Guerra ibrida: social e propaganda

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Il ritorno prorompente della guerra in Europa, o almeno il ritorno dei media a parlare di guerra in Europa  – visto che è dal 2014 che si combatte in Donbass –  ha reso evidente ai governi delle parti in conflitto l’importanza dei social media e la loro vasta portata fra la popolazione.
E fra tutte le diverse piattaforme social si sono messe in evidenza soprattutto TikTok, Instagram e YouTube, la triade dell’informazione delle nuove generazioni. Basta guardare le ultime statistiche per rendersi conto che i giovani e giovanissimi, fra cui tantissimi bambini, hanno oggigiorno sostituito la televisione con TikTok e Instagram. Questi social sono infatti piattaforme dal grande potere ipnotico, capaci di catturare la (scarsa) attenzione dei giovanissimi per ore e ore con contenuti sempre diversi, divertenti e stimolanti.
Questo vuole anche dire, di conseguenza, che queste app possono essere lo strumento adatto per veicolare messaggi propagandistici o istruttivi. Zuckerberg & company l’hanno già capito, e da anni su Fb e Instagram fanno propaganda LGBTQ e Liberal per la sinistra gender e consumistica americana. È anche per questo che l’America ha attaccato più volte TikTok, essendo infatti questo social cinese, la longa manus del governo americano non può controllare direttamente i contenuti che vengono sottilmente veicolati attraverso questa app.
L’inasprirsi del conflitto in Ucraina e l’invasione da parte dell’esercito russo hanno avuto forti ripercussioni anche sul mondo dei social network. Se da una parte la Russia ha oscurato Instagram, in seguito all’autorizzazione da parte di Meta della condivisione di contenuti che aizzassero all’uccisione dei soldati moscoviti; dall’altra il governo americano ha deciso di istruire i TikToker per trasformarli in strumenti di propaganda perfetta.
È infatti una notizia confermata che il Governo statunitense abbia tenuto un seminario formativo ad almeno 30 dei tiktoker più famosi e seguiti di tutta America per istruirli su cosa dire, come dirlo, e cosa sostenere riguardo al conflitto in Ucraina. Una mossa molto astuta, visto che garantisce al governo americano di far entrare la propaganda antirussa e antiputiniana nelle case attraverso i giovani e giovanissimi.
Una mobilitazione simile è avvenuta anche in Russia, dove diversi tiktoker, non istruiti dal governo, stanno sostenendo gli sforzi dell’esercito in Ucraina, condannando il mondo occidentale e il suo modo consumistico di vivere. La guerra ibrida oggi passa dunque anche per i social.

(Tratto da Ansa.it) – Generazione TikTok, connessi, gentili e social

Gentili, connessi e social, ma è la connessione con gli amici ad essere fondamentale per il 78% dei bambini 6-11 anni che quando vedono qualcosa di divertente, affermano di desiderare condividerlo con gli amici.

Ecco spiegato il successo di WhatsApp, Youtube, TikTok, Facebook e di altri social, che avviene soprattutto attraverso lo smartphone, a cui hanno accesso il 67% dei bambini italiani dai 6 agli 11 anni, e di cui è in possesso il 38% dei più piccoli e il 58% degli undicenni.

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Infine appare anche la professione di Youtuber o Influencer, nuovi eroi dello schermo, inevitabile segno di cambiamento in atto nelle modalità di utilizzo tecnologiche, accellerato dai due anni di pandemia. Proprio la connessione con gli amici attraverso i devices è stato un fattore importante in questo periodo che ha permesso la vicinanza al mondo esterno. La volontà di vedere i contenuti è alla base della fruizione da parte del 64% dei bambini che ammette di guardare video postati da altre persone sulle piattaforme.