Sei stata in Crimea? Non puoi partecipare all’Eurovision!

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Abbiamo avuto già diverse occasioni di commentare come la narrazione a senso unico della pandemia sia stata sostituita con le medesime modalità da quella della guerra in Ucraina: un totalitario monopensiero dominante che sfocia spesso nella parodia di se stesso e informa ogni aspetto della società, partendo dalla banale discussione al bar, passando per l’economia, fino ad arrivare ovviamente al mondo dello spettacolo: una delle principali armi di distrazione di massa
Non si sarà stupito nessuno quindi che l’Eurovision sia stato vinto proprio dalla band Ucraina, la quale non ha certo perso l’occasione di mandare un messaggio politico netto e schierato.
Il retroscena che rende interessante la vicenda, e che dimostra quanto sia impenetrabile la cortina di propaganda scesa sul mondo, è quello che vede protagonista la cantante Alina Pash. Questa rapper Ucraina di 29 anni ha vinto in patria il concorso musicale Vidbir con il brano “Shadows of Forgotten Ancestors”, e pertanto avrebbe dovuto rappresentare lei il suo paese all’Eurovision. Essendo però emerso un suo viaggio in Crimea effettuato nel 2015, l’artista (che tra l’altro nega di averlo fatto) è stata vittima di un attacco politico talmente forte da farla ritirare. Così l’emittente nazionale ha indicato come nuovi rappresentanti i secondi classificati, cioè la ormai nota e vincitrice Kalush Orchestra.

(tratto da Ilfattoquotidiano.it) – Eurovision 2022, il clamoroso “caso politico” della scelta della canzone della Kalush Orchestra per l’Ucraina

Sono soprattutto due i criteri di selezione che i vari Paesi europei adottano per scegliere il proprio rappresentare da mandare sul palco di Eurovision Song Contest. Per l’Italia c’è il Festival di Sanremo, ma non sempre è stato così come, ad esempio, è successo con Emma nel 2014. I favoriti di quest’anno, l’Ucraina con Kalush Orchestra, sono entrati in corsa e dopo un clamoroso ritiro per motivi politici.
In molti durante le due Semifinali di Eurovision Song Contest 2022 si sono chiesti come alcune canzoni e artisti siano finiti sul palco del Pala Olimpico di Torino e spesso la domanda non era in accezione positiva. Al di là dei gusti personali i 40 Paesi europei in concorso si sono attenuti alle direttive dell’Ebu, l’ente che organizza l’evento. Dunque la selezione dei cantanti in gara spetta in primis alle emittenti televisive di ogni singolo Paese che trasmette l’Eurovision. Di prassi si sceglie la strada della selezione interna ossia che è l’emittente stessa che decide chi mandare in gara. Per fare un esempio concreto è successo anche all’Italia. Emma è andata in gara con “La mia Città” nel 2014 perché designata dalla Rai. Quindi non si era deciso di designare il vincitore del Festival: quell’anno al primo posto si era classificata Arisa con “Controvento”. Dall’anno successivo con Il Volo e “Grande amore” si è ristabilita la prassi di “pescare” dal bacino del Festival il rappresentante italiano per Eurovision.
Un altro criterio di selezione dei partecipanti dell’evento è proprio l’organizzazione di un Festival musicale creato ad hoc oppure già preesistente. Il vincitore di un Festival non necessariamente deve andare a Eurovision, qualora non accettasse si provvede a scegliere un altro concorrente della kermesse. Un po’ come è accaduto a Francesca Michielin nel 2016 con “Nessun grado di separazione”, classificata al secondo posto dietro gli Stadio. La band capitanata da Gaetano Curreri aveva deciso di cedere il passo: “Ci piacerebbe molto partecipare, ma abbiamo un tour già programmato. Se ci andasse un giovane noi saremmo solo che contenti”. Così la Michielin si è ritrovata a rappresentare l’Italia in Svezia con “No Degree Of Separation”, in cui ha inserito dei versi in inglese al testo originale italiano. Perché c’è anche da dire che non necessariamente un concorrente deve portare il brano con cui ha vinto la selezione, può anche sceglierne un altro. Così ha fatto, ad esempio, quest’anno Emma Muscat che aveva vinto Malta Eurovision Song Contest 2022 con “Out of sight” e ha portato, invece, “I Am What I Am”.
Guardando gli esempi di altri Paesi in gara alla manifestazione internazionali si scopre che ci sono selezioni famosissime come quella della Svezia che ha il suo “Sanremo”, il Melodifestivalen giunto alla 62esima edizione. L’Albania si affida alla sua kermesse tradizionale Festivali i Kenges, quest’anno alla 60esima edizione. Poi ci sono casi interessanti come la Spagna che si è affidata alla nuovissima rassegna Benidorm Fest, alla sua prima edizione mentre Israele ha pescato il suo rappresentante da X Factor. Novità anche per San Marino che ha affidato alla ormai manifestazione cult “Una voce per San Marino” – sui social non sono state le critiche all’organizzazione – la scelta di mandare Achille Lauro, poi eliminato alla seconda Semifinale. Poi c’è il caso della Francia che attraverso l’emittente televisiva France Televisions ha istituito un evento ad hoc “Eurovision France, c’est vous qui décidez 2022”. Infine sono molti i Paesi che hanno deciso di affidare internamente al boradcast televisivo la scelta come – ad esempio – la Grecia, Cipro, Bulgaria, Belgio, Regno Unito, Svizzera e la favorita alla vittoria finale Ucraina. Ma su quest’ultima decisione in realtà pesa un ritiro importante.
Il rappresentante dell’Ucraina è stato selezionato all’interno della sesta edizione della rassegna Vidbir. La vincitrice è stata Alina Paš con “Shadows of Forgotten Ancestors”. La cantante (nota nel suo Paese per essere arrivata terza a X Factor) però è stata al centro di una furiosa polemica politica. È emerso infatti che Alina Paš nel 2015 si era recata in Crimea. Una legge ucraina vietava assolutamente il transito in quei territori proprio per la controversia con la Russia. Dopo le polemiche la cantante ha rinunciato a partecipare commentando: “Sono un’artista, non una politica. Non voglio questa guerra virtuale e l’odio”. Così per una decisione interna dell’emittente ucraina Nacional’na Suspil’na Teleradiokompanija Ukraïny è stata indicata la Kalush Orchestra con “Stefania”, secondi classificati alla rassegna Vidbir. Insomma una storia avvincente che potrebbe contribuire a spingere ancora di più la vittoria della Kalush Orchestra nel segno della fortuna, dell’ottima performance e del messaggio politico di pace che parte proprio da Eurovision.