Vires VS Virus • pillole tradizionali contro il contagio della paura – 27

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«Ciò che per noi è fuoco accecante, soffocante, è per lui luce rinfrescante, è la stessa chiarità, e porta le forme d’un Uomo».
(Le Lettere di Berlicche, C.S. Lewis – ed. Mondadori)
Così scrive il vecchio diavolo Berlicche nell’ultima lettera al nipote Malacoda, apprendista diavolo, la cui missione è ormai terminata in fallimento. Infatti, l’uomo del quale Malacoda doveva sopraffarsi è irrimediabilmente illuminato dalla Fede in Dio e perciò il Diavolo nulla può su di lui. 
Nel momento esatto in cui il “paziente” si rende conto dell’effetto che il demonio ha esercitato per tutta la sua vita, rifiuta le sue “cure” e si libera da lui. Allo stesso modo in cui vede il Diavolo scopre anche Dio: riconosce la Sua esistenza, ricorda di averlo sempre conosciuto e comprende che per tutta la vita lo ha avuto accanto.
In quell’istante di rivelazione tutto diviene più chiaro, le tribolazioni scompaiono e ogni dolore è inserito in quel circolo vizioso costruito dal Diavolo per destabilizzare e controllare l’uomo. In questa epifania persino i piaceri mondani vengono ridimensionati.
A Berlicche non resta che la misera illusione che il mondo delle tentazioni possa infine vincere sulla Fede.
Il “paziente” vede e quindi crede, vede per aver creduto. Beato colui che non vede ma crede. Nel Vangelo si legge infatti: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati coloro che non videro e tuttavia credettero!».
Al giorno d’oggi quasi più nessuno crede. Né in Dio né nel Diavolo. Per questo, l’astuzia del demonio è di far credere che non esista. Non a caso G. K. Chesterton scrive provocatoriamente: «Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto».