A. Medrano | La cosmovisione tradizionale (II/II)

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(segue dalla prima parte)

di Antonio Medrano

  1. Concezione verticale della Vita
La Vita ha un profondo significato: è un camminare, peregrinare o navigare che viene dall’Assoluto e va verso l’Assoluto; ha come meta e fine l’Assoluto.
Visione trascendentale, spirituale, sacra, gnostica, amorevole e compassionevole, poetica ed eroica della Vita. La Vita è impresa, progetto e avventura di grande portata, consistente nella realizzazione e nella conquista dei più alti valori. Lotta della Luce contro l’Oscurità, dell’Ordine contro il Caos, della Verità contro la Menzogna, del Bene contro il Male, della Virtù contro il Vizio, della Pace e la Giustizia contro la Violenza e l’Ingiustizia.
La Vita è un dono che abbiamo ricevuto dall’Alto. Un dono che dobbiamo apprezzare e che genera un dovere: il dovere di restituirla e consegnarla arricchita. Ci è stata assegnata affinché la diamo, la riconsegniamo con nobiltà, generosità e buon umore, in modo eroico e disinteressato.
Vita=servizio, impegno, sacrificio, consegna (impegnarsi e donarsi), dovere, compito da svolgere, missione e destino. È anche sfida, confronto, via, sentiero da seguire, procedimento (nel quale progredire e avanzare), lotta, combattimento incessante, milizia. Milizia al servizio del Bene e della Verità. 
Ogni essere umano viene al mondo e alla vita con una missione che solo lui (o lei) può portare a compimento, con un destino e una vocazione legati alla sua intimità o essenzialità, il suo essere più profondo. Realizzando questa vocazione e missione, compiendo il suo destino, ognuno di noi si realizza come persona e come eroe o eroina spirituale.
La Vita acquista il suo compimento quando si ascolta, si segue e si ubbidisce alla chiamata della propria vocazione (ad ognuno la sua, differente da quella degli altri, per quanto somigliante), che è chiamata dall’Alto che risuona nella propria interiorità e ci convoca a partecipare a un grande combattimento, la guerra santa nella quale si decide la sorte del Mondo, dell’Universo.
Vivere con pienezza, in modo sacro, eroico, uranico e solare, significa lavorare e lottare per la gloria e l’onore di Dio, che è come dire per il trionfo del Bene e della Verità.
I quali si ottengono quando nei nostri atti, nelle nostre parole e nei nostri pensieri, idee, ideali e convinzioni si riflettono la luminosità e lo splendore del Sole eterno.
La Vita bisogna consacrarla al servizio dell’Idea, l’Idea divina ed eterna che contiene tutte le idee (in senso platonico), tutti gli archetipi e modelli di quel che nell’esistenza troviamo di valido. Bisogna offrirla al servizio di un grande ideale ispirato ai più alti valori, gli unici che possono dare al vivere umano nobiltà e grandezza. Bisogna viverla e proiettarla al servizio dello Spirito, della Sapienza, dell’Aristia, della Vita, della Tradizione, della Patria e della Cultura ricevute dagli antenati.
L’uomo tradizionale vive come milite o guerriero dell’Assoluto, membro della sacra milizia del Graal (il Santo Calice simbolo del Centro solare). La qual cosa vale anche per la donna tradizionale, vera amazzone che lotta con coraggio e tenacia femminili al servizio della Divinità in qualunque posto si trovi e sia quel che sia il compito che gli spetta in ogni momento. Entrambi, combattente femminile e prode maschile, lottano, lavorano e si sforzano coraggiosamente, eroicamente (in tutti i loro impegni quotidiani), per instaurare e difendere l’Ordine, che vuol dire aprire vie affinché regnino nella società umana la Pace, il Diritto, la Giustizia e la Libertà.
Tutto questo presuppone sacrificio, in tutti i sensi della parola. La Vita acquista il suo massimo valore quando è vissuta in senso sacro e sacrificale. La nostra vita, la nostra persona e il nostro essere (e soprattutto il nostro io) devono essere immolati, offerti e sacrificati a Dio. Devono essere offerti ogni giorno come oblazione sull’altare che è la sua Creazione. La morte o immolazione dell’io è la condizione della vita buona, libera, sana, piena e totale.
