Vires VS Virus • pillole tradizionali contro il contagio della paura – 38

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«Ci sarà poi un prevalere della prassi rispetto alla fede, del fare sull’essere e sul pregare. Si inizierà a credere per fare e non più per pregare e per essere. Poi a fare per credere».
(Messer Arcibaldo – Lettere di un esperto diavolo a un apprendista tentatore, S.M. Lanzetta – ed. Fede & Cultura)
L’anziano diavolo Arcibaldo descrive al giovane Polliodoro il graduale processo attraverso il quale la fede è man mano sostituita con l’azione.
La società moderna registra una grande crisi della Fede, considerata superflua o – peggio ancora – una fantasia per creduloni e bigotti. Al posto dell’unico Dio sono stati creati tanti dei materiali i cui benefici sono misurabili e tangibili: dio denaro, dio lavoro, dio successo, dio divertimento ecc.
Il credo in questi nuovi idoli parla di felicità e di autodeterminazione ma in realtà nasconde una prigione. L’uomo moderno è, infatti, schiacciato su un piano materialista e individualista in cui l’unica cosa che conta è fare. Nel nome del fare, si dimentica l’essere e viene recisa ogni strada per l’elevazione, come la preghiera.
Fare e pregare non sono in contrasto perché la vera Fede si realizza attraverso le opere. Tra queste il lavoro su se stessi è una condizione fondamentale per perseguire la ricerca dell’Assoluto. La Fede si nutre e si rinforza, infatti, con l’azione. Per questo, invertendo i termini utilizzati da Arcibaldo, va ribadito che bisogna «credere per fare».
L’uomo di Fede agisce in maniera distaccata e disinteressata sia nei confronti dei frutti dell’azione, che all’azione stessa e finanche dell’autore dell’azione. Piaccia o non piaccia, deve essere fatto quel che va fatto.