Coscienza e Dovere | Vivere: ardendo o bruciandosi?

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Immaginiamo uno dei tanti “figli del mondo moderno”, ormai anziano.
Egli non avendo più un ruolo, perché i nipoti, educati in maniera ‘moderna’, gli telefonano sì e no due volte all’anno, rimane solo a dialogare con quella coscienza che per tutta la vita ha ignorato e soffocato:
«Dopo una vita di sacrifici cosa ti resta? 
Si chiude il sipario, è finita la festa.
I nipoti neanche ti telefonano più. Sono stati educati al “progresso”, come tu hai educato i loro genitori d’altronde. E non pensano alla famiglia, perché hanno il diritto a badare solo ai fatti loro.
Oltre quarant’anni di duro lavoro sono bastati solo a farti avere una misera pensione. Il sistema nel quale hai superstiziosamente o bonariamente creduto, affidandogli tutte le tue scelte senza mai interessartene, ti ha donato la crisi. 
E poi hai ancora il mutuo da pagare: il compagno fedele di una vita alla moda, fatta a rate e nutrita da cibo vegano, per avere lo smartphone all’avanguardia e l’auto elettrica… senza, però, possedere nemmeno una casetta.
I tuoi migliori ricordi sono i tuoi tatuaggi, ormai chiazze d’inchiostro tra le rughe.
Così volevi soffocare le tue costanti preoccupazioni per il giudizio “degli altri”: sguardi, parole, pensieri che non hai mai capito o approfondito, preferendo furbe alleanze e fare fesso il prossimo. 
Ma in fondo me lo sono sempre chiesto: a che serve impegnarsi se non vuoi costruire niente di vero?»
Eppure, non serve molta immaginazione, poiché al posto di questo anziano potremmo esserci noi.
Frustrati, consumati, depressi: questa può essere la descrizione di tutti coloro che sono rotolati giù per la vita senza capirne mai il senso.
Quelli che volevano “tutto e subito”, che non volevano responsabilità di alcun tipo, che vivevano alla giornata illudendosi di godersi la vita, comodi nella loro prigione dorata.
Sempre pronti a dire «no, non mi serve», quando gli si porgeva un volantino un po’ ‘diverso’; sempre con la testa girata a scattarsi selfie, mentre dall’altro lato della strada forse c’era un manifesto degno di essere letto; o a ballare e fare aperitivi, mentre un amico in difficoltà aveva bisogno di lui. 
Esistenze effimere come nebbia al sole, tumulate e dimenticate con la gran prova della morte.
Per essi ogni impegno è un peso, un obbligo da cercare di evitare durante il loro percorso, come ad aver davanti un tabellone del Monopoly.
Rinnegando Dio e l’amore, hanno diluito ogni relazione, soffocando se stessi e gli altri, in un vortice senza fine di sentimentalismi e istinti, col risultato unico di non aver mai saputo dare senso ad una sola giornata della propria esistenza.
Rinnegando il senso della vita, che è trasmissione e vivificazione delle virtù, chi ha scelto di appartenere a questo mondo preferisce crogiolarsi nei propri limiti e organizzare la propria vita all’insegna della propria mediocrità.
A questi è d’ispirazione il trapper con orologi d’oro e Ferrari e per compensare drammi e insicurezze. Sentono che solo fama, denaro e successo riuscirebbero a colmare il vuoto in loro, il peso di vivere, il disprezzo del sacrificio.
Alla cupezza e alla miseria di costoro, riaffermiamo il valore del sacrificio: dono incondizionato che rende la dimensione umana degna di essere vissuta, eroismo che eleva, spoglia e regola, che, in una parola, migliora.
Migliorarsi è proprio ciò di cui ha bisogno l’uomo moderno: lavorare su se stesso per restituire un senso alla propria esistenza, per bruciare i propri alibi e fare strada nel proprio cuore a nuove altezze da raggiungere.
«La vita non è una forma di tristezza, ma la gioia fatta carne.
Gioia di essere utile.
Gioia di domare quel che potrebbe macchiarci o sminuirci.
Gioia di agire e di donarci.
Gioia di amare tutto quel che vibra, spirito e materia, perché tutto, sotto l’impulso di una vita retta, eleva, alleggerisce, anziché pesare.
Occorre amare la vita».
Léon Degrelle – Militia
Questo luminoso monito ci impone una scelta: rimpiangere tutti i “se”, i “ma” e i “però” al termine dei nostri giorni, incarnando l’anziano figlio del mondo moderno, oppure cominciare a vivere, qui ed ora, con attenzione e sacrificio?