Rigenerazione Evola | La natura segreta della Società delle Nazioni

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Tratto da RigenerazionEvola


Con lo scoppio della guerra in Ucraina e la riedizione di una “guerra fredda” fra blocco americano-euro-atlantista da una parte e blocco russo-sino-asiatico dall’altro, dai connotati sicuramente diversi dalla precedente e con un carattere fortemente escatologico,  il mondo intero sta attraversando una di quelle fasi critiche della storia, dalla quale ben difficilmente si tornerà indietro, e che, unitamente a tutte le altre “emergenze” in corso, potrebbe aprire scenari decisivi e finali. Le prime conseguenze negative sul piano economico, sociale e geopolitico sembrano essere solo l’antipasto su un piano materiale (peraltro in via di progressivo peggioramento) di ripercussioni molto più importanti sul piano sottile e spirituale.

La prima assemblea della Società delle Nazioni nel 1920

Certamente molte delle criticità odierne, sia negli attori (ufficiali ed occulti) dello scacchiere mondiale che nelle ideologie (più o meno palesi) che li animano, hanno radici tanto antiche quanto salde. Negli anni Trenta del secolo scorso, si attraversò un’altra fase storicamente decisiva, dai tratti per molti versi simili, per livello di criticità, mutatis mutandis, a quello attuale, che sfociò in un conflitto “cosmico” ove si scontrarono visioni del mondo radicalmente contrapposte e agirono forze di carattere non solo materiale, che aprì le porte alla fase finale del ciclo temporale in cui stiamo vivendo. Sarà pertanto significativo riproporre alcuni articoli di Julius Evola e non solo che disegnavano scenari e svelavano trame sotterranee di quegli anni decisivi, ma che consentono di sviluppare  riflessioni importanti anche sugli avvenimenti in atto.

Oggi proponiamo un articolo intitolato “S.d.N. Superstato massonico”, pubblicato su “La Vita Italiana” nel febbraio 1937 e del quale, nell’aprile dello stesso anno, Julius Evola avrebbe proposto, come da prassi, un concentrato sulle pagine de “Lo Stato”, intitolato “L’essenza massonica della S.d.N.”. L’articolo, prendendo spunto dall’omonima opera del giornalista e saggista Léon De Poncins, pubblicata in Francia nel 1936 (insieme alla ben più nota “Guerra occulta” scritta con Emmanuel Malynski), si soffermava sulla natura massonica ed antitradizionale della Società delle Nazioni, la celebre organizzazione intercontinentale la cui fondazione, al termine della prima guerra mondiale, fu dapprima pianificata nell’ambito della conferenza di pace di Parigi del 1919, e poi ufficializzata il 28 giugno 1919 con la firma del trattato di Versailles. La SDN costituì la prima organizzazione sovranazionale che si pose formalmente l’obiettivo “filantropico-sociale” di accrescere il benessere e la qualità della vita degli esseri umani: il tipico specchietto per le allodole che nasconde, notoriamente, ben altre finalità occulte. La Società delle Nazioni si sciolse al termine della seconda guerra mondiale, dopo che, verrebbe da dire, fu portata a compimento la prima parte di un certo “progetto”. Il “testimone” fu lasciato all’Organizzazione delle Nazioni Unite, l’O.N.U., che, unitamente ad altre entità internazionali che a ruota sarebbero venute alla luce, avrebbe portato avanti fino ai tempi d’oggi le fasi successive di quel “disegno”.

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di Julius Evola

tratto da “La Vita Italiana”, febbraio 1937

Contro coloro che indagano i retroscena della storia e presentono le influenze occulte, cui spesso gli avvenimenti visibili obbediscono, si muove volentieri l’accusa di fantasticheria e di visionarismo. Certo, oggi soprattutto non mancano menti scalmanate, pronte a veder spettri per ogni dove. Ma è altrettanto vero, che la limitazione propria al «positivismo» saccente delle accuse suaccennate è non meno pericolosa e da diffidarsi. Noi ci domandiamo se, qualora, per caso, davvero esistessero delle influenze occulte dietro alla storia, proprio quei critici non ne fossero per primi le vittime e gli strumenti, dato che tali influenze s’ingegnerebbero di certo, nel loro interesse e per continuare la loro opera, a diffondere la persuasione generale «positiva», che tutto nella storia vada avanti automaticamente e che ogni finalità occulta degli avvenimenti storici sia solo prodotto di esaltazione ideologica.

