Santoro “filorusso”, la sinistra ammaina un’altra bandiera

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Ricordate il Michele Santoro “santone” del giornalismo di sinistra in Italia? Il Santoro assurto a pater patriae per aver combattuto per vent’anni il berlusconismo in televisione?
Ecco, scordatevelo. Perché del giornalista missionario per salvare l’Italia da Berlusconi è rimasto ben poco. 
Sia chiaro, non nel senso che Santoro abbia perso la passione per la politica, che lo anima ancora oggi che è in pensione, ma nel senso che la sinistra l’ha scaricato, non ne fa più una bandiera.
La sua colpa? Aver parlato da uomo libero in televisione, prima criticando la gestione della pandemia da parte del governo, poi contestando la narrazione che si sta facendo sul conflitto in Ucraina.
Ed ecco partita la cagnara, con in prima fila (e in prima pagina) il maestro dello scherno (con cattiveria, tanta, e ironia, poca), Gramellini, a definirlo un boomer fuori dal tempo che suscita tenerezza.
Ma l’unica a far davvero tenerezza è la sinistra italiana, sempre meno plurale e sempre più appiattita su un pensiero unico che le fa mettere in discussione anche le sue storiche bandiere, ammainate una ad una.

(tratto da corriere.it) – Il filosofo Santoro e l’idea di «guerrità»

Che tristezza sentire certe frasi: «Io non penso che Putin sia il maggiore nemico che noi abbiamo di fronte in questo momento. Il nemico più mostruoso che sta di fronte a noi è la guerra. La guerra è mostruosa». Ospite di Corrado Formigli a «Piazzapulita», Michele Santoro si scopre filosofo: è irrilevante che un dittatore abbia invaso un Paese democratico, il mostro da sconfiggere risiede nell’iperuranio, è l’idea astratta di «guerrità».

Santoro non è filosofo, è un ex conduttore, il miglior arruffapopoli di sempre: sì certo, Putin è «un aggressore violento che sta usando mezzi raccapriccianti», ma, se andiamo a vedere, non è che Zelensky un po’ se l’è cercata? E poi è tutta colpa di Biden, della Nato, dell’Ucraina che ora non vuole mettersi d’accordo con la Russia. In quanto a orrore, c’è stato ben altro.

Santoro si commenta da solo, forse ha ragione chi sostiene che le sue trasmissioni sono state la madre di tutti i populismi.
La scena però non era da talk. Pareva un documentario sulla natura dove il vecchio maschio alfa deve cedere il passo al leone più giovane. Più Santoro invocava la «logica», più veniva irriso dall’allievo ingrato: «Stasera sembri il prof. Orsini». Faceva tenerezza.
I fanatici della sollevazione, quando passano di moda, intristiscono come filosofi della repressione.