Coscienza e Dovere | Nudi alla meta

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Può capitare a chiunque di essere travolti da un turbinio di eventi che portino ad allontanarsi dal Centro di se stessi, dal controllo della propria esistenza, e che spingano alla rincorsa di contingenze momentanee. Esami, problemi familiari, impegni di lavoro… ci inseguono e fanno emergere paure e debolezze, vecchie, nuove o di sempre, in quanto l’attenzione passa da noi stessi, dal nostro percorso, al mondo e alle sue sirene. Diveniamo, così, preda delle nostre preoccupazioni, finendo, senza accorgercene, per dimenticarci la Verità e per dare ascolto solo al piacere o alla necessità, che ci allontanano sempre di più dal percorso militante di rettificazione.
Tutto questo può capitare: è nella natura degli uomini e non bisogna colpevolizzarsi. 
Tuttavia, il militante della Tradizione aspira al’hic et nunc, al ‘qui ed ora’, ed è parte integrante del suo stile saper riconoscere i momenti di debolezza e sbandamento e saper riprendere, con mano sicura le redini di se stesso, rimettendo in ordine la sua vita. Egli, romanamente, dà una gerarchia a se stesso: alla luce del lavoro svolto su di sé, fatto di riflessione, attenzione costante e meditazione, il militante compie ciò che deve essere fatto, subordinando con equilibrio e senza alibi l’attività necessaria a sopravvivere all’azione militante e di testimonianza.
Dunque, un forte impiego di energie deve essere preceduto e seguito dalla riflessione, per pianificare l’azione e per interiorizzarne il bilancio: grande e piccola Guerra Santa.
Questo mondo vorrebbe che interiorità e esteriorità venissero scisse, ma non possiamo dimenticare che essi sono interdipendenti: a una data azione esteriore (piccola Guerra santa) corrisponde una data coscienza interiore (grande Guerra Santa). Compito del militante della Tradizione è saper vivere tenendo sempre in equilibrio questi due piani.
Soffermarsi solo su un piano della propria vita sarebbe come andare in palestra e allenare solamente un muscolo: più che dei fenomeni da baraccone non possiamo dire cos’altro si diventerebbe. Non a caso, invece, l’allenamento che si compie è costante e organico, puntando alla crescita di tutti i muscoli e allo sviluppo della resistenza. Al massimo, esso è mirato a rinforzare proprio le parti più deboli del nostro corpo, ma solo al fine di appianare gli squilibri.
Appesantiti e “posseduti” dagli eventi, chi ricorderà che una strada alternativa è sempre possibile saprà cambiare la percezione degli eventi, vivendoli non come sventure, ma come  occasioni di riscatto e fucine dell’essere.  Alimentando e custodendo il legame con la gioia e con la Verità che risiedono nel cuore, si saprà vincere il destino, ammenochè non si sia morti dentro, stanchi della vita e timorosi delle battaglie…
Se non sapremo (perché non vorremo) spogliarci del nostro morboso individualismo, dei personalismi e dei vizi che ci irrigidiscono, il risultato sarà solo una sedimentata e dannosa stratificazione (e santificazione!) dei nostri alibi.
Una scorza che nel tempo diventa impenetrabile alla Verità. Uno stato da “crostaceo”, forti fuori ma molli dentro, che porta a diventare guardiani dei propri errori e debolezze confuse con virtù.
È necessario, quindi, fare nostro il motto «Nudi e dritti alla meta», che, prima di noi, i giovani militanti del G.U.F. e della Scuola di Mistica hanno reso vivo con i loro sacrifici. Ancora una volta, la nostra forza, con cui combattere questo mondo, scaturisce dall’assimilazione e dall’attuazione della dottrina e dalla consapevolezza dei motivi per cui combattiamo.
Una meta, quella del diventare uomini nuovi, raggiungibile solo da chi saprà spogliarsi dagli alibi e dagli orpelli, dall’immagine che si è creato di sé, tanto più bella quanto più falsa, rinunciando ogni compromesso con i limiti del proprio ego.