Vires VS Virus • pillole tradizionali contro il contagio della paura – 36

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«Ormai ci si scandalizza solo di non scandalizzarsi più. Non c’è più niente che scandalizzi questi tuoi assistiti».
(Messer Arcibaldo – Lettere di un esperto diavolo a un apprendista tentatore, S.M. Lanzetta – ed. Fede & Cultura)
Arcibaldo racconta a Polliodoro come l’opera di tentazione del Diavolo sull’uomo sia iniziata fin dai tempi di Adamo ed Eva e la mela. Una seduzione a superare il limite morale stabilito da Dio e insito nella natura stessa dell’uomo. Con il peccato originale si manifesta il primo scandalo in cui l’uomo cede al desiderio di libertà e all’illusione di progresso.
Lucifero invita l’uomo a superare il limite della propria stessa natura di creatura di Dio. Valicato questo limite, l’uomo si ritrova smarrito e precipita sempre più verso il nulla. L’approdo ultimo di chi vuole vivere senza più limiti risiede nel regno del male dove l’io si sostituisce a Dio e cede il posto al Diavolo.
Con il concetto di libertà assoluta cade il concetto di peccato. Senza più moralità, lo scandalo è l’abitudine e l’abitudine non fa più scandalo.
L’assuefazione allo scandalo contraddistingue l’epoca attuale. Non ci si scandalizza più di nulla, iper-bombardati dall’immagine di cattivi esempi in tv, al cinema e sui social. Si osserva l’ultimo eccesso e la nuova stravaganza in una condizione a metà tra la passività e la rassegnazione.
Eppure, nella bocca dello spettatore tutto ciò lascia l’amaro perché da qualche parte nel suo cuore sa di assistere immobile a situazioni incomprensibili, in cui sono le pulsioni peggiori ad agire sull’uomo e non l’uomo a gestirle.
Finché qualcuno riuscirà a scandalizzarsi potrà esserci speranza perché lo scandalo può avere la sua funzione solo se visto, affinché, quindi, possa essere testimonianza del male e possa consentire all’ordine di ristabilirsi. Tuttavia, l’assuefazione allo scandalo anestetizza il male e perde la sua funzione educativa.
«È necessario che gli scandali avvengano, ma guai all’uomo per cui lo scandalo avviene» Matteo (18,7)