Vires VS Virus • pillole tradizionali contro il contagio della paura – 23

187
«Grazie al “disinteresse” si può insegnare all’uomo, fin da principio, a distribuire i suoi benefici non perché gli altri si sentano felici nel riceverli, ma affinché egli stesso si senta disinteressato nel privarsene».
(Le Lettere di Berlicche, C.S. Lewis – ed. Mondadori)
Il diavolo esperto Berlicche spiega all’apprendista Malacoda quanto si sia dimostrato efficace l’aver man mano sostituito alla positiva “Carità” il negativo “disinteresse”.
Il Diavolo ha trasformato il Dono da sacrificio a scambio. L’aspetto trascendentale del vero dono è stato sostituito da quello materiale. Carità significa dare qualcosa senza nulla in cambio, donare senza un tornaconto.
C’è differenza tra il dono di qualcosa verso cui si prova disinteresse e il dono disinteressato. Il vero dono infatti non chiede qualcosa in cambio, non pone un vincolo, non sancisce rapporti subalterni, non ha secondi fini; è qualcosa di prezioso che simboleggia il riconoscimento dell’uno nell’altro come fratelli. Necessariamente, il dono autentico è destinato solo a chi lo sappia apprezzare per davvero.
Il mondo moderno, con il suo materialismo ha lasciato credere che per fare la carità basta togliersi di tasca qualche spicciolo, liberarsi di qualcosa di insignificante per sistemarsi la coscienza. Però chi dona i propri scarti non compie la carità ma recita una parte. Un’impostura utile solo a pulirsi la coscienza, mentendo a sé e agli altri.
È il Diavolo stesso ad aver creato questa idea di carità materialista e borghese, la carità al costo di un sms, per giustificare una vita piena di egoismo che di caritatevole non ha niente. Il senso del dono non appartiene a chi non da valore alle proprie azioni e non ha trovato il senso della propria vita. Quel genere di carità è solo apparente e superficiale.
Al contrario, attraverso il dono autentico si ricerca la via per l’elevazione spirituale a cui può accedere solo chi ha cuore puro e consapevolezza. Inoltre, chi raggiunge la più elevata crescita spirituale sarà in grado di offrire se stesso, cioè dì dare il dono più alto. Infatti, ci si può donare completamente solo quando si è consapevoli della propria vocazione e si è vinto il proprio ego.
La carità – non il disinteresse – scaturisce dall’aspetto più intimo dell’animo umano. Per questo ha un grande valore ma non ha prezzo così come le cose più preziose non si possono comprare ma sono donate o ricevute. Un dono per essere tale deve possedere un valore che non si misura economicamente ma in termini di attenzione e di cura verso qualcosa da preservare e custodire.
La ricerca dell’autentica carità è una missione di militanza che richiede consapevolezza sia per chi compie il dono che per chi lo riceve. Infatti, senza consapevolezza si ha solo vana agitazione determinando uno spreco da parte di chi compie l’offerta, e irriconoscenza per chi la riceve.