Rigenerazione Evola | Il mistero dei “dischi volanti” (seconda parte)

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Tratto da RigenerazionEvola


Secondo articolo di Julius Evola pubblicato sul settimanale milanese “Meridiano d’Italia” sul fenomeno dei dischi volanti: dopo il primo, uscito nel novembre 1954 col titolo originario di “I dischi volanti non sono palle a folgore” , vi presentiamo oggi lo scritto successivo, uscito nel mese di dicembre, intitolato “La verità sui dischi volanti – attendiamo che cadano”. Evola, nel trattare il fenomeno, si mantiene sempre su un piano strettamente cronachistico e “scientifico”, ritenendo che sarebbe stato “andare troppo lontano” far entrare in questione “un potere addirittura superfisico“. Eppure, come vedremo, è proprio su quel piano che si potrebbe risolvere la questione che il barone stesso lasciò da parte, giudicandola “prematura: quella della finalità dell’apparizione dei dischi“.

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di Julius Evola

tratto da “Meridiano d’Italia” il 19 dicembre 1954

Nel precedente articolo abbiamo riferito alcuni punti che, circa i dischi volanti, sono stati accertati da un apposito centro di ricerche del servizio segreto delle forze aeree americane, creato fin dal 1949. Per completare, aggiungeremo i seguenti particolari.

Un esempio di “sigaro volante”

1) I cosidetti “sigari volanti”, in buona parte dei casi sono, di nuovo, dei dischi. Un disco che s’inclina volando da il profilo di una ellisse sempre più allungata, apparendo appunto come un “sigaro”, fino ridursi a un semplice tratto quando vola completamente di taglio. In quest’ultimo caso se il disco si trova a grande altezza, può sembrare che esso scompaia, che si smaterializzi a un tratto, come è stato riferito da vari osservatori. Però vi sono casi a cui questa spiegazione non si applica. Ad esempio, secondo l’avvistamento a radar fatto da un bombardiere sul Golfo del Messico, dei dischi si sono fusi con un soggetto oblungo a “sigaro”, assai più grande, che poi raddoppiò la velocità e scomparve. Fuori dalle forze aeree, si è pensato, a tale riguardo, a una “nave portadischi dello spazio” da cui i dischi potrebbero essere lanciati in missione o ricognizione.

2) La velocità dei dischi, calcolata anche col radar, può raggiungere e superare le 7000 miglia orarie. Sono poi state osservate virate, curve, improvvise inversioni di rotta, ascese istantanee quasi verticali, tali che nessun aereo finora costruito saprebbe compiere.

3) Ove si fosse costretti ad ammettere che i dischi sono delle macchine, quasi tutti i dati riferiti dagli osservatori potrebbero essere spiegati in base alle teorie esposte da Wilbur B. Smith, scienziato messo a capo di un ufficio per una ricerca segreta sui dischi che anche il Canada ha istituito. Secondo lo Smith i dischi possono essere azionati da un sistema elettrostatico di propulsione, basato su di una provocata e regolata caduta di potenziate dei campi magnetici atmosferici. Potrebbero essere costituiti da una parte o cabina centrale immobile, termicamente isolata, contenente strumenti per la guida a distanza, per registrazioni automatiche radio, televisive ecc., e poi da un anello rotante atto a surriscaldarsi e a divenire incandescente, tanto da produrre i colori e i trapassi di colore delle luci più spesso osservati nei dischi. Colori diffusi, simili a luci boreali, potrebbero provenire da “aloni di scarico”.

Accettando un tale ordine di idee, escluso dunque che i dischi siano armi segrete russe o americane, ammesso che siano delle macchine, è evidente che si va incontro all’ipotesi interplanetaria. Le forze aeree americane hanno fatto una dichiarazione abbastanza sorprendente, in questi termini: “Alcuni esponenti delle nostre forze aeree ritengono che può trattarsi di certi fenomeni naturali a noi del tutto sconosciuti. Ma se ciò che molti osservatori competenti hanno riferito è esatto, ossia che i dischi compiono manovre ben controllate, allora l’unica ipotesi possibile è che si tratti di mezzi interplanetari“.
A nessuno sfuggirà la gravità di un tale riconoscimento, ed è questo il punto in cui si finisce in un vicolo cieco, perché ciò che da un lato sembra imporsi per induzione, altre considerazioni sembrano andare a escluderlo.

La questione circa la possibilità che Marte o altri astri siano abitati è controversa, e qui la lasceremo da parte. Teniamoci invece a considerazioni positive per quel che riguarda direttamente i dischi.

Anzitutto se anche in America sono già corse storie circa esseri dello spazio atterrati, perfino con relative fotografie, l’accennato centro di ricerche del servizio segreto non ha dato conferma per nessun caso del genere che sia stato davvero controllato. Sì tratta di burle o di mistificazioni. È poi escluso che, sui dischi si trovino esseri simili a noi, perché nessuno sopporterebbe le accelerazioni derivanti dalla velocità fantastica dei dischi, dalle loro manovre, dalle loro strettissime virate. Restano dunque due ipotesi:

che i dischi siano telecomandati, avendo a bordo soltanto una specie di robot, e vengano lanciati a scopo di ricognizione (si è anche accennata l’ipotesi di una nave stratosferica “portadischi”); ovvero che su di essi si trovino esseri viventi di una costituzione radicalmente diversa dalla nostra, perfino come costituzione cellulare.

Non vi è ragione di escludere a priori la seconda ipotesi (che si dovrebbe anche tener presente, quando si considera la possibilità che altri pianeti siano abitati). Però non si deve andare a finire addirittura nel fantastico, anzi nel sovrannaturale, in effetti, qui conviene considerare la grossa pietra d’inciampo che, malgrado tutto, incontra tutta la faccenda dei dischi.

Si è che di dischi non ne è mai caduto nessunoDato il numero degli avvistamenti, il calcolo delle probabilità fa escludere che dei dischi siano sì caduti, ma siano andati a finire tutti in mare o su aree deserte. Ebbene, nemmeno dei dischi a palla di fuoco, cui si è accennato nel precedente, articolo, scoppiati nei cieli del Nuovo Messico, squadre appositamente inviate sul luogo hanno potuto trovare parti, frammenti o schegge. È stato spesso riferito il caso del capitano Mantell, partito con un turboreattore alla caccia di un disco e trovato sfracellato al suolo col suo apparecchio. Vi è anche un altro caso di una catastrofe misteriosa di un aereo di linea sul lago Michigan. Se fosse avvenuta una collisione, si sarebbe dovuto trovare sfracellato anche il disco, il che non è avvenuto. In breve: se si tratta di un mezzo meccanico, anche perfettissimo, è inconcepibile che esso sia al riparo di qualsiasi guasto, di qualsiasi incidente, di qualsiasi catastrofe – specie poi se si immagina che i dischi vengono da circostanze siderali, in un ambiente nuovo, come quello dell’atmosfera terrestre. Questa invulnerabilità non può appartenere a una semplice macchina, ma a qualcosa in cui entrasse in questione un potere addirittura superfisico. E ciò, davvero, è andare troppo lontano.

Così, dopo avere riferito tutto quello che una indagine – seria intrapresa non da privati o da giornalisti bensì dal governo di una grande potenza ha accertato circa i dischi volanti, una parola definitiva malgrado tutto non la si può dire. La si potrà dire solo quando, fuor da ogni mistificazione possibile, un disco o i rottami di un disco li avremo sulla terra. E allora si potrà affrontare anche un’altra questione, che qui abbiamo deliberatamente lasciata da parte, perché prematura: quella della finalità dell’apparizione dei dischi.