La Vita deve essere vissuta come un gioco sacro, attività ludica, sport ieratico e uranico, scontro olimpico. Un gioco che ci porta a partecipare alla Lila o Gioco divino e nel quale ci giochiamo l’essere o il non essere. In questo gioco, estremamente serio ma anche allegro e gioioso, emozionante e disinteressato, raggiungiamo la più elevata e autentica libertà. 
La Vita la si deve vivere come una danza ritmica, rituale e sacra, imitando la Grande Danza di Dio, con la quale sostiene amorosamente l’Ordine universale, e partecipando ad essa (Shiva, personificazione dell’Assoluto, è il Rata-Raja, “il Re della Danza”). Per vivere bene, con senso e con dignità — e non nell’assurdo, l’insensato, la volgarità e l’indegnità — bisogna saper lottare, giocare, danzare e ballare in onore di Dio, muovendosi in armonia col ritmo cosmico e divino.
Bisogna interpretare nel miglior modo possibile il ruolo che ci è stato assegnato (o i diversi ruoli che ci corrispondono in ogni momento) dentro il gran teatro del Mondo e della Vita, senza identificarci troppo col personaggio che dobbiamo rappresentare o incarnare.
Tutto questo significa vivere con distacco e generosità creatrice. Con l’allegria, la fiducia, la pace, la serenità, la gioia e il piacere di saperci protetti, ispirati e guidati da Dio. Sapere che quel Dio che ci dà l’essere e la vita è sempre con noi.
Fondamentale è la Coscienza, vivere consapevolmente, con attenzione e con la presenza interiore (presenza d’animo). Vivere in ogni istante rendendosi conto di “quel che c’è”, quel che esiste e succede sia fuori sia dentro se stessi (awareness). Coscienza che è soprattutto autocoscienza, un vedere se stessi con attenzione e chiarezza, un dirigere lo sguardo in modo sereno verso il proprio interno per riconoscersi, sentirsi e percepirsi in pienezza.
Non vivere in modo incosciente, distratti e sbadati, amnesici, ma vivere con chiara coscienza e memoria del nostro essere, della nostra essenza e del nostro alto destino (ricordare in ogni momento chi sono, da dove vengo e dove vado, e che cosa sono venuto a fare qui in questo mondo). Vivere con il permanente ricordo di Dio, del Principio e dell’Origine che è anche la Meta, il Fine ultimo; col ricordo anche dei doni che da Lui abbiamo ricevuto e di quello che siamo chiamati ad essere.
La verticalità dello Spirito deve affermarsi, con una funzione reggitrice e dominatrice, sull’orizzontalità del mondano e terreno, del contingente ed effimero, del sensibile, del mentale, del biologico, del vitale o esistenziale, dell’istintivo, del sentimentale ed emotivo. La colonna dritta dell’Essere si afferma, con la sua rettitudine e verticalità impareggiabili, sull’orizzontalità del Divenire, con la sua incessante cascata di avvenimenti e modifiche, a cui imprime ordine, direzione, senso, intellegibilità, equilibrio e armonia.
Primato dello spirituale sul materiale: le cose materiali, naturali, sensibili, tangibili, visibili ed esterne sono al servizio dell’Interiorità, dello Spirito, che è il Lider o Guida interna dell’essere umano, il Faro intimo che ci guida verso il porto che è il nostro destino.
Primato dell’assoluto sul relativo. L’esistenza è il dominio della relatività, tutto in essa è relativo, ma il relativo sfuma, diluisce e svanisce davanti all’altezza, forza e grandezza dell’Assoluto, che si rende presente nell’Essenza spirituale dell’essere umano. L’antitesi del mondo moderno: nel quale si relativizza l’assoluto e si assolutizza il relativo.
Primato del reale sull’illusorio e l’apparente. Anteporre “quel che è” a quel che sembra o simula di essere. Punto questo di particolare importanza in un mondo come l’attuale in cui imperano e si sente una forte inclinazione per le apparenze, il fittizio e il finto, il virtuale, l’irreale, il falso e chimerico, l’illusorio o illusivo, il fantasmagorico, l’ingannevole, l’incoerente e inconsistente, la falsità e la menzogna.
