“TUTT*” è solo stupido

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Di colpo arrivano “mode” che sembrano già perfette, collaudate dopo un lungo studio. Sono le accelerazioni innaturali e calcolate del piano inclinato, l’incremento del moto verticale che spinge verso il basso.
La polverizzazione del genere è una di queste “mode”: frammentando i modi di definirsi, creando un individuo indifferenziato, una poltiglia multicolore e attribuendole severe regole di linguaggio.
Nemmeno “tutti” basta più a definire questa miscela, perché racchiude una qualificazione seppur minima, elementare e imprecisa.
Il regno dei nostri nemici è quello dei sottintesi, degli asterischi, delle lettere amorfe e incompiute. È la regione dove domina la paura del qualificare, del sillabare, dell’essere “qualcuno” o persino “qualcosa” di identificabile.
Non dimentichiamo mai che la nostra battaglia si svolge anche sul piano delle parole, perché un linguaggio debole e depotenziato è un linguaggio ostile a una concezione schietta e diritta della vita.