La malvagità del “bene”

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Hannah Arendt descrisse «banalità del male» l’accondiscendenza ai totalitarismi. Lo fece in occasione del processo ad Adolf Eichmann, in relazione al suo operato nell’ambito del regime nazionalsocialista.
Tuttavia, secondo il medesimo ordine di idee, l’adesione alle ideologie che hanno in odio la vita – come quelle a favore dell’aborto, dell’eutanasia o della fluidità dell’identità – oggi in voga nei ‘buoni’ regimi democratici, fondamento della loro vita politica, è allora malvagia.
Se infatti, secondo la Arendt, Eichmann era un uomo ‘banale’ perché senza idee, cosa dovremmo dire di una propaganda politica che nutre scientemente l’idea per cui la discrezionalità nell’uccidere esseri umani indifesi, sin dal nel grembo materno perché non voluti (non usiamo la parola ‘aborto’, chiamiamo le cose per quello che sono), o perché malati o depressi  (non usiamo la parola ‘eutanasia’, chiamiamo le cose per quello che sono), sia un sacrosanto diritto civile?
Oggi più che mai, per mezzo della democrazia si è affermata la cultura dello scarto.
La donna nel video, alla domanda se sia giusto l’omicidio di un figlio al nono mese di gravidanza, o anche dopo la nascita fino al secondo anno di età, risponde senza indugi «è il suo [della donna, ndr] diritto di scegliere!».
L’uccisione di un figlio rientra nel diritto di scelta della donna: rabbrividiamo anche solo nello scriverlo, eppure c’è qualcuno che lo afferma senza pudore.
Correttamente, Evola inquadrava i regimi totalitari e i regimi democratici come due facce della medesima medaglia, perché fondati sul potere dal basso, che è sempre violenza, e non sull’Autorità, legittimata ‘in Alto’; ma a questo punto, se il ‘male’ totalitario sarebbe banale per l’incoscienza dei suoi attori, il ‘bene’ democratico, giustificato, argomentato e difeso, è spudoratamente malvagio.