FUOCO | C’eravamo tanto a(r)mati. Come siamo arrivati alla guerra in Ucraina?

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 è Dottore in Politica Mondiale, collaboratore della rivista ‘Eurasia’, del ‘Centro Studi Eurasia e Mediterraneo’ e di ‘Anteo Edizioni’.

All’indomani dell’inizio dello scontro tra Russia e Ucraina il noto settimanale statunitense Time è andato in stampa mettendo in copertina un fiero carro armato russo in procinto di addentrarsi nel territorio dell’Ucraina. Parafrasando il celebre e abusato concetto teorizzato da Francis Fukuyama circa la ‘fine della storia’ all’indomani della fine della Guerra Fredda, il Time sotto il carro titolava: ‘Il ritorno della storia? Come Putin ha infranto i sogni dell’Europa‘La copertina offre invero il gancio ad alcune considerazioni di carattere geostorico e geopolitico, tramite le quali è possibile sia comprendere gli attuali eventi bellici internazionali, sia le scelte che i nostri governanti stanno compiendo nei confronti dell’Europa orientale e della Russia, individuando così sia quali sogni si sarebbero infranti, sia cosa comporterà il brusco risveglio. 

Per quanto riguarda il periodo geostorico in cui ci troviamo, l’influentissimo geografo inglese Halford Mackinder nel 1904 tenne la famosa conferenza ‘Il perno geografico della storia, nella quale sostenne che il mondo era appena entrato nell’epoca geostorica postcolombiana (sec. XX – ad oggi). Se il mondo colombiano (sec. XV-XIX) aveva visto gli europei fuggire lungo l’oceano – divenendo così i padroni del mondo per il tramite dei loro imperi coloniali transoceanici – dal XX secolo solo imperi continentali, e non più coloniali, possono essere protagonisti nella scena mondiale. Lo spazio europeo o si sarebbe unificato in un’unica entità politica o l’Europa avrebbe progressivamente perduto la propria centralità, divenendo così oggetto della politica degli imperi continentali che si stavano affacciando sul mondo.  

Invero, l’ultimo ciclo di guerre europee (1914-1918, 1939-1945, 1947-1989, 1991 – ad oggi), non ancora conclusosi – e che si potrebbe persino definire come Seconda Guerra dei Cent’Anni (1914-202(?)), di cui la parte più terribile e sanguinosa potrebbe non ancora essere arrivata – si inserisce in questo contesto geostorico e geopolitico: nella volontà di taluni attori politici di prevenire l’unificazione dello spazio europeo vis-à-vis la volontà di talaltri di ottenerla, nonché della sempre più evidente trasformazione dell’Europa nell’oggetto della politica altrui. 

I primi due grandi eventi bellici dell’ultimo ciclo di guerre europee hanno comportato il progressivo frazionamento degli attori politici euro-continentali non egocentrici, ovvero i principali candidati all’unificazione del continente per il tramite di un perno eurocentrico: impero tedesco, austro-ungarico, ottomano e, parzialmente, russo. In particolar modo, nel 1945 si assiste alla finis Europae come conseguenza della finis Germaniae, ovvero la distruzione e divisione del cadavere distrutto dell’Europa tra Oriente russo-sovietico e Occidente atlantico-americano. Stati Uniti e Unione Sovietica fecero dell’Europa centrale il proprio campo di scontro, dove poter dar sfogo alla rivalità politica mondiale che si era aperta tra di loro subito dopo la comune vittoria. Entrambi gli attori iniziarono a operare la retorica anti-hitleriana per giustificare la propria occupazione dell’Europa centrale. […]

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