Vires VS Virus • pillole tradizionali contro il contagio della paura – 35

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«Chi veramente conta [in democrazia, ndr] non è il popolo, non sono i vescovi. È un potere nascosto dietro i popoli e i vescovi. Il potere del più forte di turno».
(Messer Arcibaldo – Lettere di un esperto diavolo a un apprendista tentatore, S.M. Lanzetta – ed. Fede & Cultura)
Arcibaldo mette in guardia Polliodoro sul fatto che per adescare chi governa non occorre lavorare sulla base, sul popolo, né sui presunti vertici ma su chi “tira le fila” cioè su chi detiene la forza per determinare i governi.
Tale prerogativa, chiarisce l’esperto diavolo al suo allievo, è del «più forte di turno» cioè «di chi ha più soldi, che può essere un programma, un’idea, una persona, i mass-media, ma mai il gruppo, il governo del popolo o il governo dei vescovi». 
Il Diavolo conosce bene il limite dei regimi formalmente democratici: quello di essere facilmente manipolabili da chi detiene il controllo dei media e che può quindi influenzare e dirigere il consenso.
I mezzi di informazione sono nelle mani di pochissimi individui con interessi giganteschi. Essi manipolano senza scrupoli la verità in funzione dei propri tornaconti, indirizzando i comportamenti delle masse. Al popolo non resta quindi altro ruolo che quello di spettatore passivo della recita inscenata dai padroni del sistema.
Persino le pseudo-scienze moderne, in primis la psicologia, sono utili al potere per gestire l’opinione pubblica con vere e proprie tecniche di manipolazione.
Una “terapia del consenso” in grado di costruire la versione di democrazia più funzionale al mantenimento del potere precostituito. Infatti, il main stream conosce benissimo il meccanismo di persuasione della mente collettiva ed è in grado di indirizzare le masse senza che loro nemmeno se ne accorgano.
L’arte della democrazia, consiste quindi nell’abilità di chi la controlla di trovare una narrazione tollerabile della realtà propedeutica a instillare le opinioni desiderate. Una messa in scena in cui la Verità è sostituita dai reality e dove gli unici valori a cui è concesso prestare fede sono quelli propagandati in televisione, sul pc o sullo smartphone.
«Non è la democrazia che fa la verità, come il più delle volte si pretende; è invece la verità che fonda la democrazia»