Recensione | Ignoto militi (28.05.2022)

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Il 28 Aprile è avvenuta la presentazione del libro Ignoto Militi – Le donne raccontano il figlio d’Italia presso la sede della Comunità Militante Raido, evento curato dal Cuib Femminile di Raido, il quale ha anche partecipato alla stesura del libro stesso, edito per i tipi di Idrovolante edizioni. A seguito della presentazione è stato offerto a tutti gli ospiti un aperitivo presso il Bar Scirè all’interno della sede di Raido.

Prima di entrare nel vivo dell’argomento, è stato dedicato qualche minuto al commosso ricordo di Alessia Augello, troppo precocemente scomparsa, alla quale sono state dedicate alcune parole tratte da “Cittadella” di Antoine de Saint-Exupéry:

“Io traccerò il mio solco, dapprima senza capire. Procederò, semplicemente…Io sono dell’Impero e l’Impero è legato a me poiché non so distinguermi da esso. Non posso attendere nulla da ciò che in un primo tempo non ho fondato, padre dei miei figli che sono legati a me. Non sono né generoso né avaro, non  mi sacrifico né sollecito i sacrifici, poiché se muoio sulle mura non mi sacrifico per la città, ma per me in quanto sono della città. Certo è che io muoio per quello che vivo.”

Si è passati dunque alla presentazione del libro, con la partecipazione di Cristina Di Giorgi e Bianca Penna, ideatrici e curatrici del libro, accompagnate dal Cuib femminile di Raido, impersonificato – tra le autrici – dalla figura immaginaria di Nadia dell’Arco. Esprimendosi attraverso lo pseudonimo Nadia dell’Arco, il Cuib femminile ha scelto di ricordare l’ausiliaria Nadia Sala che sin da un incontro avvenuto nel lontano 1999 ha rappresentato un esempio e un riferimento, mentre l’arco ribadisce l’appartenenza alla Comunità Militante Raido; lo pseudonimo aiuta e rende applicabile l’azione impersonale. L’importanza di uno pseudonimo sta infatti, proprio nell’impersonalità e nell’azione disinteressata che esprime: fare ciò che deve esser fatto, eseguire il proprio dovere senza guardare egoisticamente al proprio tornaconto, sganciando quindi l’azione dai frutti. Agire semplicemente perché è giusto e donarsi integralmente, seguendo l’esempio di quel soldato senza nome che spinto dall’amor patrio e un senso di giustizia e dovere ha donato tutto sé stesso fino a sacrificare la sua vita.

Il saggio presentato, definito un lavoro “corale” dall’on. Rauti nella sua prefazione, è composto da undici racconti ed è uscito l’ottobre scorso proprio in occasione del centenario del milite ignoto e della traslazione della salma avvenuta il 4 novembre.

Importante precisare perché undici siano gli scritti, undici racconti, proprio come le undici salme che Maria Bergamas, la mamma d’Italia, si trovò di fronte  quell’ottobre del 1921, per fare una scelta che superava ogni legame di sangue per sublimarsi in un legame ideale e più alto, quello dell’amor patrio.

 

Ognuna delle relatrici ha poi letto e commentato una piccola parte di alcuni dei racconti presenti all’interno del libro, passi toccanti, voci a tratti tremule e occhi lievemente lucidi, sintomi di emozioni pure e luminose che riempiono il cuore facendolo traboccare.

Traspare fortissimo il rapporto che lega i commilitoni sui campi di battaglia e nelle trincee della Prima guerra mondiale, che si accosta con facilità ad un legame comunitario che oggi più che mai deve essere ricercato da chi, come noi, sceglie di stare in questo mondo senza essere di questo mondo.

Una comunità è retta dai principi eterni della Tradizione: amore, onore, giustizia, gerarchia. Tutti in diversa misura li ritroviamo nei rapporti che si stabilirono tra quei soldati che offrirono la loro vita per la patria, quel sacro ideale che un tempo permeava le vite di ogni uomo e donna.

L’onore, la giustizia, l’amore, oltre al coraggio e al valore sul campo di battaglia che però se non accompagnati da principi eterni non si elevano ad un piano superiore ma restano su un piano umano, hanno fatto sì che quegli uomini, quei soldati, si elevassero per diventare Eroi.
E se oggi, la società è cambiata e sottende alle leggi del  materialismo ed egoismo e fa di tutto per imbrigliarci, risucchiarci e ingannarci, noi dobbiamo vivere – certamente nel nostro tempo ed in uno spazio nostro – i nostri ideali all’insegna dei principi eterni, che sono gli stessi che animarono i protagonisti di questo toccante saggio.

Ed è per questo che facciamo comunità, che siamo comunità. Unico strumento per poter affermare e vivere i principi eterni della tradizione.