuscire al meglio deve sacrificare tempo, fatica, denaro e parte di sé.
Si potrebbe dire che il talento e la voglia di fare, sono niente se non sono uniti al sacrificio. E’ questa infatti la componente che ci permette, in qualunque ambito, di migliorarci, ed è grazie a questo valore che si passa ad un gradino superiore, in ogni ambito.
Nel Rugby, come in tutti gli sport di squadra, c’è un fattore in più: non si gioca da soli e il sacrifico viene ad avere una valenza in più, essendo questo non esclusivamente per se stessi ma, unito a quello degli altri, indirizzato per il bene della squadra, per il bene di qualcosa che va oltre se stessi. E’ solo con il sacrifico che si vedono risultati migliori e si fa un salto di qualità.
Quello che si è voluto trasmettere con questo articolo non è solo una mera descrizione di questo sport, ma è la ricerca e l’individuazione di quei valori che disciplinano il nostro essere e che vorremmo caratterizzassero la nostra intera esistenza. Il rugby rappresenta sicuramente, almeno in minima parte, un piccolo risveglio interiore per quei valori, come l’Onore, il Sacrificio e la Lealtà, che noi auspichiamo caratterizzino la nostra esistenza e forgino il nostro carattere.
Come ebbe a dire Starace, “…il giuoco del Rugby, sport da combattimento, deve essere praticato e largamente diffuso tra la gioventù fascista”