Rigenerazione Evola | Forme e presupposti dello Stato Organico (seconda parte)

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Tratto da RigenerazionEvola


Seconda parte del saggio pubblicato da Marco Tarchi sulla rivista Civiltà all’inizio del 1974, intitolato “Prospettive per la strategia – Lo Stato Organico”, interessante integrazione degli articoli di Evola sulla concezione dello Stato di fine anni Cinquanta.

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di Marco Tarchi

Tratto da Civiltà – Anno II – n.4 – gennaio – febbraio 1974

segue dalla prima parte

LIMITI E FORMA ISTITUZIONALE

Rompendo in modo definitivo la stolta convenzione secolare del contrasto tra le competenze del potere supremo e quello del cittadino, il nostro Stato trova il suo limite, come abbiamo accennato, nel perfetto equilibrio tra diritto e dovere. In esso, infatti, alla base della interna funzionalità sta l’interscambio tra la forma (Stato vero e proprio) e la materia (cittadini). Quest’ultima ordina se stessa in una struttura corporativa, come vedremo più avanti, e riconosce nello Stato una funzione di guida e di centro, in una parola di polo positivo. Da una simile concezione discende direttamente il postulato della decentralizzazione delle sue forme amministrative; lungi da ogni burocratizzazione, il centro Statale riconosce a province, regioni ed altri agglomerati sociali ed urbani la massima autonomia, nel quadro però di una visione generale del tutto.

L’autonomia, infatti, è la chiave del movimento funzionale interdipendente delle singole componenti, a differenza dell’indipendenza, che presupponendo una non uniformità, è, dal nostro Stato, assolutamente bandita.

Lo Stato Organico, inoltre, è il garante della iniziativa privata in ogni campo dell’attività umana, riconoscendo ad essa un proficuo ruolo di stimolo e di esempio, laddove non vada a detrimento delle direttive di interesse generale emanate dallo Stato nel proprio ordinamento generale.

Riguardo alla forma istituzionale, riteniamo assolutamente inattendibile la falsa contrapposizione ed il dissidio tra le forme «repubblicana» e «monarchica». Quale senso possono infatti avere questi due termini in uno Stato che si realizza in funzione di autorità e gerarchia? Alternativa ed antitesi non possono sussistere, in un tessuto che si vuole guidato da un principio superiore e al tempo stesso aperto al contributo creativo della base popolare.

Il nostro Stato riunisce in sé una perfetta sintesi dei due termini: il suo principio gerarchico di autorità, infatti, lungi dall’essere affidato ad un Re o ad una Assemblea Costituente, si perpetua a tutti i livelli, dalla officina alla università, dalla amministrazione locale all’Esercito. Garante del perpetuarsi dei principi è un’élite selezionantesi sulla via della fedeltà e della coerenza, un’élite né monetaria né intellettuale, ma Spirituale, responsabile al tempo stesso, come un anello di ogni catena lo è della solidità del tutto, nel confronto del vertice come in quelli della base.

Alla classe dirigente dello Stato Organico spetta, infatti, il fondamentale compito della trasmissione nei due sensi: dal basso verso l’alto (presentazione alla guida dello Stato delle esigenze dei cittadini) dall’alto verso il basso (applicazione su scala nazionale dei postulati che reggono il vertice dello Stato).

RICOSTRUZIONE DELLE STRUTTURE

Non volendo scadere nell’utopia, ci siamo proposti comunque di prendere seriamente gli infiniti ostacoli che la nostra riforma globale e radicale incontrerebbe ed incontra al giorno d’oggi, a causa del dilagare di una mentalità sovversiva da secoli praticamente senza freno.

Molti, in effetti, sono i valori infangati dalla rivoluzione borghese del 1789 e dal comunismo con la sua inversione completa dei significati, che occorre oggi decisamente restaurare.

Uno di questi principi base, assolutamente irrinunciabile in un contesto organico, è la Selezione. Noi riconosciamo la gerarchia, ovvero la naturale differenziazione tra gli uomini e le funzioni. Dobbiamo dunque auspicare la ricerca di un metodo che queste naturali diversità ponga in evidenza, senza alterarle, per offrire a ciascuno, nell’ambito del tutto, l’incarico e la responsabilità che gli competono. Questo strumento è il metodo selettivo, di cui occorre però delineare limiti e forme, ad evitare spiacevoli equivoci. La nostra selezione, per il suo stesso essere naturale, non è né quella del mondo liberal-capitalista, basata sul censo, che tende ad approfondire le divisioni esistenti, né quella marxista, che si risolve in una nullificazione. L’uomo che noi vogliamo deve essere differenziato, e non una anonima rotella dell’ingranaggio collettivista, ma deve essere differenziato per processo naturale.

