L’Ascesi di Eros: la Sublimazione

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«A un livello superiore rispetto al sesso vissuto nella corporeità c’è la sessualità in tutto in suo spessore, e questo corrisponde alla distinzione freudiana tra genitale e sessuale, o, in altri termini, tra energia sessuale e identità sessuale. Tale identità è qualcosa che trascende l’istinto della procreazione. A seconda del suo atteggiamento spirituale, un uomo può sprofondare con tutto il suo essere in questo istinto, può domarlo facendosi violenza e rinchiudere le sue energie come sotto un tappo, oppure può orientarle a un altro scopo, incentrarle su una realtà superiore, pur conservando una certa tonalità affettiva dovuta alla sessualità di tutto il suo essere.
La stessa dinamica si ritrova nella dottrina di Platone sull’eros. L’amore è una funzione essenziale dell’anima che, dal mondo della sensazione, aspira a elevarsi alla comunione perfetta con la dimensione spirituale. Il delirio amoroso è già un’esperienza del mondo delle realtà assolute al di fuori dell’ambito temporale.
L’eros determina la reminiscenza, cioè quella chiaroveggenza, tipica di ogni amore autentico, circa la propria origine eterna e celeste; esso determina anche la riduzione della molteplicità caotica delle sensazioni all’unità dello spirito, il passaggio dal non essere all’essere. La bellezza ispira la fecondità creativa dell’uomo, perché l’amore è essenzialmente l’affermazione Suprema dell’immortalità.
È l’amore che rende immortali, assorbendo l’oggetto amato nell’orbita del proprio movimento verso l’infinito; allo stesso tempo è amato e suscita amore ciò che è degno dell’eternità, che le è conforme. Ma questo impulso possente necessita di una disciplina e in Platone si vede, come in nuce, tutto il processo della sublimazione.
Tale disciplina è una progressione metodica attraverso tappe successive, un’iniziazione sotto la guida delle guide: Eros. È la dialettica dell’innalzamento, bisogna salire i gradini in un movimento sempre ascendente, e a ogni gradino si opera un’unificazione della molteplicità, una concentrazione “sinottica”, una spiritualizzazione integrante. Ogni fase rimuove tutto quello che è dovuto alla dimensione temporale, casuale, affranca dalle determinazioni e dalle finalità meramente empiriche per elevarsi sempre al livello superiore, allo spirituale, alla Bellezza pura. Il suo splendore illumina di luce nuova le tappe percorse: il livello corporeo e le forme empiriche dell’esistenza.
Nella bellezza di un corpo si riconosce lo splendore della bellezza dell’anima che lo rende trasparente; e nella bellezza dell’anima si riconosce lo splendore, il riflesso della Bellezza pura e assoluta o, nel linguaggio cristiano, l’immagine di Dio. Il punto di arrivo di questa ascensione, il suo culmine, appare in una visione senza mediazioni. Secondo Platone, il filosofo contempla il Bello assoluto per mezzo di un organo appropriato, della stessa natura dell’oggetto; la trasfigurazione raggiunge il suo scopo: l’uomo viene divinizzato, il lui tutto è sublimato, tutto è irradiato dallo spirito.
Nel corso della sua ascesa attraverso stadi progressivi, l’energia sessuale si affranca dalla mera animalità; si umanizza, dunque si inserisce qualitativamente nello spirituale. Diventa sempre meno torbida, e perde la sua forza di seduzione per divenire al limite anche inoperante, ma conferire all’uomo tutto il suo dinamismo e la sua vitalità.
Mentre un intervento esterno, un’interdizione ascetica può tutt’al più soffocare la dissonanza; mentre un diversivo, un’attività sportiva, senza operare cambiamenti notevoli, non fa che alleviare lo spirito per un certo tempo, la sublimazione discende alla radice stessa dell’istinto, lo illumina con la sua radice spirituale e opera un cambiamento decisivo. L’istinto viene trasceso e transustanziato»

 

Tratto da Pavel Evdokimov, Il matrimonio sacramento dell’amore, Edizioni Qiqajon, pp. 126-128