La Miccia | Scopriamo l’Atleta combattente pt.3

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Continuiamo la nostra intervista all’atleta combattente, in collaborazione con Matteo Colnago, autore dell’omonimo libro “L’atleta combattente” nonché sportivo e studioso poliedrico come già vi abbiamo presentato. Proseguendo il nostro cammino in questa nuova avventura, con la volontà e la speranza di creare soprattutto tra i più giovani un ulteriore segnale di rottura e di riconquista della vita. Insieme a Matteo, noi ragazzi di TNT – Studenti e Dinamite, porteremo avanti una chiacchierata mensile – ancora per due mesi – per chiarire e rafforzare i punti della nostra lotta contro i falsi miti, le incertezze e le distorsioni che questo mondo genera attorno allo sport e alla sua potenzialità d’elevazione. Chiunque volesse contribuire con una domanda, può contattarci alla mail info.lamiccia@gmail.com.

 

D) Quanto è importante per uno sportivo conoscere i propri limiti, la propria natura e le proprie capacità?
Rispondo a questa domanda mediante una semplice equazione: limite + la propria natura = capacità. Conscio del fatto che la matematica non è una materia mediamente amata dai ragazzi, a volte è giusto “sfruttarla” anziché odiarla per inquadrare e delineare tre aspetti basilari su cui si appoggia e si forgia un atleta. Quando dialogo con i ragazzi, una delle domande che spesso mi viene posta è la seguente: Cos’è il limite? Io lo descrivo sempre come il perfetto equilibrio che allinea Spirito, Anima e Corpo. Bisogna oltrepassare il limite sapendolo rispettare. Esso è una chiamata alle armi. È la miccia che fa innescare il processo di crescita e di miglioramento nell’atleta. Il limite è un muro da abbattere, è ciò che attiva la volontà che spinge l’atleta a continuare a mettersi in gioco in modo disinteressato, apparentemente “insensato” per migliorare se stesso. Il limite è quella sensazione che ci permette di aprire il cuore verso vastità più ampie in noi. Conoscerlo già significa valicare i confini delle proprie paure, per poi andare a risanare le paludi delle proprie insicurezze erigendo in noi dei castelli pronti a difendere ciò che si è conquistato con il sacrificio, volontà e dedizione.
Conoscersi significa capire, capirsi ed elevarsi. Saper tirare fuori il meglio di sé attingendo dalla propria natura. Quindi, divenire se stessi. Ma il limite, essendo una chiamata, può risuonare con doppio sibilo: saper stare nel limite significa stimolare la lungimiranza nell’affrontare le proprie paure affrontando le avversità senza mai cadere nel tranello del titanismo o nel coraggio dei disperati.
Nel libro ”L’atleta combattente”, ho dedicato un capitolo intero sul coraggio della rinuncia. Saper rinunciare ad un obiettivo è bello? Certo che no! Ma è senza dubbio formativo. Reinhold Messner, nel corso della sua carriera alpinistica ha partecipato a ben 100 spedizioni portandone a termine “solo” 30. Ciò vuol dire che ha rinunciato al suo obiettivo per ben 70 volte, eppure è stato il primo alpinista a scalare le 14 vette più alte del mondo senza ausilio dell’ossigeno supplementare, facendo riscrivere così tutti i libri di fisica. Questo esempio riassume cos’è il limite per un atleta: osare l’inosabile alimentando costantemente quel processo di miglioramento che ogni atleta sviluppa nel suo corpo, dando voce alle pulsioni di amore, vita e coraggio, ripudiando allo stesso tempo le provocazioni del “thanatos”. Una componente distruttiva, una pulsione di morte che deriva dall’ego titanico e che distrugge così la virtù più solare che ogni atleta dispone: la vita.
 
La vita è una virtù? Ebbene si! Se fossi un professore di educazione fisica, accompagnerei i miei alunni allo stadio dei marmi, perché tra quei gradoni vi è l’essenza della natura umana. Osserviamo la plasticità delle statue, i muscoli in tensione, corpi pronti all’assalto, ricchi di dinamismo. Nei loro corpi vi è l’essenza della natura come massima espressione di diversità e unicità. Ogni statua è unicamente diversa rispetto a quella a fianco, ognuna è l’espressione della sua natura antropologica: il pugile, l’atleta scalatore, il podista, l’atleta con il giavellotto; ogni statua mostra la singolarità, l’eccezionalità di cui tutti noi disponiamo (ma che dobbiamo riscoprire). Ciò che ci rende incredibilmente unici è il fatto che possediamo risorse infinite e qualità fatte su misura, che il Padre Eterno ci ha affidato affinché facciamo della nostra vita un’opera d’arte. Come scrissi nel primo articolo, le discipline sportive hanno la capacità di risvegliare attitudini umane celate, alimentando e rinvigorendo quelle sfumature che determinano l’unicità e l’autenticità di ogni essere umano: le virtù.
Se consideriamo la nostra vita come un’opera d’arte, le virtù sono quei tasselli che definiscono, arricchiscono e colorano la nostra esistenza differenziandoci e rendendoci unici e irripetibili. Ed è mediante la nostra natura che sviluppiamo e affiniamo le nostre capacità, le quali ci permettono di definirci, facendo emergere la nostra personalità e quindi conoscere se stessi. Qualsiasi disciplina sportiva dispone la potenzialità di rafforzare le capacità di controllo mentale: risolutezza, autocontrollo, coraggio, concertazione, attenzione sostenuta e volontà; queste sono la bussola che ci permette di navigare nella direzione giusta, verso il nostro obiettivo da superare.
Chi in questo momento sta scrivendo queste righe prova le stesse emozioni, gli stessi dubbi, le stesse perplessità e si pone gli stessi quesiti, in cerca di risposte allo stesso modo di chi nel medesimo istante sta leggendo l’articolo, perché ognuno di noi non conosce l’infinito. Ma una cosa è certa: Lo sport è un ponte per trascendere verso le infinite possibilità presenti in noi stessi. Abbiamo tutto…Tutto ciò che serve per potenziarci c’è ed è alla portata di tutti. E se tanto odiamo la società in cui viviamo, dobbiamo ricordarci che il peggior nemico dell’odio è l’amore. Non si combatte il mondo moderno odiando e denunciando banalmente ciò che in esso accade, ma coltivando una differente visione del mondo e della vita in noi. Dobbiamo allenarci, studiare, dedicarci, riprenderci, costruire, raggiungere, saper essere spensierati rimanendo lucidi, saper ridere, saper godersi l’istante. Questo ci porterà oltre il mondo moderno e soprattutto distanti dalle macerie umane che ci circondano. Soltanto così sapremo conoscere e superare i nostri limiti.