Le fiabe tradizionali | Cuib femminile (La Baba Jaga)

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Afanas’ev è per il continente russo ciò che i filologi Grimm furono per la Germania.
Alexandr Nikolayevich Afanas’ev fu uno dei massimi pionieri mondiali nello studio del Folklore, Mitologia e tradizioni popolari del suo Paese. Ispirato dal lavoro dei fratelli Grimm, con la collaborazione del celebre lessicografo Vladimir Dal, dal 1850 cominciò la sua opera omnia, la raccolta di antiche fiabe e racconti popolari russi. La sua è stata un’opera grandiosa; della sua vasta collezione si annoverano oltre 600 fiabe.
Senza l’opera dell’Afanas’ev oggi probabilmente il lettore occidentale conoscerebbe poco o nulla della cultura e del folclore russo, che porta con sé, nelle sue meravigliose fiabe popolari, quelle affascinanti atmosfere miste a terrore, mistero, magia e spiritualità, che solo le fiabe russe posseggono.
Tra personaggi tipici della mitologia slava, c’è la baba-jaga, la strega cattiva, talvolta benefica che vive nell’izba, la capanna che poggia sulle zampe di gallina.
Parola chiave: FIDUCIA

(A cura del Cuib Femminile RAIDO)

BABA-JAGA

C’erano una volta un marito e una moglie, ed ebbero una figlia, ma la moglie morì. Il contadino si risposò, e nacque un’altra figlia. Però la seconda moglie non amava la figliastra, e rendeva la vita impossibile alla povera orfanella. Pensa e ripensa, il nostro contadino portò la figlia nel bosco. Cammina per il bosco, guarda, e vedono un’«izba*» con le zampe di gallina. Ecco che il contadino dice: “Izba, Izba! Volgi il dorso alla foresta e guardami”. L’Izba si voltò. Il contadino entra nell’Izba e dentro trovano la baba jaga: prima la testa, in un angolo un piede, nell’altro, l’altro piede. “Sento odor di russo!” dice la “baba-jaga”. Il contadino s’inchina: “Baba-jaga gamba d’osso! Ti ho portato mia figlia a servizio”. “Benissimo! Servimi, servimi”, dice la baba jaga alla fanciulla “ed io ti ricompenserò”. Il padre si accomiatò e tornò a casa.

La baba jaga diede alla fanciulla un mucchio di roba da filare, e la stufa da accendere, e da provvedere a tutto, e poi se ne andò. La fanciulla si appoggia alla stufa e piange amaramente. Accorrono dei topolini e le dicono: “Ragazza; ragazza, perché piangi? Dacci la polentina, e noi ti diremo una bella cosina”. La fanciulla diede la polentina. “Ecco” dicono, “tu infila un filo per ogni fuso”. Tornò la baba jaga: “Beh” dice, “hai provveduto a tutto?”. La ragazza ha tutto pronto. “Bene, adesso và, preparami il bagno.” La baba jaga lodò la fanciulla e le regalò un sacco di cose. Poi uscì di nuovo e le lasciò degli incarichi ancora più difficili. La fanciulla pianse di nuovo. Arrivarono i topolini: “Perché piangi?” chiesero, “bella ragazza? Dacci la polentina, e noi ti diremo una bella cosina”. Essa diede loro la polentina, e i topi le insegnarono di nuovo che cosa doveva fare e come. La baba jaga, tornata che fu, la lodò un’altra volta e le fece dei regali ancora più belli…

Ma la matrigna intanto manda il marito a vedere se la figlia fosse ancora viva. Il contadino andò, arrivò e vide che la figlia era diventata ricca, anzi, ricchissima. La baba jaga non era in casa, ed egli portò via la figlia con sé. Mentre si avvicinarono al loro villaggio, a casa il cagnolino abbaiò: “Bu, bu, bu! Arriva la padroncina, arriva la padroncina!” La matrigna corse fuori, e picchiò il cane col matterello. “Bugiardo,” lo sgrida “faresti meglio a dire: sento il rumore delle sue ossa nella cassettina!” Ma il cane continuò tale e quale. Arrivarono padre e figlia. La matrigna non diede pace al marito, perché portasse dalla “baba-jaga” anche l’altra figlia. Tanto disse e tanto fece che alla fine il contadino gliela portò.

La baba jaga lasciò anche a lei il lavoro e uscì. La ragazza era fuori di sé per la stizza e pianse. Accorsero i topolini. “Ragazza, ragazza, perché piangi?” chiesero. Ma lei non li fece neppure finire, e giù botte, col matterello e col resto; con loro si diede un gran daffare, ma, quanto al resto, non fece un bel nulla! Arrivò la baba jaga, si arrabbiò tantissimo.

La volta dopo, stessa cosa: allora la baba jaga se la mangiò, e mise le ossa in una cassettina. A questo punto la madre mandò il marito a cercare la figlia. Il padre andò, ma riportò solo gli ossicini. Quando s’avvicinò al villaggio, il cagnolino, davanti alla casa, abbaia di nuovo: “Bu, bu, bu! Sento il rumore delle ossa nella cassettina!” Arrivò il marito; la moglie stramazzò, morta.

Eccoti una storiella, e a me una ciambella.

* izba: la capanna che poggia sulle zampe di gallina dove vive la Baba Jaga.