La vendetta degli USA su Assange

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È ufficiale, Julian Assange verrà estradato negli Stati Uniti d’America. Il ministro dell’Interno inglese, Priti Patel ha infatti firmato il documento che ordina l’estradizione del giornalista australiano negli Stati Uniti, condannandolo ad un probabile ergastolo. Assange è infatti accusato di aver diffuso tramite Wikileaks documenti top secret del Pentagono sui numerosi crimini di guerra compiuti dai soldati statunitensi in Iraq e Afghanistan. Torture, sevizie e abusi che, senza di lui, sarebbero rimasti segreti per sempre. Assange si trova in carcere dal 2019, dopo che per sette anni si era nascosto nell’ambasciata ecuadoriana a Londra.
Il giornalista australiano insieme al suo progetto Wikileaks sono da vent’anni ormai nel mirino degli USA, a partire dal 2006 quando pubblicò un documento in cui si ordinava l’assassinio di alcuni personaggi del governo somalo invisi al Pentagono. Negli anni Wikileaks ha pubblicato documenti top secret sempre più importanti e pericolosi, dalla repressione cinese della rivolta tibetana, alla corruzione dei Paesi Arabi; ma i documenti più importanti rimangono quelli concernenti il carcere di Guantanamo. Nel 2010 Wikileaks pubblicò i documenti che denunciavano le uccisioni di civili, gli abusi e le torture commesse dai soldati di Washington durante le invasioni e le occupazioni di Iraq e Afghanistan. I documenti provarono la morte di almeno 15.000 civili iracheni innocenti, morti in circostanze misteriose e mai chiarite.
Dopo aver denunciato questi e altri soprusi ed assassinii dei soldati a stelle e strisce Assange è diventato uno degli obiettivi principali della diplomazia americana. Dopo anni di tentativi gli Americani sono riusciti ad avere l’estradizione del giornalista australiano, sul quale si vendicheranno senza alcuna vergogna, ma soprattutto rimanendo come sempre impuniti. Uno dei grandi vizi (e fortune) degli USA è infatti quello di rimanere sempre impuniti, nonostante dipingano la propria azione politica in patria e al di fuori come ‘pacifista’ e ‘democratica’.

(Tratto da tgcom24.it) – Julian Assange sarà estradato negli Usa: ministro britannico firma l’ordine | Wikileaks: “Faremo ricorso”

L’attivista australiano, accusato di spionaggio, rischia una pesantissima condanna per aver diffuso documenti sui crimini americani in Iraq e Afghanistan. L’organizzazione internazionale da lui fondata: “Giorno nero per la libertà di stampa”.

Il ministro dell’Interno britannico, Priti Patel, ha ordinato l’estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange. Il via libera, considerato comunque un passo scontato, arriva dopo il completamento della procedura giudiziaria sulla controversa vicenda dell’attivista australiano, che rischia di scontare in un carcere americano una pesantissima condanna per aver contribuito a diffondere, tramite la piattaforma Wikileaks, documenti riservati contenenti anche informazioni su crimini di guerra commessi dalle forze americane in Iraq e Afghanistan.

“Giorno buio per la libertà di stampa” – Proprio da Wikileaks, che ha già annunciato il ricorso, arriva il primo commento al via libera per l’estradizione: “E’ un giorno buio per la libertà di stampa”. Assange, che di Wikileaks è il fondatore, è accusato di spionaggio.

“Nessuna violazione dei diritti umani” – Sempre il portavoce del ministero dell’Interno ha chiarito che secondo i tribunali britannici non risulta che l’estradizione “sia incompatibile con i suoi diritti umani, compreso il suo diritto a un processo equo e alla libertà di espressione”. Inoltre negli Stati Uniti Assange “sarà trattato in modo appropriato, anche in relazione alla sua salute”, ha aggiunto il portavoce.

Possibile ricorso in 14 giorni – Dopo aver firmato l’ordine di estradizione, la Patel ha spiegato, in una nota, che i tribunali del Regno Unito hanno ritenuto che non sarebbe “opprimente o ingiusto” ai fini processuali estradare il fondatore di Wikileaks, che ora ha 14 giorni di tempo per fare ricorso.  Un portavoce del ministero dell’Interno ha poi dichiarato che “le richieste di estradizione vengono inviate al ministro solo una volta che un giudice decide che può procedere, dopo aver considerato vari aspetti del caso. Il 17 giugno, a seguito dell’esame sia della Magistrates Court sia dell’Alta Corte, è stata ordinata l’estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti”. E quindi ha confermato che Assange mantiene il regolare diritto di 14 giorni di ricorso. Cosa che, come comunicato da Wikileaks, Assange ha intenzione di fare.

L’ultimo appello – Proprio in virtù della possibilità di fare ricorso, Assange non verrà immediatamente estradato negli Usa. Il 51enne, infatti, può tentare un ultimo appello, contro l’adeguatezza del provvedimento ministeriale, di fronte alla giustizia britannica. Nel caso di un rigetto (pressoché scontato), può provare a rivolgersi pure alla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, organismo che fa capo al Consiglio d’Europa di cui il Regno Unito fa tuttora parte. “In base alla legge sull’estradizione (Extradition Act) del 2003, il ministro è tenuto a firmare l’ordine di estradizione se non ha basi per proibire che esso venga eseguito”, si legge in una nota esplicativa diffusa a nome di Patel dall’Home Office, il dicastero dell’Interno britannico.

Le mobilitazioni per Assange – Le motivazioni formali fornite dal ministero dell’Interno, comunque, non cancellano le polemiche contro l’intera vicenda della caccia giudiziaria all’attivista australiano, inseguito da Washington da oltre 10 anni. Vicenda denunciata come iniqua e persecutoria da molti sostenitori, da organizzazioni umanitarie come Amnesty International, da agenzie dell’Onu, da alcuni periti medici e da diversi media internazionali.