Riflessioni sulla castità

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L’invito alla castità, nello specifico a quella prematrimoniale, che implica la continenza sessuale, è un’indicazione che, seppur ribadita recentemente dai vertici della Chiesa cattolica, vive non solo nella cristianità, da oltre duemila anni, ma in tutte le autentiche forme tradizionali.
Il tema, dunque, oltre a non dover sorprendere molto, offre spunti per una riflessione ben più profonda, sulla natura dello ‘sforzo’ spirituale.
Come è stato sottolineato più volte, ogni sforzo ha due facce: lo sforzo personale, da una parte, e il sostegno spirituale della Grazia, dall’altro. Tali aspetti devono sempre cooperare: lo sforzo senza la Grazia è agitazione egoica, titanica e senza fondamento, oltre che potenzialmente pericolosa, così com’è anche vero che la Grazia deve trovare la disposizione dell’uomo ad essere accolta.
Tra i pericoli nell’intraprendere sforzi ‘ascetici’ senza il sostegno della Grazia, vi è innanzitutto quello di ingannarsi, alimentando il proprio ego, poi quello, forse ancor più pernicioso, di reprimere forze e componenti psichiche che, così facendo, si rischierebbe di sfogare violentemente, anche nei confronti di chi ci circonda.
Infatti, la Grazia sostiene e sublima: trasfigura lo sforzo e le energie così raccolte, ponendole – letteralmente – oltre il limite meramente individuale. 
Tale operazione è fondamentale per comprendere il senso autentico della castità e della continenza prematrimoniale, senso che va ben oltre il piano prettamente morale che è soltanto uno dei punti di vista – il più “materiale” – da cui è possibile osservare, e quindi comprendere, la funzione anagogica del precetto. 
Infatti, da una parte, lo sforzo individuale impone di disciplinare, progressivamente e con serenità, i propri atteggiamenti, tra cui il modo di guardare, di pensare e, in genere, di approcciarsi a tutto ciò che potrebbe stimolarci sensualmente, secondo uno stile di sobrietà consapevole ma leggera (e, perché no, anche ironica), senza alcuna pericolosa ‘repressione’ di sorta; dall’altra, la Grazia trasfigurerà questo rinnovato modo di vivere, eleverà il nostro modo di guardare, di pensare e, in genere, di approcciarsi a tutto ciò che potrebbe stimolarci sensualmente, su di un piano più elevato e profondo. La Grazia schiuderà, pian piano, lo sguardo del cuore, con cui poter guardare tutto il cosmo dall’interno: dalla persona amata ad un fiore appena sbocciato. Tramite la castità è possibile cogliere la natura veramente spirituale della Bellezza, elevandosi dal piano della mera percezione per penetrare in quello della vera consapevolezza. 
Questo è il motivo per cui la Tradizione indica, tra le varie e molteplici vie di approssimazione al Principio, la castità e la continenza al di fuori, prima e in vista del matrimonio. Imparare a guardare dall’interno la persona che si dice di amare e testare questo amore nell’attesa del matrimonio possono rappresentare dei validi  sostegni per discernere se l’amore sia veramente tale, se si sia veramente fatti per stare a fianco per tutta la vita, se si sia veramente pronti ad affrontare una vita insieme forgiando quella pazienza che poi, nella vita matrimoniale, sarà l’elemento fondante e fondamentale.
Oggi, i detrattori della castità argomentano che è, invece, proprio il sesso prematrimoniale che ci aiuta a conoscere una persona. Niente di più falso: è proprio nell’ingannevole consumarsi di una passione che si annida il rischio di fuggire  i problemi e le incomprensioni, di essere  ingannati dall’impeto, di scambiare l’amore con il piacere. 
La corona dello sforzo della castità prematrimoniale può permettere  di vivere castamente la sessualità matrimoniale, in cui l’unione nei corpi è simbolo e immagine di ciò che è più in alto, divenendo, questa, autentica via di realizzazione spirituale.