Guerrieri d’Europa | Narva: la battaglia dei popoli europei

271

La storia del nostro Continente è costellata da innumerevoli di esempi di valore incarnati da altrettanti di eroi che si sono distinti in battaglia, indipendentemente da vittoria e sconfitta.  

Riscoprirne le gesta è un dovere e l’obiettivo di questa rubrica a cadenza mensile.


Quella che fu combattuta a Narva (in Estonia) tra il febbraio e il settembre del 1944, non fu una comune battaglia della Seconda Guerra Mondiale, ma rappresenta il più nitido esempio della totale comunione che ci fu tra i popoli europei durante la campagna di Russia.
Al principio della battaglia di Narva, a differenza della prima fase del conflitto, i  russi, cominciavano a dilagare nell’Europa dell’est. 
Ormai, dopo l’annientamento della VI Armata a Stalingrado e la mancata vittoria a Kursk nel 1943, la Wehrmacht si trovava in forte difficoltà anche a causa della totale perdita del Nordafrica e dell’apertura di un nuovo fronte in Italia. A quegli uomini, però, che da mezza Europa (a Narva combatterono, oltre ai comuni soldati tedeschi, soprattutto volontari dell’Europa Nordoccidentale) si erano trovati schiacciati da tutti i lati tutto ciò non interessava minimamente: animati dall’Idea che dall’alba dei tempi conduce pochi eletti verso la gloria eterna, saldi come il marmo resistettero alle orde sovietiche. 
La battaglia di Narva, che a fasi alterne durò dal 2 febbraio al 19 settembre del 1944, fu uno scontro gigantesco e impari, dove poco più di 120.000 soldati tedeschi appoggiati da qualche decina di carri armati affrontarono 500.000 sovietici con 450 corazzati. 
Il piano sovietico era quello di attaccare Narva e, così facendo, sperare che i tedeschi si sarebbero ricongiunti con il resto delle armate a sud onde evitare un accerchiamento, e così facendo, lasciare completamente sguarnito il Baltico. 
All’inizio della battaglia, il fronte tedesco era composto da molti reparti di volontari stranieri, tra cui possiamo annoverare divisioni come la 23° divisione delle SS composta da volontari olandesi o la 28° divisione delle SS composta da belgi provenienti dalla Vallonia (la celebre formazione guidata da Degrelle) e tante altre.
Il primo imponente attacco da parte dei sovietici fu fatto partire il 13 febbraio, ma i pronti uomini della divisione delle SS Nordland (composta da volontari nordici) ricacciarono indietro i sovietici fino al punto di partenza dell’offensiva e addirittura una controffensiva, sempre guidata dagli uomini della Nordland, cacciò i russi dalla sponda occidentale del fiume Narva, inutile dire che, come quasi sempre accadde, la controffensiva sovietica, nonostante i tantissimi mezzi a disposizione, non produsse gli effetti desiderati. Il vero problema per i tedeschi iniziò, quando il gruppo di armate Nord (quindi anche gli uomini che si trovavano a Narva) rimase esposto dopo che i sovietici riuscirono a respingere le armate tedesche più a meridione con l’operazione Bagration. I tedeschi (infliggendo comunque ai sovietici pesantissime perdite) si ritirarono ordinatamente per schierarsi sulla linea Tannenberg (un nome questo, che ritorna spesso nella storia del popolo germanico). Qui i tedeschi si difesero eroicamente, ma a causa del rapporto di forze troppo favorevole ai russi, dovettero ritirarsi dall’Estonia.
L’aspetto che maggiormente deve portarci a ricordare la battaglia di Narva è proprio l’altissima quantità di stranieri tra le fila tedesche. Il loro sacrificio ci indica che, al di sopra delle bandiere nazionali, si innalza la bandiera dell’Idea, che non conosce confini ma che appartiene a tutti coloro che hanno la dignità di servirla.