Le fiabe tradizionali | Cuib femminile (La favola del Vecchio e del Pesciolino d’oro)

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Aleksandr Sergeevic Puskin nasce a Mosca il 6 giugno 1799 (26 maggio nel calendario Giuliano allora utilizzato in Russia) da una famiglia di piccola ma antichissima nobiltà.
Cresce in un ambiente favorevole alla letteratura: lo zio paterno Vasilij era poeta, il padre si dilettava con la poesia e frequentava letterati di primo piano come Karamzin e Zukovskij. La casa in cui vive è ricca di libri, soprattutto francesi, che stimolano le sue precoci letture.
Puskin è tuttavia povero di affetti: durante l’infanzia e l’adolescenza viene affidato, secondo l’uso del tempo, alle cure di precettori francesi e tedeschi, e soprattutto a quelle della “njanja” Arina Rodionovna, figura che era solita raccontargli antiche fiabe popolari.
Fondatore della moderna letteratura russa è noto per capolavori come Evgenij OneghinBoris GudonovLa figlia del capitano e una vasta produzione che tocca quasi tutti i generi letterari, dal teatro al racconto, dalla poesia alla prosa critica.
Le fiabe, forse la parte meno nota dell’attività del grande scrittore russo, possono essere lette a più livelli: la creazione di un mondo incantato e fuori dal tempo tra principi e servi dalla gleba affascinerà sicuramente i più piccoli, mentre la sottile satira della società russa e delle sue molte ingiustizie potrà essere colta dal lettore adulto.
La fiaba è per Puskin un momento di riflessione sulla tradizione del folclore russo, sul patrimonio orale che cominciava a essere raccolto dai letterati del suo Paese.
Ad attrarre Puskin ci sono le ragioni morali: la vittoria del bene sul male – che è il coronamento di ogni fiaba – ma prevalgono i temi poetici.
Infatti, nelle fiabe si percepisce una grande sensibilità verso la bellezza del paesaggio russo – la steppa infinita, le città ricche di palazzi luccicanti – ma in generale è l’attenzione al dettaglio che distingue il grande scrittore da tutti gli altri.
Buona lettura….
Ah, dimenticavamo!! Parola chiave: avidità.

Sul mare-oceano, sull’isola di Bujan, c’era una volta una piccola casetta, un’ izba decrepita. In questa izba vivevano un vecchio con la sua vecchietta. Vivevano in grande povertà: il vecchio fabbricava le reti e andava al mare per prendere i pesci. Ne prendeva solo quanto ne bastava per il vitto quotidiano. Una volta, chissà come, il vecchio gettò la sua rete, cominciò a tirare e si accorse che era molto pesante, come mai gli era capitato.

Tira e tira, riuscì a tirar fuori la rete. Guardò: la rete era vuota; c’era in tutto un pesciolino, ma non un semplice pesciolino: era un pesciolino tutto d’oro. Il pesciolino pregò il vecchio con voce umana: “Non prendermi, vecchietto! È meglio se mi lasci andare nel mare azzurro; io ti sarò riconoscente: farò quello che vorrai”. Il vecchio pensò e ripensò, poi disse: « Che bisogno ho di te? Va’ pure a passeggio nel tuo mare!». Gettò il pesciolino d’oro nel mare e tornò a casa.

La vecchia gli chiese: “ Hai preso molti pesci, vecchio?” “In tutto ho preso solo un pesciolino d’oro, ma l’ho ributtato in mare. Mi pregò con insistenza. Lasciami andare, mi disse, nell’azzurro mare ed io ti ricompenserò, farò tutto quello che vorrai! Ho avuto compassione del pesce, non ho voluto da lui un riscatto ma l’ho lasciato libero a sua volontà” “ Vecchio demonio! Ti era capitata tra le mani una vera fortuna e tu non hai saputo prenderla.” La vecchia si incattivì, insultò il vecchio da mattina a sera, non lo lasciò in pace: “Il mastello si è rotto, e non so dove lavare la biancheria. Va’ dal pesciolino e chiedigli almeno un nuovo mastello.”

Il vecchio andò al mare: “Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me”. Il pesciolino arrivò: “Che vuoi vecchio?” . “La vecchia mi ha mandato per chiedere un nuovo mastello.” “Bene, avrai il mastello”. Il vecchio tornò a casa, stava ancora sulla porta, che la vecchia di nuovo si gettò contro di lui, lo investì gridando “Va dal pesce d’oro, chiedigli di costruirci una nuova izba, non si può più vivere nella nostra, appena la guardi va in pezzi!”

E il vecchio tornò sul mare: “Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me!”. Il pesciolino arrivò nuotando, si mise con la testa verso di lui e la coda in mare. “Che cosa vuoi, vecchio?”. “Costruisci per noi una nuova izba; la vecchia si lamenta e grida, non mi lascia in pace; non voglio, dice, vivere più in questa izba vecchia, appena la guardi, va in pezzi!” “Non rattristarti, vecchio! Va’ a casa, e prega Dio. Tutto sarà fatto.” Tornò il vecchio. Nel suo cortile c’è una izba nuova, di legno di quercia, tutta con trafori e ornamenti. Gli corre incontro la vecchia, arrabbiata più di prima, impreca e litiga più di prima: “Ah tu, vecchio cane, imbecille! Non sei capace di servirti della fortuna. Ti ho chiesto un’izba, e tu, ecco, sarà fatto! No, invece! Va’ di nuovo dal pesce d’oro e digli che io non voglio più essere contadina, ma moglie del governatore, in modo che la gente mi obbedisca, e quando le persone mi incontrano mi facciano l’inchino fino alla cintola!”.

