Vires VS Virus • pillole tradizionali contro il contagio della paura – 19

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«Il Rumore ci difende da stupidi rimorsi, da scrupoli disperanti, da desideri irraggiungibili. Noi vogliamo, infine, fare di tutto l’universo un rumore».
(Le Lettere di Berlicche, C.S. Lewis – ed. Mondadori)
Berlicche spiega all’aspirante Diavolo Malacoda come il rumore sia loro alleato verso la conquista dell’uomo e un eccezionale rimedio per coprire la voce dei sensi di colpa proveniente dall’animo umano.
Non sorprende il fatto che il Diavolo preferisca il rumore al silenzio e alla musica. Allo stesso modo egli predilige il caos all’ordine e le tenebre alla luce. Negli uni e negli altri si riflettono rispettivamente i mille volti del Male e del Bene. Berlicche è consapevole di appartenere al primo fronte, perciò dichiara inequivocabilmente che «musica e silenzio: li detesto mortalmente tutt’e due! […] Le melodie e i silenzi del Cielo verranno infine soverchiati dai gridi».
Su questo piano l’azione del Diavolo è stata molto efficace. Il rumore, di cui esso è portatore, si è amplificato a tal punto da arrivare così vicino all’uomo da entrarvi dentro. 
Inoltre peccato e rumore sono da sempre legati: il peccato è una deviazione, una distrazione, allo stesso modo anche il rumore è una distrazione. Ciò da cui il Diavolo vuole distrarre l’uomo è dall’assunzione di consapevolezza, in definitiva vuole impedirgli di pensare. Pensare a se stesso, alla propria condizione umana e al senso della propria esistenza che è quello di rinnegare il Diavolo e cercare Dio.
Non a caso la musica e il silenzio fanno parte della dimensione sacra e solenne degli ambienti e dei riti religiosi. Con l’unica accortezza che non tutta la musica è uguale e che anche la più sacra delle musiche, se suonata fuori luogo, può diventare rumore. Al contrario, il rumore opprime sempre la dimensioni spirituale dell’esistenza, negando le occasioni di meditazione e raccoglimento. 
Il mondo moderno, malato di inquinamento di ogni tipo, soffre di quello che è definito inquinamento acustico. Un modo nuovo di chiamare il rumore, pienamente in linea con la necessità di pulirsi la coscienza scaricando su qualcun altro (in questo caso la “società”) le responsabilità di qualcosa che in primis deve cambiare in ciascuno.
Di pari passo con gli altri “inquinamenti”, quello rumoroso è sempre più pervasivo fino ad arrivare nei propri pensieri. L’esposizione continua ai rumori, il proliferare di fonti rumorose e l’assenza di difese naturali rappresentano problemi per il corpo e lo spirito.
Si è però arrivati al punto che il rumore perpetuo è per l’uomo moderno un conforto così che egli rifiuta il silenzio e alimenta il rumore, come schiavo di una dipendenza. Più che una droga il rumore è lo strumento di un’ipnosi a cui ciascuno, in misura variabile, è ormai soggiogato.
Nel rumore si vive male e perciò occorre trovare riparo da esso, rifugiandosi nella musica e nel silenzio e facendo di quest’ultimo la propria voce.
«Il mondo degli uomini altro non sembra che follia, grigiore racchiuso dentro se stesso. E pensare che lo si reputa vivo soltanto perché è caotico e rumoroso» (Walter Bonatti)