Osservazioni del genere potrebbero valere in sede introduttiva anche per ogni studio della famosa questione ebraica e della metodologia che ad essa è veramente adeguata. E bisogna anche guardarsi dal tranello, consistente nel coinvolgere nel discredito, in cui può eventualmente cadere una data formulazione di una idea, la sostanza di questa stessa idea, la quale può invece conservare interamente il suo valore su di un altro piano. Per spiegarci con un esempio, quand’anche si riuscisse a indicare la difficoltà di provare l’esistenza effettiva di un complotto mondiale ebraico sulla base di una azione cosciente diretta in tutte le sue parti e in tutti i suoi effetti da una regolare organizzazione di uomini in carne e ossa, pure resterebbe impregiudicato il problema relativo alla realtà o meno di una enigmatica ma pur precisa intelligenza, di cui molti esponenti dell’ebraismo possono perfino non rendersi conto, ma che cionondimeno si palesa inequivocabilmente a chi confronti le tendenzialità proprie a molte correnti e a molti avvenimenti, in cui l’elemento ebraico ha avuto una parte essenziale.

Ma non è dell’ebraismo che in questo articolo vogliamo propriamente trattare. Noi vogliamo piuttosto riferirci ad un altro caso di rapporti «causali» fra ideologie e influenze segrete da una parte, e risultati storici dall’altra. Si tratta della relazione fra Massoneria e Società delle Nazioni.
Uno scrittore tradizionalista francese, che forse il lettore conosce per via di un articolo che già dedicammo ad un altro suo libro su queste stesse pagine (cfr. La Guerra Occulta, n. Di dicembre 1936), ha curato recentissimamente la pubblicazione di un documento interessantissimo per chiunque s’intenda a sondare i «sottosuoli» storici. È il rendiconto segreto delle sedute di un Congresso della Massoneria delle nazioni alleate e neutre tenutosi dal 28 al 30 giugno 1917 a Parigi, con la partecipazione o l’adesione dei rappresentanti di ben 22 logge sparse un po’ per tutto il mondo (1). In questo congresso, svòltosi dunque più di un anno prima della fine della guerra, si scoprono le vere finalità dell’azione massonica internazionale, ed appare in modo inconfutabile che la Società delle Nazioni, nel nome quanto nello spirito, risulta corrispondere ad un piano preciso preordinato dalla Massoneria internazionale, non solo, ma, più in generale, da forze occulte intese a far della guerra mondiale lo strumento prezioso per la distruzione definitiva dell’Europa aristocratica e tradizionale e per il livellamento e la democratizzazione a pieno di ogni popolo «civile».

Due temi furono posti all’ordine del giorno dal Congresso massonico di Parigi: la natura dei trattati di pace e la costituzione della Società delle Nazioni. La costituzione della Società delle Nazioni fu l’oggetto principale delle discussioni, in conformità delle parole stesse dell’ordine di convocazione lanciato in tutti i paesi dalla Massoneria francese: «Questo Congresso avrà per missione ricercare i mezzi per giungere a costituire la Società delle Nazioni… È dovere della Massoneria… far intendere la sua grande voce umanitaria e dirigere i popoli verso una organizzazione generale che farà loro da salvaguardia».

