La dottrina della Trasmigrazione e le tradizioni monoteiste – di G. Marletta

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(tratto da gianlucamarletta.it)

La dottrina della Trasmigrazione (da non confondere con la cosiddetta “reincarnazione” che ne rappresenta un riduzionismo ad uso pedagogico) é un pilastro essenziale per la comprensione della Cosmologia tradizionale. Universalmente diffusa presso quasi tutti i popoli, tale dottrina è tuttavia pressocché sottaciuta nelle religioni monoteiste abramitiche (soprattutto Cristianesimo e Islam). Tale reticenza é chiaramente dovuta a questioni di opportunità: i Monoteismi si rivolgono soprattutto alle masse degli ultimi tempi della presente umanità, offrono una via di Salvezza a partire da questo mondo e da questa vita e non sono interessate ad introdurre elementi di eccessiva complessità che potrebbero sviare molti fedeli più che aiutarli. Tuttavia, nel contesto della confusione totale di questi tempi terminali, una più ampia comprensione del Reale, al contrario, può forse chiarire alcuni punti oscuri delle dottrine religiose e dare forza maggiore a chi vuol “rendere ragione” della dottrina Spirituale (soprattutto per quel che riguarda dottrine religiose come quella dell’Inferno che senza la Trasmigrazione si trasformano di assoluti non-sense logici).

Il presente articolo riporta un brano tratto dal saggio di Martin Lings, L’undicesima ora (tradotto dall’amico Eduardo Ciampi) e un nostro commento finale su alcuni passaggi dell’Antico e del Nuovo Testamento che sono pienamente comprensibili solo a partire dalla dottrina della Trasmigrazione.


Martin Lings, L’Undicesima ora, pagg. 35/40 (Settimo Sigillo, 2004)

I testi sacri ci raccontano di uomini che sono stati trasformati in scimmie da un eccesso di Ira divina, ma l’umanità non può mai, per via naturale, degenerare all’aspetto scimmiesco, al pari del contrario di tale processo. Tali trasformazioni richiederebbero cambiamenti organici che, miracoli a parte, potrebbero essere effettuati solo attraverso interventi d’alta chirurgia. Ma un uomo può, dopo la morte, ‘divenire una scimmia’ nel senso che può passare in un altro stato di esistenza in cui, avendo perso la sua centralità, potrebbe occupare una posizione analoga a quella della scimmia in questo mondo; ed una scimmia potrebbe ‘divenire uomo’ nel senso che attraverso alcuni misteriosi prodigi della Grazia divina potrà, dopo la morte in questo mondo, nascere al centro del mondo ‘successivo’, sull’orlo del samsara, la grande ruota dell’universo dell’esistenza. È funzione della religione, o meglio una delle sue funzioni, trasmettere all’uomo tutta la conoscenza possibile che possa essere assimilata con profitto; le religioni differiscono esattamente in ciò che affermano e ciò che negano per via delle differenze delle collettività umane. Il raggio d’azione di questo libro chiaramente non ci permetterà di soffermarci sulla questione più a lungo, tuttavia può essere chiarita affermando che la dottrina del samsara, che non era sconosciuta all’Europa pre-cristiana ma che è più che implicita nel monoteismo semitico, è divenuta ancora una volta accessibile al mondo occidentale, attraverso Induismo e Buddhismo – accessibile, cioè, a chiunque si senta in dovere di fare un serio studio della religione.

In base a tale dottrina, il nostro presente stato d’esistenza terrestre è soltanto uno di una serie, apparentemente senza fine, di analoghi stati, tutti allo stesso livello non-trascendente, che potremmo chiamare sottospirituale o sottocelestiale. Ciascuno di questi mondi successivi ha, al centro, una ‘porta stretta’ che conduce al Trascendente e che è una via di fuga dalla catena delle rinascite e delle morti samsariche. Tuttavia l’aspirazione ascendente necessaria per questa realizzazione è possibile solo per la specie centrale di ogni stato, cioè, l’uomo e le sue relative controparti negli altri mondi. Le creature periferiche non sono libere di prendere alcuna iniziativa per il loro avanzamento. Sebbene, come abbiamo visto, non sia impossibile per loro rinascere in uno stato centrale, gli è interdetta la possibilità di cooperare attivamente a loro favore, con l’attività della Grazia divina. Ma un essere centrale, può e deve cooperare: non farlo significa mancare di seguire la guida offerta dalle religioni, significa deviazione dalla centralità a causa di superficialità o, peggio ancora, di tendenza a discendere. Tale maggiore offesa significherebbe, alla morte, una discesa in uno degli inferni samsarici, mentre l’offesa minore di superficialità avrebbe come naturale conseguenza, la perdita di interiorità o centralità, ovvero, la rinascita nel mondo successivo come qualcosa d’analogo ad una delle creature periferiche di questo mondo.