Realismo integrale e radicale (che va alla radice delle cose, senza concessioni, accordi né compromessi spuri). Realtà e realismo di fronte all’Ideologia: la realtà ed il reale di fronte agli approcci e le impostazioni fraudolenti, specialmente quelli introdotti dalle ideologie. Cosmovisione realista, maestosamente vincitrice di tutte le pseudo-cosmovisioni ideologiche (che semplificano e deformano la realtà, la violentano e avviliscono, per adattarla ai propri schemi aprioristici).
Primato del perenne e permanente sul perituro, fugace e passeggero. Ricerca innanzitutto del realmente importante, che si custodisce per sempre, piuttosto che ostinarsi nel conseguire quel che ha una validità approssimativa, effimera, volatile, non molto solida né duratura. La Sofia Perenne al di sopra delle opinioni, delle mode, delle tendenze e delle correnti di idee, i giudizi e pregiudizi che imperano in ogni momento. Le Verità senza tempo della Tradizione, con la loro ricchezza plurale e imperitura, al di sopra del superficiale “pensiero unico” che oggi si cerca di imporre come verità assoluta e indiscutibile.
Gli insegnamenti immortali dei grandi Maestri al di sopra delle elucubrazioni discutibili o sofistiche di pseudo pensatori o scribacchini, le fandonie escogitate e inoculate dalla propaganda, gli slogan della politica o dall’ideologicamente corretto, le seduzioni montate dai mezzi di indottrinamento delle masse e i sistemi di rimbecillimento collettivo. L’onore, la rettitudine e la virtù sopra i miraggi della fama, sopra lo scintillio del superfluo, sopra il conformismo vigliacco e sottomesso, sopra il denaro e la ricchezza materiale, sopra l’abilità a comprare e vendere ogni cosa (comprese menti, coscienze, affetti, amori, adesioni, voti e appoggi).  
Primato dell’autenticità sulla deformazione e l’ipocrisia (l’impostura laicamente coltivata e consacrata). Autenticità che significa fedeltà all’Essere (al Logos), lealtà al proprio essere (il proprio logos interno). Affermazione e cura dell’essere autentico di fronte alla doppiezza e l’artificioso, di fronte alla simulazione e il fingimento sistematico, di fronte all’invasione e tirannia dell’inautentico, di fronte al dogmatismo dell’errore e della falsità metodica (orgogliosa della propria slealtà e della propria abilità nel deformare i fatti e la realtà).
Primato dell’essere sul fare e l’avere. Priorità indiscutibile  di quel che uno è (chi è e com’è realmente, con le sue qualità e virtù) su quel che uno sembra essere, così come su quel che fa (preso dall’inclinazione attivistica) e quello che uno possiede (accumulando beni, denaro, relazioni, incarichi, onori e lodi).
Primato della contemplazione sull’azione. La vita attiva deve essere guidata dalla visione contemplativa: il vedere e seguire la Verità, lasciarsi impregnare dalla Sapienza. La vita è azione, vivere è agire e operare, ma questo movimento attivo deve essere guidato dalla contemplazione, che è la forma suprema e più pura di azione, l’azione fondante e legittimante. 
Superiorità dell’Essenza sull’esistenza (l’essenziale sull’esistenziale), del noumenico sul fenomenico. Il Numen, l’Idea, il Celestiale, l’Eterno e il Trascendente, illuminano e danno significato alle apparenze: l’esistenza fenomenica, gli avvenimenti e gli eventi per quanto suggestivi o spettacolari siano, i dati delle scienze naturali, quel che ci compare davanti (dal greco fainomai, pronunciato fénome, “apparire”), quel che si manifesta ai nostri sensi.
La tendenza sátvica (ascendente, centripeta, luminosa) deve dominare sulla rajasica (anagogica, centrifuga, attiva, espansiva) e la tamasica (catagogica, discendente, oscura, inerziale, deprimente).