Il vero senso di questo compito «umanitario», che doveva sedurre tante menti inette o imbelli, si rivela subito attraverso l’interpretazione che il Congresso massonico, con parole inequivocabili, dà alla guerra mondiale. Come dice giustamente il De Poncins, questa guerra, da lotta delle nazioni, viene trasformata in lotta sociale mondiale e assume i tratti di una vera a propria «guerra santa della rivoluzione in marcia». I varii aspetti di essa passano al secondo piano per i congressisti massoni, rispetto ad un aspetto centrale, che è «il duello gigantesco fra due principii opposti», e cioè «quello della democrazia e quello dell’imperialismo». «Questa guerra, scatenata dalle autocrazie militari, si è trasformata in un formidabile scontro fra le democrazie organizzate e le potenze militari e dispotiche» (tutte parole testuali dei relatori del Congresso); donde la conclusione, che «se vi è una guerra santa, è proprio questa, e noi dobbiamo ripeterlo instancabilmente».
«Noi siamo chiamati a far trionfare ciò che la Santa Alleanza, basata su principii opposti ai nostri, ha minacciato di compromettere» e cioè: «Noi coroneremo l’opera della Rivoluzione francese». Non si potrebbe desiderare maggiore chiarezza. Da qui, una doppia finalità: una finalità interna alle singole nazioni, che dovrebbero approfittare del cataclisma mondiale per liberarsi da ogni superstite forma antirivoluzionaria e – secondo il gergo giacobino d’uso – «dispotica» e per riaffermare integralmente i famosi «diritti dell’uomo»; poi, una finalità internazionale, che consiste nella estensione dell’ideologia rivoluzionaria dai singoli individui ai singoli popoli, cioè nel passaggio dai «diritti dell’uomo» al «principio della nazionalità» e al «diritto dei popoli», con l’epilogo di un affondamento definitivo nel pantano della democrazia internazionale. A ciò corrisponde l’idea massonica della Società delle Nazioni, idea, che, già due anni prima della costituzione effettiva dell’istituto ginevrino, viene significativamente dichiarata convergente del tutto con l’ideologia wilsoniana, come secondo queste precise affermazioni del Congresso massonico: «I principii eterni della Framassoneria sono interamente conformi a quelli proclamati dal presidente Wilson per difendere la civiltà (!!) e la libertà dei popoli… In Congresso dichiara di esser felice di collaborare col presidente Wilson per la realizzazione di quell’opera di giustizia internazionale e di fraternità democratica, che rappresenta l’ideale stesso della Massoneria». La Società delle Nazioni – «beninteso, quella realizzata dalla democrazia» – viene dunque additata come «lo scopo vero della guerra».

In un articolo massonico significativo, riprodotto opportunamente dal De Poncins nel suo libro, si leggono queste parole: «Tale è il compito ineluttabile, che ci si è imposto, poiché noi abbiamo corroso, rovesciato, abbattuto, demolito, con un furore che potè sembrar talvolta cieco, per ricostruire in condizioni migliori… Ora, il terreno essendo ormai disseminato di rovine, che sono la nostra opera, è tempo di metterci sul serio ad imparare il nostro mestiere di costruttori e di veri massoni». Noi aggiungiamo queste due altre citazioni, l’una tratta dalla rivista ebraica Der Jude e l’altra dell’ebreo E. Ludwig: «Il controllo di queste tre potenze (la Russia zarista, la Germania monarchica e l’Austria cattolica) nelle loro antiche forme significa una facilitazione essenziale per la condotta della politica ebraica». «La guerra fu condotta a fondo… per imporre al centro dell’Europa forme moderne di governo, quanto quelle che dominavano d’intorno (cioè liberaldemocratiche). I partigiani di una pace separata avrebbero potuto salvare sia lo Zar che il Kaiser, conservandoci così un’Europa insopportabile». Tali vedute collimano interamente con i piani del Congresso massonico di Parigi. La distruzione già in atto in sede di una «cultura» laica e antitradizionale penetrata in quasi ogni cellula del tessuto europeo, deve esser condotta a fondo anche politicamente attraverso la vittoria degli AlleatiGli Asburgo vanno rovesciati, gli Hohenzollern dovranno abdicare e i popoli dell’Europa centrale «dovranno esser posti nell’impossibilità di venir asserviti dai loro antichi padroni» – tutto ciò, decretato a più di un anno di distanza dal termine della guerra; col che si scopre l’obbiettivo vero, il passaggio insidioso dalla lotta delle nazioni a quella contro un principio, il quale poi finisce con l’identificarsi non solo a quello delle aristocrazie regali legittime, ma a quello di ogni autorità e dello Stato in genere, dato che si dichiara non esservi, sulla base della «religione laica massonica», alcun posto per «lo Stato tirannicamente (?) dottrinario».

Un’opera di devirilizzazione e di mortificazione democratica è dunque la condizione, a che una nazione possa chiamarsi tale e come tale possa entrar a far parte della costituenda Società delle Nazioni. «Un popolo che non è libero, cioè che non possiede le istituzioni democratiche e liberali indispensabili al suo sviluppo, non può costituire una nazione» – questo è il preciso testo dell’articolo 4 della carta delle Società della Nazioni, quale fu stesa dal Congresso massonico; dal che si vede dove, di là dal falso-scopo occasionale presentato dagli Imperi centrali (la Russia, allora, per opportunità, veniva taciuta), si andavano concentrando le vere intenzioni: verso un fronte della democrazia internazionale da organizzarsi nei termini di un Superstato, per mettere fuori legge e dichiarare nemico universale ogni popolo che si sottragga alla tirannia del principio rivoluzionario, liberale e antitradizionale.

