Il paradosso del vitalizio

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I politicanti che si scagliano contro i vitalizi forse non sanno che essi sono uno dei pilastri della democrazia parlamentare, introdotti dalla rivoluzione francese partendo da una semplice constatazione. Il tipo di uomo che avrebbe governato di lì in avanti, infatti, sarebbe stato facilmente corruttibile, quindi per farlo ben governare e legiferare sarebbe bastato (secondo loro) donargli delle prospettive economiche talmente rosee da non fargli sembrare più appetibile sfruttare il potere e il ruolo per affari e tornaconti personali.
Fino a quel momento la reggenza delle istituzioni, per principio, era in mano alla nobiltà; essa, al netto della decadenza subita nei secoli precedenti, ricopriva comunque questo ruolo per un senso del dovere (ma soprattutto di onore) nei confronti di Dio, da cui lo aveva ricevuto, e del popolo, che era sotto la sua responsabilità.
Prendersi cura della cosa pubblica era quindi un’arte che veniva tramandata all’interno delle famiglie reali e nobiliari, un impegno molto simile a quello che hanno i genitori nei confronti dei figli. Chiaro è che questa posizione era il più delle volte anche accompagnata da una forte agiatezza economica, se non da una vera e propria ricchezza, che però spesso derivava dai possedimenti familiari e dalla gestione di essi.
Senza entrare nel merito dei singoli casi storici, quello che vogliamo sottolineare è come i giacobini abbiano dovuto ricorrere al vitalizio, come ad altri benefit, per l’intrinseca ammissione di avere a che fare con un tipo umano inferiore a quello precedente. Anche uno stupido può arrivare a capire che l’espressione della maggioranza non può che essere la peggiore possibile: in ogni comunità e società è naturale che i migliori siano una minoranza, è lo stesso principio per cui dove c’è quantità non può esserci qualità. 
Nella maggioranza di un popolo risiede quella parte più legata al proprio tornaconto personale, meno capace di concepire il bene comune e l’impersonalità. Pertanto, quella parte di popolo, una volta ottenuta la possibilità di scegliere chi governa e chi legifera, lo farà appunto secondo logiche del tutto personalistiche e utilitaristiche, e non secondo Giustizia e Verità; voterà chi promette quello che conviene a lui, e non quello che è meglio.
Questo è uno dei motivi per cui la democrazia è la peggiore forma di governo e, come disse chiaramente Platone, precede inevitabilmente la tirannia.
Va da sé che la classe dirigente espressa da un sistema democratico non potrà che essere la peggiore possibile: frutto di accordi, promesse, pruriti, bramosie, interessi, affari. Questa insomma è la realtà politica per cui i fondatori della democrazia parlamentare hanno previsto il vitalizio come effimera tutela del sistema dalla natura stessa dell’uomo moderno, dopo che questo tipo d’uomo era stato volutamente e pazientemente creato a tavolino…
Oggi, dagli stessi propugnatori del sistema democratico e parlamentare, assistiamo alla battaglia contro i vitalizi, quindi contro uno dei fondamenti della stessa democrazia parlamentare. E’ un paradosso enorme come quelli a cui l’epoca contemporanea ci ha abituati quotidianamente: continue entropie che generano inevitabili incoerenze e cambi di rotta da parte di chi partecipa al giochino elettorale, nell’inseguimento continuo del consenso.
Molti di loro sono degli inconsapevoli burattini che, ben instradati da qualcuno che li manovra nell’ombra, prendono a picconate le fondamenta dello stesso castello di carte su cui si sono rapidamente costruiti una carriera destinata, come già vediamo, a crollare miseramente per far posto al successivo illusorio edificio.
Alla luce delle attuali costrizioni e restrizioni motivate dalla pandemia, questa battaglia contro i vitalizi ormai passata di moda, e per certi versi anche vinta, assume un significato nuovo come piccola o grande componente di una fase preparatoria per la nuova classe dirigente, quella che sorgerà dalla cosiddetta emergenza sanitaria, pulita anche da questo “peccato originale” e salvatrice del mondo a suon di vaccini e regole liberticide. La tirannia prevista da Platone sembra perfettamente attuarsi.
Per chi non si arrende alle menzogne del Mondo Moderno e vuole combattere le sue metastasi, resta solo la scelta di rifiutare le logiche parlamentari e democratiche delle finte contrapposizioni, delle guerre tra poveri e della logica “bastone e carota” con le quali stanno ancora una volta imbrigliando i popoli. 
L’illusione di togliersi due spicci di tasca, mentre fanno finta di concederti quello che poco fa era la normalità, non ha presa su quei pochi che sono rimasti ancorati ben saldi alla Tradizione e ai principi, e che quindi hanno una prospettiva ben più ampia di due anni di epidemia globale, o di 200 anni di governo del quarto stato.