Vires VS Virus • pillole tradizionali contro il contagio della paura – 20

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«Devi fargli sentire che è lui che sta trovando la sua propria altezza, che codeste persone sono della sua specie, e che, capitando fra loro, è venuto a casa sua. […] L’idea di appartenere a un circolo chiuso, di far parte di un segreto, è molto dolce al suo palato. Pizzica quel nervo».
(Le Lettere di Berlicche, C.S. Lewis – ed. Mondadori)
L’esperto diavolo Berlicche indica al giovane Malacoda i punti deboli dell’animo umano sul quale lavorare per avere la meglio.
L’orgoglio borghese di appartenere a un gruppo ristretto, alla cerchia dei migliori, alimenta la superbia di collocarsi legittimamente al posto che si pensa spetti di diritto. 
Il proprio gruppo è considerato il centro di ogni cosa e tutti gli altri sono classificati e valutati in rapporto ad esso. L’uomo crede di essere lì per meriti e di trovarsi tra pari mentre invece è solo per concessione altrui.
Per questo, quando l’uomo passa dal proprio gruppo al resto della società la troverà inadeguata, non all’altezza delle proprie necessità. Da questo contrasto fra un ambiente e l’antro il Diavolo fa nascere la convinzione che siano due gruppi incompatibili e opposti, in conflitto fra di loro.
Dal particolare al generale, l’appartenenza a un gruppo piuttosto che a un altro determinerà il fronte più ampio in cui si rivendica di identificarsi. Tuttavia, l’uomo che prova orgoglio per la partecipazione a un gruppo ristretto non è pienamente consapevole di cosa si inorgoglisca. Semplicemente quello che alimenta il suo giovamento è l’idea di essere un privilegiato iniziato a un gruppo ristretto e chiuso.
Come nelle società criminali una persona non esiste in quanto tale ma in funzione dell’appartenenza a un clan, così nella società attuale l’uomo, prima di percepirsi come singolo, si considera in relazione al gruppo sociale a cui appartiene.
Per questo il gruppo si eleva a personalità astratta di riferimento ed esige omologazione da chi ne fa parte.
Il processo di identificazione in un gruppo, nel collettivo, piuttosto che nella propria dimensione individuale ha determinato un processo involutivo. Tale processo è legato al sovvertimento dell’ordine gerarchico e al disconoscimento di ogni autentica élite. Questo deperimento dei vincoli tra gruppi umani ordinati secondo gerarchia, ha precluso al singolo la possibilità di riconoscere il collocamento adeguato, di cogliere in definitiva il senso integrale e universale della propria personalità. 
Allo stesso modo, l’attitudine moderna a concentrarsi su questioni pratiche e materiali, ha distolto l’attenzione da ciò su cui dovrebbe orientarsi un vero ordine sociale: non in virtù delle realizzazioni economiche e mondane ma sul piano dei valori. L’uomo, perduto ogni punto di riferimento, si lascia trascinare dalla massa alla rincorsa di mode passeggere e all’appagamento di bisogni effimeri.
A ciò si aggiunge la diffusione di un atteggiamento ostile verso quelle personalità di caratura superiore, un meccanismo di emarginazione che, in nome della libertà, colpisce proprio chi in altre epoche avrebbe ricevuto obbedienza e subordinazione.
Per riportare ordine nei rapporti sociali bisognerebbe riscoprire l’autenticità della gerarchia. C’è bisogno di tornare a porre la persona, come entità reale e spirituale, prima della collettività, generalista e astratta.