A perderci è l’Europa

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Torna sanguinosa la guerra in Europa, e a perderci siamo tutti noi. Questo conflitto finirà senza veri vincitori né vinti, o almeno, senza vincitori né vinti nel Vecchio Continente, perché lontano (ma non troppo) qualcuno otterrà benefici a lungo termine dal nuovo clima che si è andato a creare in Europa. Cina, Stati Uniti e altre potenze regionali approfitteranno infatti, chi in un modo e chi in un altro, del conflitto russo-ucraino voluto fortemente non solo dalle élite ucraine ma anche dai falchi di Washington. Questa sanguinosa guerra non è altro che la naturale conseguenza di otto anni di aggressiva diplomazia americana sul suolo ucraino a danno della Russia, è la conseguenza di otto anni di bombardamenti sui civili in Donbass. Sarà difficile che si ricrei un clima sereno fra Russia e i paesi europei, per la gioia di diversi membri dell’Unione Europea che non aspettavano nient’altro che questo: una Russia allontanata come fosse un appestato. Isolata, la Russia si avvicinerà sempre di più alla Cina allontanandosi da quell’Europa di cui è una naturale parte storica, culturale, spirituale ed economico-politica. Non solo ci perderemo noi Italiani, con il prezzo del gas alle stelle e un grosso indotto del nostro export eliminato dalle sanzioni; ma ci perderà tutta l’Europa dei Popoli e delle Nazioni. Ci perderà ancora una volta l’Europa, sconfitta dalla sua piccolezza e dalla sua etica nichilista, ci perderanno gli Europei vassalli dell’America e della sua folle aspirazione di dominio del mondo.

(Tratto da tgcom24.it) – La guerra scatenata dalla Russia in Ucraina costa cara ai mercati.

Le Borse europee hanno segnato perdite tra il 3 e il 4%, mentre Wall Street ha recuperato nel finale con il Nasdaq in volata e il listino di Mosca è crollato con vendite pesantissime sui titoli di Stato, sia russi sia ucraini. Il gas è volato con una crescita oltre il 50%. In rialzo più cauto il petrolio e il grano, del quale Ucraina e Russia sono tra i principali esportatori mondiali. Lo spread Btp-Bund è invece sceso grazie ai segnali che la Bce potrebbe ora rallentare il percorso di uscita dai programmi di sostengo all’economia.

Milano è stata comunque la Borsa peggiore tra le principali in Europa con un calo finale del 4%, appesantita da gruppi come Unicredit (-13%) piuttosto esposti sul mercato russo, con Piazza Affari che ha bruciato 30 miliardi di capitalizzazione.

Vecchio Continente e Russia – Il listino di Francoforte ha segnato un calo del 3,9%, Parigi e Londra del 3,8%. Una pessima giornata, con 331 miliardi di euro “persi” dai primi 600 titoli del Vecchio Continente. Molto peggio è andata per la Borsa di Mosca che è crollata di oltre il 30%. Ed è stata una giornata da panico per i titoli di Stato russi e ucraini: il bond a 10 anni di Mosca ha segnato rendimento in crescita di oltre 400 punti al 15,2%, mentre quello di Kiev è schizzato di ben 778 “basis point” a un tasso finale del 22,1%. Molto male anche per il rublo, che ha perso oltre il 5% contro l’euro e quasi il 7% rispetto al dollaro.

Gas, petrolio e oro – Quello che interessa di più all’Europa è comunque la forte corrente di acquisti sul gas naturale. Il prezzo del metano, dopo picchi anche maggiori in corso di giornata, ha concluso con un balzo del 51% a 134 euro al Megawattora, anche se resta lontano dal record a quota 166 raggiunto poco prima di Natale. Molto meno forte la corsa del petrolio, che in chiusura di seduta a New York si muove in rialzo attorno al 4% sui 96 dollari al barile, mentre il brent europeo resta oltre quota 100. Più calmo l’oro, che nella giornata ha tentato discreti rialzi, per poi tornare attorno alla parità sui 1.930 dollari all’oncia. In rialzi non drammatici sui listini mondiali i prezzi di mais (+3%) e grano, salito di circa il 5%.

Le decisioni della Bce – Il conflitto in Ucraina potrebbe anche ritardare l’uscita della Bce dai programmi di stimolo monetario. Lo hanno ipotizzato sia il governatore della banca austriaca, Robert Holzmann, componente del consiglio direttivo della Bce, sia l’altro membro Isabel Schnabel, spiegando che l’incertezza sull’invasione russa richiede un approccio graduale e basato sui dati economici. Così lo spread tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni ha chiuso in forte calo a 164 punti, con un rendimento del prodotto del Tesoro all’1,81%