Per godere di una vita sana, ben articolata, devono essere in armonia i tre piani della Mente che intervengono nella configurazione del nostro divenire vitale: il razionale, l’irrazionale (o irragionevole) e il sovrarazionale (l’Intelletto, il Nous Buddhi), rispettando la loro corretta gerarchia: il sovrarazionale al di sopra del razionale (illuminandolo), e il razionale al di sopra dell’irrazionale (la ragione guidando e controllando quel che si muove al di sotto di essa, nel sottosuolo dello psichico).
La vita umana è pura ispirazione. Ispirazione che si riceve dall’Alto, che ci giunge come Grazia, che riceviamo in modo gratuito e gentile e che rende facile e grato lo sforzo che dobbiamo realizzare creando, forgiando e modellando la nostra vita. La vita è piena di momenti ispiratori. 
Vivere è respirare: lasciare che l’aria (simbolo dello Spirito o Pneuma) entri ed esca ritmicamente dai nostri polmoni; respirare in modo cosciente e piacevole; continuo inalare ed esalare la forza vitale; prendere fiato e ispirazione per la grande opera o impegno che abbiamo davanti a noi.
La nostra vita è respirazione che viene dall’Alto e dal Centro; un permanente ispirare ed essere ispirati (ispirare il prossimo trasmettendogli l’ispirazione, l’insegnamento o formazione che abbiamo ricevuto). Più che respirare siamo respirati: respirati dal Soffio supremo che ci dà l’essere e la vita, che ci fa pulsare in modo nuovo ad ogni istante, e che ci porta a riscoprire e ritrovare noi stessi.

6. Cultura sacra, integrale ed essenziale

Basata sui tre pilastri o alvei del Sacro: Rito, Mito e Simbolo. Tre cose il cui valore e significato risultano incomprensibili per la moderna mentalità profana e anti sacra (anti rituale, anti mitica e anti simbolica, che cerca ossessivamente la de ritualizzazione e demistificazione di tutto quello che si offre al suo sguardo, anche in ambito religioso, disprezzando, degradando o profanando al contempo i simboli).
Cultura tendente alla realizzazione dei tre valori basilari e supremi: Verità, Bene e Bellezza. E la Giustizia come sintesi del Bene e della Bellezza, del Buono e del Bello: l’armonia e la giustezza nelle azioni, nelle attitudini, nei comportamenti e nelle relazioni, nelle idee e negli ideali.
La virtù della Giustizia occupa un posto preminente nella Cosmovisione tradizionale, nella sua concezione del mondo e della vita. La Giustizia come suprema virtù che assegna a ogni cosa il suo posto e funzione dentro il Tutto, che rispetta, riconosce e dà il suo ad ogni essere (ogni frammento, livello, particella o aspetto dell’esistenza), indicandogli i suoi diritti e doveri legittimi.
Virtù che viene ad essere espressione della Giustizia o Legge divina, così come della Giustizia o Legge cosmica, le quali rispetta e nelle quali è inserita. Quest’ultima, per esempio, ci dice che quel che si fa male, si finisce per pagarlo; che nella vita si raccoglie quel che si è seminato (Legge del karma); tutto ha il suo castigo o ricompensa, le sue buone o cattive conseguenze.
Questa Giustizia è la garanzia della pace, dell’ordine, dell’armonia e della salute, tanto nella vita individuale quanto nella vita sociale. Secondo Platone e Buddha: Giustizia = ordine = salute (ogni cosa al suo posto e nel suo giusto ordine, svolgendo correttamente la sua funzione, rispettando l’ordine gerarchico e adeguandosi ad esso).
La Cultura come coltivazione dell’essere umano per ottenere la sua realizzazione piena, la sua perfezione, la sua libertà e la sua felicità. Cultura che ha il suo fondamento nel Culto, nel Rito, nella dimensione rituale e liturgica della vita. Il Rito armonizza l’agire ed il vivere umano con il Rita, l’Ordine cosmico: fa in modo che si muova, fluisca e scorra in consonanza col ritmo cosmico.
