Cuib femminile RAIDO | Stelle nella notte: Beatrice Venezi

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Beatrice Venezi è una donna che gli anglosassoni definirebbero “gifted”, ovvero una cui è stato fatto letteralmente dono di un talento, in questo caso musicale, oltre che di spiccate qualità personali, quali eleganza, acume e straordinaria bellezza.
Iscrittasi conservatorio di Milano, decise di seguire il corso per diventare maestro d’orchestra e, con inaudita tenacia, Beatrice ha presto conseguito i suoi obiettivi. 
Classe 1990, ad oggi ha diretto e dirige in modo esemplare orchestre in tutto il mondo. 
Oltre al suo talento ha fatto parlare di sé la sua dichiarazione, durante il Festival di Sanremo 2021, di voler essere chiamata Direttore d’orchestra, senza alcuna modifica al femminile dello storico titolo. La Venezi ha deciso che la sua affermazione nel mondo della musica come Maestro d’orchestra, appunto, non sarebbe certo passata per una “a”. Infatti, non è cedendo all’inganno del politicamente corretto che la Venezi afferma il suo essere donna, bensì esaltando la propria femminilità e il proprio talento. 
Lei stessa ha dichiarato, nell’articolo allegato, di essersi rifiutata di indossare abiti maschili ad un concerto in Giappone per motivi che lei stessa ha definito ideologici. Nessuno scimmiottamento della figura maschile quindi, dietro il successo di una donna di talento in un mondo sino a quel momento di appannaggio esclusivamente del sesso forte. Senza piegarsi all’uso di cravatte e pantaloni, senza vuote imitazioni dell’altro sesso, Beatrice Venezi viene apprezzata oggi come donna e come artista, in quanto realtà unica e inscindibile. 
La “disonorevole” Boldrini ha dichiarato che accettare di essere chiamata Direttore d’orchestra è una mancanza di autostima. A noi sembra piuttosto un atto di grande intelligenza da parte di una donna che sceglie le sue battaglie con acume, facendosi strada nello scenario della musica internazionale con i suoi penetranti occhi nocciola, che sembrano dichiarare al mondo intero “chiamatemi pure come volete, la mia natura di donna non si tocca”.
Rifiutare certi schemi conformistici, lasciapassare in talune lobbies ideologiche e di potere, è un atto di coraggio e in questo caso di affermazione della propria femminilità. Restare Donna in un mondo prettamente maschile, scegliere di non travalicare se stessa e di non piegarsi a certe logiche di potere è per noi assolutamente apprezzabile e degno di nota  in questa società fluida e priva di punti di riferimento.

(Tratto da corriere.it) – Beatrice Venezi: «Sul podio rifiuto i pantaloni, ma voglio essere chiamata direttore» di Roberta Scorranese

 

Beatrice Venezi, quanti nemici ha lei?
«Uh, ho perso il conto».

Che cosa non le perdonano?
«Vuole dire oltre al fatto di essere donna e di avere appena trentuno anni?»

 

Dovrebbero essere medaglie.
«Non se vuoi fare il direttore d’orchestra».

Lì solo uomini e possibilmente «agé»?
«Le do un numero: in Italia siamo appena tre (forse quattro) direttori d’orchestra donne, intendo dire persone che lo fanno per lavoro».

Alle radici di questa penuria di donne sul podio, quanto pesa l’idea del direttore d’orchestra come depositario di un «potere muscolare», alla Toscanini, per capirci?
«Secondo me moltissimo. E mi duole dirlo ma è un concetto abbastanza radicato nel nostro Paese. Si pensa che il direttore debba essere una sorta di divinità da non mettere mai in discussione e questo danneggia anche la percezione che si ha della musica classica».

Elitaria?
«Sì, che esclude quelli che osano mettere in discussione qualcosa o qualcuno. Quando la musica classica è gioia, è ricchezza, è cultura. Come possono un ragazzo o una ragazza accedere a qualcosa che li respinge invece di accoglierli? Il nostro è un mondo che sa allontanare molto bene chi non gli appartiene all’origine».

È successo anche con lei?
«Sì. Nata a Lucca, una famiglia semplice: mia madre lavora nella pubblica amministrazione, mio padre è nel settore della pubblicità. La musica in casa nostra entrava solo occasionalmente, non vengo da una famiglia di musicisti, non sono figlia d’arte. Però decisi di studiare pianoforte perché a scuola ci proposero delle lezioni».