Le ragioni per cui le religioni più recenti si sono concentrate su questo mondo, escludendo le sue innumerevoli controparti, sono ovvie. Fuggire da un mondo significa fuggire da tutti gli altri; ed “è già abbastanza il male di oggi”, che può essere interpretato “è già abbastanza il male di un mondo”, essendo tale male, come detto, nella difficoltà a sfuggirgli.  Ma la verità ha i suoi diritti, e proprio la dottrina completa del samsara è capace di darci un’idea dell’universo adeguata a ciò che richiede l’intelligenza contemplativa come base simbolica per meditare sulla Infinità divina. Inoltre l’universo, nella sua molteplicità, è un tutt’uno, così che ogni semplificazione di cosmologia è responsabile di lasciare certi nodi irrisolti, a discapito della religione che non è capace di scioglierli.

Nel passato la maggior parte delle persone trovava naturale il fatto che non gli venissero spiegate tutte le cose. Erano soddisfatti delle promesse della religione sul fatto che ciò che rimaneva oscuro, sarebbe stato pienamente chiarito nell’Aldilà. Ma oggi il pericolo dei ‘nodi irrisolti’ è notevole dal momento che esistono così tante menti iper-attive, ‘libere’, come affermano, ‘dai vincoli della religione’, ed entusiasticamente inclini a condividere con gli altri la loro emancipazione. Questi ‘spiriti liberi’ non ci hanno messo molto a concentrarsi su certi aspetti dei nostri tempi che la prospettiva monoteistica non ha previsto e che sembrano essere incompatibili con la Giustizia divina e quindi con fede in Dio.

Se gli esseri non avessero avuto un’esistenza precedente a questa vita, come potremmo spiegare la nascita di migliaia di anime giorno dopo giorno in condizioni spirituali così sfavorevoli da non offrire alcuna apparente speranza di salvezza? Ma se si è consapevoli che la nostra posizione in questo stato è stata ‘guadagnata’ in quello precedente, all’interno del grande ciclo di esistenze, il problema non sembra essere più così grosso. Lo stato di quelle innumerevoli persone nel mondo moderno che non sembrano aver ricevuto una possibilità adeguata, possono essere soltanto il risultato del loro aver già sviluppato una tendenza centrifuga, in uno degli altri mondi samsarici. Le persone in questione sono nate in questo mondo ai margini dell’umanità poiché avevano già, nel loro stato pre-terrestre, chiuso deliberatamente gli occhi di fronte agli obblighi propri alla centralità.

Se da un lato le cosmologie e le escatologie delle più antiche religioni sono giunte a certi livelli di necessaria estensione, dall’altro sono tuttavia troppo complesse per la maggioranza non-contemplativa di fine Età del Ferro. Per la maggior parte di coloro che l’ascoltano, la dottrina del samsara è destinata anticipatamente a portare all’illusione del reincarnazionismo, cioè, il credere in una serie di rinascite in questo mondo, dal momento che è difficile parlare di altri mondi tranne che nei termini del mondo che conosciamo. Ma i pericoli di tale illusione possono essere ovviati da un reale senso dei valori. L’affermare che l’uomo possa nascere nella sua vita successiva come animale inferiore e addirittura come vegetale o minerale, esprime adeguatamente una verità, ammesso che l’immaginazione di chi ascolta sia abbastanza vivida da galvanizzarlo nella determinazione a dare il meglio di sé, nell’inestimabile privilegio di uno stato centrale, ‘davvero difficile da ottenere’. Il pericolo della dottrina, a parte le distrazioni che può ingenerare, è sempre nel fatto che una mente priva di fantasia finirà per trarne la nozione che gli verrà offerta un’altra possibilità, e quindi potrà chiudere un occhio per quel che riguarda tutto il resto. Ma tale pericolo non è nulla di fronte al rischio di credere che non ci sia alcun tipo di vita dopo la morte, un rischio che incombe come un’ombra su ogni bambino che nasce nel mondo moderno, persino in quelle aree ancora legate alla tradizione.

In ogni caso, l’errore del reincarnazionismo non può essere messo sullo stesso livello dell’errore dell’evoluzionismo. La parola ‘reincarnazione’ così come viene usata esprime metaforicamente, se non letteralmente, ciò che realmente avviene. Ma l’evoluzionismo insieme al progressismo, suo inseparabile complemento, non è altro che una parodia  del cammino spirituale di fuga dal samsara, una parodia che schiaccia il verticale nell’orizzontale e l’aver ‘giocato la propria parte’ offre come ricompensa un premio postumo ovvero ‘posticcio’ – cioè, non uno spirito beato, ma del terriccio – per essere più precisi, un ‘benessere’ terrestre in continuo regresso, di dubbia possibilità e dubbia desiderabilità.

Ma ora consideriamo, con particolare riferimento alla religione, soprattutto il cristianesimo, la parte giocata dall’educazione nel mondo occidentale moderno. Parlando genericamente, sempre con le dovute eccezioni, si potrebbe dire che nella maggior parte delle lezioni, in parte attraverso ciò che gli è stato insegnato ed in parte in base alla visuale generale che troppo chiaramente prevale tra gli insegnanti, gli studenti vengono indottrinati alla moderna pseudo-religione; mentre nell’ora o due alla settimana dedicata allo studio della Bibbia, gli viene offerto un frammento di prospettiva opposta, sebbene le contraddizioni siano presentate con il maggior ‘tatto’ possibile, sempre a discapito della religione. In alcuni casi i primi capitoli della Genesi vengono omessi; in altri sono insegnati senza alcun commento; in altri ancora sono insegnati come ‘miti’, nella moderna ignobile accezione di tale nobile termine.

Parlando in generale, in questa esistenza il destino più auspicabile per un essere periferico, (un animale o una pianta n.d.a) è d’essere intimamente associato all’uomo che realizza la sua centralità in modo tale da essere per certi gradi Pontefice. Ed è anche come Pontefice che l’uomo in modo rituale, sacrifica l’animale. Per quel che riguarda le ascese fatte da livelli inferiori della gerarchia, da un grado periferico ad un altro, non può essere di cattivo auspicio per un essere inferiore essere sopraffatto ed assorbito da uno superiore. La legge della giungla sembra essere intessuta nelle occulte leggi di tali evoluzioni.

 

Post scriptum.

Spesso si pensa erroneamente che la reincarnazione sia confermata dalla metempsicosi, il passaggio di certe caratteristiche da un individuo, alla sua morte, ad un altro. Probabilmente i migliori esempi conosciuti di metempsicosi sono quelli che hanno reso possibile, dopo la morte del Dalai Lama, d’identificare il suo successore. Ma non è qui in questione la reincarnazione dell’uomo più vecchio nell’uomo più giovane, né è possibile per un essere passare due volte attraverso lo stesso mondo samsarico. Si legga, a proposito, Whitall N. Perry, Challanges to a secular society, (Sfide alla società secolare), Fondazione per gli studi tradizionali, 1998.

LA TRASMIGRAZIONE DEGLI ESSERI IN ALCUNI PASSI BIBLICI

Pur non essendo rìconosciuta esplicitamente – e per evidenti ragioni d’opportunità – dalle Chiese cristiane, la dottrina della Trasmigrazione é implicitamente presente in alcuni passi biblici la cui esegesi diventa pressocché impossibili senza questo aspetto cosmologico fondamentale.

Il più esplicito fra i passi biblici che si riferiscono alla preesistenza dell’essere – che non va confusa con l’anima individuale – si trova nel Libro della Sapienza, cap. VIII, 19-20:

Avevo avuto in sorte un’anima buona o piuttosto, essendo buono, ero entrato in un corpo senza macchia.

L’autore – che la tradizione identifica col re Salomone – afferma di se stesso di aver avuto in sorte un corpo senza macchia in quanto aveva una “buona anima”.

Nel Vangelo di Giovanni, cap. IX, 1, troviamo l’episodio della guarigione del Cieco nato, nel quale gli Apostoli chiedono a Gesù:

E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?

La risposta di Gesù (Né lui peccò, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui), offre una spiegazione particolare per la condizione di quel singolo malato, ma non rifiuta in sé ciò che gli Apostoli hanno ipotizzato (ossia il fatto che il cieco nato potesse avere delle colpe – evidentemente compiute prima della presente nascita).

Un aspetto molto importante da sottolineare, inoltre, é che quando Gesù parla dell’Inferno e della Dannazione non utilizza mai il termine “eterno” – come poi in uso nelle traduzioni latine e occidentali – ma il concetto tradotto in greco con aionion [αιωνιον], che letteralmente indica un “eone”, ovvero un tempo lunghissimo o, in alcuni specifici casi un mondo (Cfr, San Paolo, Ebrei 11:3: “Per fede comprendiamo che i mondi [in greco αιωνας]sono stati creati dalla Parola di Dio”). E’ evidente, dunque, che la “perdizione” che riguarda gli esseri che non sono giunti alla Salvezza in questa esistenza, pur essendo un’eventualità temibile, non riguarda in alcun modo l’Eternità ma solo un mondo (o un ciclo cosmico). Alla luce della dottrina della Trasmigrazione, anche l’essere che é caduto in uno degli Inferni si rimanifesterà successivamente in altre forme e in altri mondi, finché la Provvidenza non gli donerà, dopo indefinite esiste inferiori, la possibilità di una nuova nascita in uno “stato centrale” (analogo a quello umano), dal quale egli potrà tentare l’Ascensione verso i Cieli.

La dottrina religiosa dell’Inferno “eterno”, da questo punto di vista, é soprattutto finalizzata ad uno scopo pedagogico più che al fine di comprendere la verità totale sulla Realtà. E tuttavia, se non compresa alla luce della Trasmigrazione, anch’essa rischia comprensibilmente di diventare uno scandaloso non sense agli occhi dell’uomo moderno e del suo spirito critico.