E il lettore qui vede a poco a poco stabilirsi il senso di «incontri» tutt’altro che fortuiti: egli può penetrare più nel profondo l’ipocrita farsa societaria e non stupirsi più se l’istituto ginevrino, a parole strumento di pace universale, sia stato sul punto di scatenare una nuova guerra nel segno di un’alleanza della democrazia capitalista col bolscevismo, guerra, che avrebbe fatto fare ancora un nuovo passo avanti al progresso rivoluzionario con lo stroncare o l’umiliare l’Italia fascista: ed è significativo che nel fac-simile di processo societario si sia sempre alluso al «governo» italiano, e mai alla nazione italiana, distinzione oculata che procede esattamente dai principii sopra esposti. Del resto, è forse un caso che, se il congegno societario avesse dovuto davvero agire esecutivamente quando lo doveva, esso avrebbe scatenato gli eserciti e le flotte del mondo prima contro la Germania e poi contro il Giappone, ossia contro i due popoli che, insieme all’Italia, rappresentano i massimi esponenti dell’idea nazionale autoritaria, ma per questo, secondo il concetto massonico, non avrebbero nemmeno il diritto di chiamarsi nazioni?

Il documento massonico è interessante non solo perché fissa già i punti fondamentali, tecnici, giuridici e esecutivi, della Società delle Nazioni, ma anche perché, ad un anno e più d’anticipo sulla fine della guerra, studia il piano dei futuri trattati di pace, svelandocene così lo spirito. Il De Poncins scrive giustamente che «in conformità alle direttive segrete del Congresso massonico dal giugno 1917, l’oggetto della famosa e pietosa Conferenza di Parigi fu di legalizzare e consolidare mediante la pace ebraico-massonica le nuove conquiste: conquiste, che non erano quelle della Francia, dell’Inghilterra e dell’Italia, le quali costituivano solo l’accessorio, ma quelle del progresso rivoluzionario e democratico, le quali costituivano l’essenziale». È una Conferenza, che non trova il suo simile in tutta la storia passata, poiché non fu un Congresso nel quale «si discute e negozia, ma una specie di corte d’assise della storia, ove, alla luce della Democrazia, il mondo doveva venire giudicato». A partir da questo momento fatidico, disgregata l’Austria, ebraizzata e democratizzata la Germania, accordata la più indulgente assoluzione alla Russia bolscevica e traditrice degli Alleati, sarebbe subentrata l’epoca nuova, come «un Eden perfezionato, ove fiorirebbero gli immortali principii e dove soltanto i frutti della Rivoluzione francese e del Manifesto Comunista non sarebbero frutti proibiti».

Ma i rivolgimenti storici degli ultimi anni hanno mostrato la breve vita di una simile finzione. Quella lotta fra grandi idee supernazionali, che sembrava essersi esaurita con l’avvento dell’ideologia wilsoniana, si riaccende e anzi si precisa, per quel che riguarda il fronte rivoluzionario. La bandiera antitradizionale già sventolata dalla democrazia e dalla massoneria è passata nelle mani più ferme e spregiudicate dell’internazionale proletaria bolscevica. La Società delle Nazioni non sussiste più che come un residuo, in cui si rende sempre più palese, che il mito della pace e del diritto dei popoli è solo lo strumento di volontà egemonistiche le quali poi, a loro volta, da dietro le quinte, mettono capo a potenze mascherate. Di contro a ciò, il nuovo fronte costituito da nazioni, che non si affermano più come semplicemente tali, ma altresì come portatrici di una idea, dalla quale esse traggono la loro nuova solidarietà di volere e di azione: l’idea antibolscevica. Da qui la nuova lotta, il primo episodio quale è stato vinto attraverso l’esito trionfale dell’impresa abissina e la creazione dell’Impero italiano, il cui secondo episodio sta svolgendosi nella lotta internazionale che si combatte in Spagna; la cui battaglia decisiva sarà certamente il non lontano destino, al quale deve già prepararsi ogni forza ancor valida dell’antica civiltà europea.

Nota dell’autore

(1) L. De Poncins: La dictature des puissances occultes; S.d.N, Super-Etat Maçonnique – G. Beauchesne ed. Paris, 1936.