Cuore di Suino e microchip nel cervello: Benvenuto futuro!

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Pochi giorni fa è stato trapiantato nel petto di un essere umano un cuore di suino geneticamente modificato, la dichiarazione dei medici? “Per ora funziona”. Dopo il microchip da impiantarsi nel cervello studiato dai laboratori di Elon Musk, dopo il social credit cinese e la carne sintetica in provetta, ecco che la scienza del mondo moderno ha superato ogni possibile visione fantascientifica: gli organi animali geneticamente modificati da impiantare nel corpo di uomini e donne. È la trama perfetta per l’inizio di un film sci-fi splatter, in cui mezzi ibridi uomo-animale assaltano cittadine isolate dell’America profonda, un’idea nuova rispetto al classico motivo degli zombie che ormai hanno stufato. Eppure questa volta è la triste realtà. Ed ancora più triste è il fatto che la maggior parte delle persone hanno festeggiato questo avvenimento come l’ennesimo successo della “Scienza”, entità ormai venerata come nuova divinità salvifica, capace di migliorare le nostre ormai pigre vite.
Cosa meglio di un maiale, allora, per rappresentare quell’umanità indolente, pingue, lassista e vorace che di giorno in giorno sta prendendo il sopravvento sulle persone sane?! Ed è infatti proprio il cuore di un suino (donatore volontario di organi?), ad essere stato scelto dagli scienziati per essere geneticamente modificato in laboratorio e impiantato nel corpo di David Bennet, un signore americano di 57 anni. Questa orribile pratica, perfezionata negli Stati Uniti d’America, si chiama Xenotrapianto e prevede l’utilizzo di organi animali che, adeguatamente manipolati in laboratorio, vengono poi inseriti in ospiti umani. I primi tentativi furono svolti addirittura negli anni sessanta, quando si provò ad impiantare in essere umani organi di scimpanzé, (gli ipotetici antenati della stirpe umana). Tutti tentativi falliti, infatti i pazienti morirono uno dopo l’altro, non durando più di nove mesi.
La direzione che il mondo moderno sta prendendo nelle sue fasi terminali è sempre più che chiara, e fra le sue numerose perversioni il transumanesimo è ormai una cultura diffusa, accettata e sostenuta dalla maggior parte della popolazione. L’idea è quella di migliorare l’uomo, di modificarlo geneticamente e roboticamente per “ottimizzarne” le prestazioni. Il dilagare di quest’ultima umanità depravata deve trovare un argine, un nemico irremovibile e granitico in coloro che perseguono la Via della Tradizione. Questi Uomini e Donne devono combattere contro ogni perversione, contro ogni scorciatoia, contro ogni degenerazione senza mai abbandonare la trincea della Verità.

(Tratto da lastampa.it) – Primo trapianto con un cuore di maiale geneticamente modificato a uomo di 57 anni. Il medico: “Per ora funziona”

Primo trapianto di successo del cuore di un maiale geneticamente modificato su un uomo. Si tratta di David Bennett Sr, 57 anni, residente in Maryland. L’operazione, scrive il New York Times, è durata otto ore ed è stata eseguita a Baltimora. Il nuovo organo “crea il battito, crea la pressione, è il suo cuore”, ha detto il dr. Bartley Griffith, direttore del programma di trapianti del centro medico, autore dell’intervento. «Funziona e sembra normale ma non sappiamo cosa succederà domani, non è mai stato fatto prima», ha aggiunto.

L’uomo in questione aveva una malattia cardiaca che lo metteva in pericolo di vita. La potenziale svolta potrebbe portare un giorno alla fornitura di organi animali da trapiantare nei pazienti. Lo scorso anno circa 41.354 americani hanno ricevuto un organo trapiantato, un rene per oltre metà di loro, secondo la United Network for Organ Sharing, una non profit che coordina gli sforzi nazionali per procurare organi. Ma c’è una grande carenza, tanto che circa una decina di persone nella lista muore ogni giorno. Gli scienziati hanno lavoro febbrilmente per sviluppare maiali i cui organi non siano rigettati dal corpo umano e la ricerca ha accelerato nell’ultimo decennio grazie alle nuove tecnologie di editing e clonazione genetica.

Lo xenotrapianto, il trapianto di organi dagli animali all’uomo, è una sfida iniziata quasi sessant’anni fa. Nel XVII secolo c’erano stati i primi tentativi di usare sangue animale per le trasfusioni ma solo nel 1963 il medico americano Keith Reemtsma impiantò il rene di uno scimpanzé in un uomo di 44 anni. L’intervento pero’ non ebbe successo e pure in quelli successivi, fatti usando anche fegato e cuore prelevati a babbuini o scimpanzé, il paziente più fortunato visse 9 mesi. Nel 1984 un gruppo di chirurghi della Loma Linda University della California tentò il trapianto di un cuore di babbuino in una neonata, ricordata come Baby Fae. Stephanie Fae Beauclair, questo il suo nome, era un bambina americana nata con la sindrome del cuore sinistro ipoplasico: il trapianto fu un successo anche se morì dopo tre settimane per una crisi di rigetto e complicazioni renali e cardiache.

Nell’ottobre scorso alcuni chirurghi a New York avevano trapiantato il rene di un maiale geneticamente modificato in una persona cerebralmente morta. Attualmente, come dimostra il trapianto di cuore di Baltimora, si ritiene che il maiale sia l’animale più indicato per trapiantare organi sull’uomo, in quanto meglio compatibile dal punto di vista anatomico e fisiologico. I suini riducono il rischio della trasmissione di virus perché è possibile creare maiali privi di quasi tutti gli agenti potenzialmente pericolosi per l’uomo, con la sola eccezione dei retrovirus porcini. I suini offrono il vantaggio di esser facili da allevare e gli organi, trapiantabili da cellule staminali pluripotenti del paziente, raggiungono le dimensioni adatte al trapianto in un corpo umano in appena sei mesi. Poiché l’organo trapiantato è autologo – cioè composto dalle cellule del paziente – il paziente non dovrebbe assumere farmaci immunosoppressivi potenzialmente dannosi.