Conflitto russo-ucraino: questione di Civiltà

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In un’intervista rilasciata qualche giorno fa, il filosofo e politologo russo Alexander Dugin è nuovamente tornato a parlare del conflitto russo-ucraino.
Partendo da una prospettiva completamente diversa da quella della maggior parte degli opinionisti e analisti presenti ormai a reti unificate sui teleschermi nazionali e internazionali, il filosofo politico cerca di svelare le vere ragioni alla base del conflitto.
Ragioni economiche?
Mire espansionistiche?
Ragioni di natura esclusivamente materiale?
NO!
Dugin nell’intervista è molto chiaro e anche quando parla dei possibili territori da conquistare utilizza sempre delle accezioni che fanno comprendere come tutti questi non siano altro che obiettivi secondari, o per meglio dire propedeutici al raggiungimento di uno scopo ben più grande e nobile rispetto a quello propinato dai burattinai democrati: È una questione di essere o non essere“.
Perché senza troppi giri di parole e senza chissà quale velleità di voler conoscere e comprendere qualsiasi azione o decisione dei vari attori (Zelensky per un’evidente deformazione professionale) coinvolti all’interno di questa guerra, è evidente come l’esito di quest’ultima possa incidere profondamente sui destini futuri di questo mondo e sulla natura dell’uomo.
Perché questa non è la guerra tra due nazioni o tra due popoli, questa è una guerra che affonda le sue radici in una visione del mondo e dell’uomo totalmente contrapposta. È una questione di Civiltà.

(Tratto da quotidiano.net) – Ecco qual è la guerra santa della Russia

Perché Putin ha invaso l’Ucraina? Perché vuole il Donbass. Perché vuole anche Odessa, e uno sbocco sul Mar Nero. Perché si sente accerchiato dalla Nato. Perché vuole ripristinare l’Unione Sovietica o meglio l’Impero zarista. 
Queste sono le risposte che ci siamo dati finora. E ce le siamo date perché siamo superficiali.

Perché siamo abituati a pensare che tutto ciò che succede al mondo abbia solo motivazioni economiche o politiche. Perché dando ormai valore esclusivamente alle cose materiali, pensiamo che tutti, in ogni parte della Terra, ragionino come noi. Leggete che cosa dice Dugin. Non parla della Nato, né della denazificazione, né della popolazione russa del Donbass. E quando parla dei territori da conquistare, ne parla come di un dettaglio in vista di una battaglia ben più grande. “È una questione di essere o non essere”, dice Dugin.

Essere la Russia e non essere l’Occidente moderno, “una civiltà completamente decadente”. Essere “una civiltà separata speciale” e non essere “la cultura europea contemporanea che è una cultura del cancellamento, Lgbt, trasumanesimo e postmodernismo”. Essere una civiltà “ortodossa ed eurasiatica” e non essere “l’Unione Europea liberalista e degenerata”. “Il Nuovo Ordine Mondiale voluto dall’Occidente – dice Dugin – intende insediare un governo transnazionale che detta all’umanità quali valori, norme e regole sono obbligatori, quali sono accettabili e quali sono vietati”. “Ai nostri occhi – questa è la frase chiave – è la civiltà dell’Anticristo”.

Dugin mente, e in realtà cerca una giustificazione ideale per coprire interessi economici? Illudiamoci pure che sia così. Ma se anche così fosse, non cambierebbe nulla. Che le unioni omosessuali siano più gravi dei bombardamenti, che Papa Francesco sia “insignificante e non influente” e che la nostra sia la civiltà dell’Anticristo lo credono in molti in Russia. E lo pensano in molti anche qui da noi. Lo pensano non pochi cattolici (ben oltre la consueta platea dei tradizionalisti) e lo pensano comunque tanti italiani: non a caso Dugin dice che la Russia contava sull’appoggio di un paio di nostri partiti che negli ultimi anni hanno fatto il pieno nelle urne. È una guerra, questa, fra due mondi. Uno che crede in cose sbagliate, un altro che non crede più a niente.