Noi crediamo nella giustizia dell’eguaglianza di condizioni economiche di partenza, non in quella di un’inesistente eguaglianza delle capacità spirituali, intellettuali e materiali. Ecco perché il nostro Stato si farà un dovere di costruire, in ogni ramo della vita sociale, strumenti appositi di stimolo e valutazione al tempo stesso degli individui che per essi passeranno, che annullino eventuali svantaggi di partenza determinati da fattori accidentali (ambiente di nascita o di abitazione, sfortuna, ecc.), ma che registrino immancabilmente attitudini e limiti di ognuno. Il criterio gerarchico regge, assieme a quello corporativo, l’intera struttura interna dello Stato nella sua attuazione pratica.

In esso, al posto delle burocratiche Camere di rappresentanza democratica, esiste, centro di propulsione della nazione, la Camera Corporativa, costituita in base a criteri di rispondenza organica, Camera che esprime la volontà vincolante delle varie categorie sociali nelle questioni economiche, amministrative, organizzative che le interessano direttamente.

La partecipazione diretta dei cittadini al governo della cosa pubblica è riconosciuta, al di fuori dei normali organismi corporativi, in caso di problemi concernenti un numero elevato di categorie, sulla base della conoscenza dei propri compiti, e si attua nel referendum, strumento di formazione della volontà popolare. Esso serve di orientamento e di guida ai preposti organi dello Stato, a seconda del settore di interesse.

LA CREAZIONE DELL’UOMO

Rigettando la formula liberistica del «laisser faire, laisser passer», il nostro Stato si propone, di contro, un’impresa gigantesca ed affascinante: la creazione di un tipo di uomo, nemico di ogni materialismo, affermatore dei principi spirituali.

Se costruire l’individuo è arduo compito di chiunque, ricostruirlo proprio al culmine del processo dissolutivo della sua personalità può apparire impossibile. Per vincere ogni ostacolo e raggiungere i propri scopi, lo Stato Organico deve dunque predisporre una propria formula di ricostruzione, che segua l’individuo sin dagli anni della sua formazione.

Da ciò si arguisce facilmente l’importanza del ruolo rivestito, in un simile contesto, dall’Educazione.
Sia lo Stato capitalista che quello marxista hanno già attentamente esaminato le possibilità che, se intelligentemente manovrata, la scuola può servire a fini di parte: per i liberal-capitalisti, essa, perduto solo in parte il carattere selettivo, svolge il ruolo di selezionatrice delle forze-lavoro, sfornando a getto continuo occupati e sottoccupati da inserire nel processo produttivo per meglio qualificarlo ed autonomizzarlo. La scuola capitalista è, dunque, scuola di sistema. Nel caso dei marxisti, il discorso non cambia di molto: potente strumento di pressione politica, la scuola socialista, attuando la massificazione attraverso procedimenti quali il voto unico, l’abolizione dell’interrogazione ecc., opera un autentico lavaggio del cervello avente quale scopo ultimo la creazione di una coscienza proletaria diffusa a tutti i livelli.

Lo Stato Organico, al contrario, rifiuta l’abolizione del processo personale di critica; lo stimola e lo favorisce, in un dialogo continuo, nell’ambito stesso dei principi che ne costituiscono la base. Esso intende fornire a tutti una adeguata educazione, rigettando la selezione aprioristica (impossibilità, per motivi di vario genere, di mandare i figli a scuola) e quella casuale (difficoltà di ambiente). Esso riafferma di contro la validità del principio selettivo come strumento di attuazione del principio gerarchico, e, per far sì che questo possa naturalmente esplicarsi, favorisce in ogni modo l’eguaglianza delle condizioni di partenza, tramite la scuola a tempo pieno ed il lavoro di gruppo, al fine di meglio stabilire poi l’effettivo rendimento finale.

A differenza delle scuole liberale e marxista, la scuola del nostro Stato non è creata per inserire ciecamente l’individuo nel processo sociale, ma intende formarlo, renderlo soggetto pensate, ente autonomo. La scuola dello Stato Organico non riconosce il proprio prodotto in una catena di montaggio o dietro ad una scrivania, ma nell’atto che per l’uomo deve ritenersi qualificante: il pensare criticamente. A tale scopo, la scala del processo educativo organico è così concepita: innanzitutto una scuola di formazione mentale, negli anni della prima gioventù, quando le condizioni ricettive dell’individuo sono più adatte, quindi una formazione critica e culturale, sino agli anni della maturità. Indi, una Università di specializzazione, intesa sotto il profilo dell’autentica ricerca culturale, fondata su una base comune, vero e proprio Ateneo, non semplice presupposto di una attività professionale.

Segue nella terza parte