Andò il vecchio al mare e gridò con grossa voce: “Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me.” Nuotò a riva il pesciolino, si mise con la coda in mare e la testa verso il vecchio: “Che cosa vuoi, vecchio?” . Rispose il vecchio: “La vecchia non mi dà pace, è del tutto impazzita. Non vuole essere più contadina, ma moglie del governatore!”. “Bene, non affliggerti! Torna a casa, prega Dio, tutto sarà fatto!” Tornò a casa il vecchio, e invece dell’izba adesso c’è una casa di pietra, una casa di tre piani. Nel cortile i servitori corrono di qua e di là, in cucina i cuochi battono e lavorano, la vecchia in un prezioso abito di broccato sta seduta su un’alta poltrona e dà ordini. “Salute, moglie!”, disse il vecchio. “Ah tu, rozzo ignorante ! Come osi chiamar me tua moglie, me, la moglie del governatore? Ehi, gente, portate questo contadinaccio nella scuderia e frustatelo quanto più potete.” Subito i servitori accorsero, presero il vecchio per la collottola e lo trascinarono nella scuderia. Cominciarono gli scudieri a frustarlo, e lo frustarono a tal punto che egli a mala pena poteva reggersi sulle gambe. Dopo di che la vecchia gli diede l’ incarico di portinaio, ordinò che gli fosse data una scopa, e che pulisse il cortile. Ordinò anche che gli fosse dato da mangiare a da bere in cucina. Mala vita per il vecchietto! Per tutto il giorno deve scopare il cortile, e non appena trovano che c’è qualche punto non pulito bene, subito nella scuderia, e giù frustate! “Che strega!” pensa il Vecchio. “Ha avuto una fortuna, e adesso si mette a grufolare come un porco, e non mi considera più neppure suo marito!” Passò molto tempo, poco tempo, la vecchia si annoiò di essere moglie del governatore e, fece chiamare il vecchio, e gli ordinò: “Va’, vecchio demonio, dal pesciolino d’oro, e digli che non voglio più essere moglie di governatore, ma zarina!”

Andò il vecchio al mare: “Pesciolino, pesciolino! Mettiti con la coda in mare e con la testa verso di me”. Arrivò il pesciolino d’oro nuotando: “Di che cosa hai bisogno, vecchio?” “Ecco, mia moglie è del tutto impazzita, più di prima. Non si contenta più di essere la moglie del governatore, adesso vuole essere zarina.” “Non affliggerti, vecchio! Va’ a casa, e prega Dio. Tutto sarà fatto.” Il vecchio tornò a casa e invece del palazzo di prima trovò un alto palazzo dal tetto d’ oro, con intorno le sentinelle che fanno il presentat’arm. Davanti al palazzo c’è un verde prato. Nel prato ci sono i soldati, in fila. La vecchia è vestita da zarina, viene fuori sul balcone con i generali e i boiari, e fa la rassegna delle truppe, sta attenta al cambio delle sentinelle. Rullano i tamburi, suona la musica, i soldati gridano “Hurrà”. Passò molto tempo, poco tempo, la vecchia si annoiò di essere zarina e ordinò di chiamare il vecchio, che si presentasse davanti ai suoi occhi luminosi. Ci fu una grande confusione, i generali si danno da fare, i boiari corrono, non sanno dove sbattere la testa: “Quale vecchio?”. A gran fatica riuscirono a trovarlo nel cortile delle immondizie, e lo portarono dalla regina. “Ascolta, vecchio demonio!” gli dice la vecchia. “Va’ dal pesciolino d’oro a digli: non voglio più essere zarina, ma voglio essere la signora dei mari, in modo che tutti i mari e tutti i pesci mi ubbidiscano.”

Il vecchio tentò di rifiutarsi, ma che vuoi farci? La zarina ti fa staccar la testa! Con il cuore stretto, andò al mare, e disse: «Pesciolino, pesciolino, mettiti con la coda in mare e la testa verso di me”. Ma il pesciolino d’oro non si vede, proprio non si vede! Il vecchio lo chiama una seconda volta. Di nuovo, niente! Lo chiama una terza volta, e a un tratto il mare si gonfia e muggisce; prima era tutto sereno, pulito, e ora tutto nero. I1 pesciolino nuotò a riva: “Che vuoi, vecchio?” . ”La vecchia è diventata ancora più pazza; non vuole più essere zarina, vuole essere la signora del mare, dominare su tutte le acque, comandare a tutti i pesci.” Il pesciolino d’oro non disse nulla al vecchio, si voltò e sprofondò nel mare. Il vecchio tornò a casa, guardò e non credette ai suoi occhi: il palazzo era come se non ci fosse mai stato, al suo posto stava la vecchia izba decrepita, e nell’izba stava seduta la vecchia, con il suo vecchio sarafan’ stracciato e la testa tra le mani. Ritornarono a vivere come prima, il vecchio ritornò alla sua pesca in mare; solo che, per quante volte gettasse le reti in acqua, non riuscì più a prendere il pesciolino d’oro.