Kazakistan, la longa mano USA

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Mentre i mass media occidentali hanno già decretato chi siano i buoni e chi i cattivi, è bene fare un passo indietro e cercare di capire cosa stia davvero succedendo in Kazakistan. Le proteste esplose in questi giorni, partite da operai licenziati in massa e inacerbatesi per via del rincaro del prezzo del GPL, stanno portando ad una grave e profonda destabilizzazione del paese, con tutta la classe politica in difficoltà e l’utilizzo dell’esercito per fermare rivoltosi violenti e una quasi incontrollabile escalation di violenza. La stampa occidentale si è già chiaramente schierata a favore dei manifestanti, sottolineando come il governo kazako sia corso ai ripari schierando l’esercito e chiedendo l’intervento delle forze armate russe e bielorusse. Una scelta necessaria, visto che le sole forze kazake non riuscirebbero a contenere delle proteste violente che rischiano di portare alla catastrofe proprio come è successo anni fa con le primavere arabe e le famose rivolte in Ucraina.
Tutte mosse strategiche e politiche portate avanti dagli americani che a poco hanno a cuore la stabilità dei paesi presi di mira, ma puntano a creare caos al confine con la Russia e nel cuore di quell’Eurasia che di anno in anno si fa sempre più compatta. Che sia o meno presente la longa mano Americana, bisogna d’altra parte guardare con estrema attenzione agli sviluppi della situazione in Kazakistan. Infatti tutti i paesi che hanno subito, più o meno sottilmente, queste operazioni di regime change, (Siria, Libia, Ucraina, Tunisia, Egitto, Libano e Iraq) sono poi piombati nel più completo caos con guerre civili che continuano tutt’ora e la morte di centinaia di migliaia di innocenti.

www.ansa.it – Tokayev respinge ogni ipotesi di mediazione e promette ‘l’eliminazione’ di quelli che ha definito ‘i banditi armati’ accusati di aver istigato le manifestazioni violente.

Il presidente kazako, Kassym-Jomart Tokayev, ha respinto oggi ogni ipotesi di mediazione per mettere fine alle violenze nel Paese e ha promesso “l’eliminazione” di quelli che ha definito “i banditi armati” accusati di aver istigato le manifestazioni violente. Tokayev ha aggiunto di avere autorizzato la polizia ad aprire il fuoco “senza avvertimento”.

“Ci sono stati dall’estero appelli alle parti a negoziare per una soluzione pacifica ai problemi – ha detto Tokayev in un discorso televisivo alla nazione -.

Che sciocchezza! Come si può negoziare con criminali e assassini?”.

Secondo il presidente, infatti, i disordini sono stati provocati da “20.000 banditi” che hanno preso d’assalto Almaty, la ex capitale e più grande città del Paese.

Tokayeva ha poi ringraziato il presidente russo Vladimir Putin per avere risposto prontamente al suo appello inviando in Kazakhstan truppe per aiutare a sedare la rivolta nell’ambito del Trattato di sicurezza collettiva (Csto), di cui fanno parte varie Repubbliche ex sovietiche.

Il Kazakhstan “sta adottando una serie di misure per contrastare il terrorismo e per difendere la stabilità”. La Cina, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri Wang

Wenbin, “sostiene tutti i suoi sforzi per risolvere la situazione e si oppone con forza alle forze esterne che incitano alla violenza e al caos nella regione”. Quale “Paese vicino e partner strategico globale, la Cina è disposta a offrire tutto il supporto necessario” per aiutare il Kazakhstan “a superare le recenti difficoltà”, ha aggiunto Wang nel briefing quotidiano.

“Alcuni attori stranieri stanno traendo vantaggio dalla situazione tentando di provocare disordini e instabilità nel Paese”. Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran Saeed Khatibzadeh commentando la situazione in Kazakhstan che Teheran considera “una questione interna”. Definendolo “Paese amico e fratello”, il funzionario iraniano ha affermato che “stabilità e sicurezza sono di particolare importanza per il Kazakhstan e per questo motivo ci auguriamo che il processo per ristabilire la pace in quel Paese si compia nel modo più rapido possibile”.

Stamattina il ministero kazako degli Interni ha comunicato che “26 criminali” sono stati uccisi e 18 feriti nei giorni di disordini. Nel comunicato si specifica che tutte le regioni del Kazakhstan sono state “liberate e poste sotto maggiore protezione” con 70 checkpoint installati nel Paese.  

“Seguo con grande inquietudine” quanto sta accadendo in Kazakhistan. Bisogna garantire la sicurezza dei cittadini, invito tutte le parti alla moderazione. L’Ue è pronta a dare il suo aiuto”. Lo ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

Aggiornamento telefonico sulla situazione in Kazakhstan tra l’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, e il ministro degli Esteri kazako, Mukhtar Tileuberdi. “Ho espresso la disponibilità dell’Ue a sostenere la riduzione dell’escalation e la stabilità, continueremo a seguire da vicino la situazione”, scrive in un tweet il capo della diplomazia Ue, ribadendo che “è importante che siano garantiti i diritti e la sicurezza dei civili”.