Guerrieri d’Europa | Freikorps, l’epopea degli ultimi lanzichenecchi

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Immaginate di essere appena tornati da una guerra, una guerra persa, che ha portato al vostro Paese milioni di morti e tanta, tantissima fame. Ma c’è un dettaglio: voi non vi sentite sconfitti e fino all’armistizio avete mantenuto il fronte in territorio nemico. Nonostante questo, tornate a casa, ma ad aspettarvi non c’è quella famiglia che tanto desideravate di rivedere. La maggior parte delle volte sulla via del ritorno trovate bandiere rosse issate da quei militari che meno di tutti hanno sofferto le privazioni della guerra, cioè i marinai. Ma non finisce qui, voi avete tanta voglia di difendere la vostra Patria da quei nemici interni che la vorrebbero inerme, ma vi tocca scendere a patti col diavolo. 
Il diavolo in questo caso è rappresentato dal governo borghese che nel frattempo ha rovesciato la monarchia che c’era fino a poco tempo prima. Per questo governo borghese e doppiogiochista voi farete il lavoro sporco, salvandogli la pelle più e più volte. Ma in cuor vostro sapete che voi non combattete per quel governo corrotto, ma per difendere un ideale di Patria che rischia di essere sopraffatto. Alla fine di questa storia, dopo anni di lotte, non vi resterà nulla, se non una piccola fiamma, che se ben custodita darà la scintilla per la VERA rivoluzione.
Tutto ciò è quello che occorse ai Freikorps, corpi volontari che continuarono dopo la Grande Guerra a fare ciò che sapevano fare meglio (combattere) con i metodi che essa aveva insegnato loro. E soprattutto c’è da sottolineare una cosa: quei soldati, dopo aver ottenuto il nulla, seppero custodire bene quella fiamma. 
I primi Freikorps nacquero poche settimane dopo la firma dell’armistizio (11 novembre 1918) in un momento critico per la neocostituita Repubblica, visto che dalla sinistra radicale provenivano moltissime pressioni: gli spartachisti (la lega di Spartaco era il nome del partito comunista tedesco prima che esso venisse cambiato in Kommunistische Partei Deutschlands) si preparavano al grande scontro col governo, che giusto in tempo potè avvalersi, nei giorni di Natale, dei primi Freikorps. Essi furono una manna dal cielo per il governo poiché grazie alla loro fermezza riuscirono a resistere alle masse rosse berlinesi. 
Ma il peggio doveva ancora avvenire: dal 5 gennaio, iniziarono a Berlino delle rivolte comuniste che se non fosse stato per l’intervento dei Freikorps, avrebbero forse portato la Germania a seguire l’esempio della Russia. I Freikorps, il 15 gennaio, scovarono e passarono per le armi i due capi della rivolta: Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Questo fu un accadimento fondamentale poiché l’anima della rivoluzione si estinse con la morte dei due.
Gustav Noske, ministro della guerra e quindi a stretto contatto con i Freikorps, potè dormire sonni tranquilli. Seguirono moltissimi combattimenti in cui i Freikorps mostrarono tutto il loro valore: la soppressione della neocostituita Repubblica Bavarese dei Consigli, i combattimenti nel Baltico e nell’Alta Slesia. Ma c’è un evento che più di tutti fa capire come i Freikorps non fossero dei reazionari, dei nostalgici o dei conservatori, ma soldati con le idee chiare, idee temprate da mille battaglie e che con gli ultimi mesi di scontri in Germania si erano sempre più radicalizzate. L’evento in questione fu il putsch di Kapp, colpo di Stato che portò le forze nazionaliste a conquistare Berlino, conquista che senza i Freikorps non sarebbe mai avvenuta. 
Purtroppo questo sogno durò molto poco e il governo borghese, anche grazie al suo fido ministro della guerra (lo stesso Noske che aveva fatto largo uso dei Freikorps) riuscì a ristabilire il potere pochi giorni dopo. Sconfitti, ripudiati dal loro stesso governo e dai loro concittadini, i Freikorps resistettero solo grazie all’aiuto reciproco, e senza perdersi d’animo, da soldati in senso stretto divennero soldati politici, andando a formare i ranghi di quelle SA che negli anni successivi conquisteranno (loro, sì) le strade di tutta la Germania.
Ma questa è un’altra storia…