[La parola “Cultura” deriva propriamente da “Culto”, la religione e i riti sacri, e da “Coltura”, il lavoro di coltivare la terra, l’agricoltura, arando e seminando il terreno per ottenere una buona raccolta di alimenti. Coltivarsi come persona significa, in effetti, ararsi e seminarsi per crescere interiormente ed ottenere un buon raccolto vitale. L’individuo senza culto è un incolto, è un maggese, un deserto non coltivato né lavorato.] 
La Religione è il nucleo, il nocciolo o il midollo della Cultura e della Vita tradizionali. E anche la sua vetta, il suo vertice, la sua cima o corona. La Religione come ri-collegamento o ri-ancoraggio col Principio, con l’Origine, con l’Essere supremo che dà l’essere a tutto quel che esiste.
Lo sguardo verso l’Alto, l’orazione e la preghiera, l’atteggiamento oblativo, la benedizione, la parola santa e santificatrice, il rendere grazie e la meditazione costituiscono il centro del Culto e della Cultura. Il Saluto al Sole è l’inizio del giorno: saluto rituale che esprime venerazione, gratitudine e offerta.
La Cultura tradizionale, col suo senso di totalità e unità, abbraccia i tre piani della realtà: il divino, il cosmico e l’umano.  Mettendo l’uomo al centro, fra quel che è in alto e quel che è in basso, con un’attitudine di profonda umiltà e profondo realismo.
La Cultura tradizionale significa la coltivazione della Virtù, della Bontà, della Rettitudine, dell’Onore, della Nobiltà, dell’Aristìa o Arianità, dell’Integrità, della Dignità sacra della Persona, della Sapienza, della Parola portatrice di senso e forgiatrice di unità. Tutte cose impossibili senza il Culto.
Mito e Simbolo formano parte del Culto e della Cultura. Senza di essi non c’è autentica Cultura. Il Mito come forza trainante e orientatrice della vita: espressione di verità e principi di natura sovrarazionale; elemento intellettuale di connessione con l’Origine e il Mistero, che parla all’uomo sul suo posto e sulla sua missione nel Cosmo e sulla sua relazione con l’Universo e la Divinità.
Il Simbolo come linguaggio sacro che permette di scoprire l’intreccio segreto dell’Universo, il quale ha una struttura simbolica, trasmettendo un prezioso messaggio che ci aiuta a percepire il significato profondo delle cose, le loro relazioni sottili e la loro interconnessione profonda. Nell’Universo e nella Vita tutto è simbolo, tutto è segno: tutto parla attraverso segni, segnali e analogie, tutto contiene un significato e un insegnamento spirituale.
Due elementi capitali nella Cultura tradizionale e nella coltivazione del nostro essere, nella nostra realizzazione come persone: il Vedere e l’Ascoltare. Lo sforzarsi di vedere con chiarezza e obiettività, per vedere la Verità che ci deve guidare e che è dentro noi stessi, per vedere qual è il nostro posto nel Mondo e come dobbiamo operare. L’ascoltare la Voce dell’Alto, la Voce della Sapienza, la Voce del Logos. Ascoltare il messaggio della realtà, degli avvenimenti e delle circostanze che ci circondano, attraverso tutto il quale ci parla Dio (il Fato, la Provvidenza divina).
Il sapere ascoltare e il saper vedere e guardare rivestono la massima importanza per il Sentiero tradizionale. Insegnandoci ad ascoltare, vedere e guardare, ci insegna a vivere, vivere come si deve, con senso e misura, e in questo modo ci aiuta a compiere la missione e il compito della nostra esistenza.
La cosa più importante è la retta visione, per la quale è imprescindibile il corretto ascolto (la retta attenzione, l’apertura mentale, lo studio della Dottrina). Lo sguardo è capitale: il modo di guardare e di vedere la realtà, il modo di guardarci e vedere noi stessi, il modo di aprirci, di osservare e rispondere alla Realtà suprema, alla Verità assoluta.
Dalla retta visione e dal retto ascolto sgorga la retta azione. L’azione giusta, abile, buona e sicura, in grado di fare centro e colpire nel segno: l’azione corretta sia di pensiero come di parola ed opera. L’autentica azione nel pieno senso della parola (lontana sia dall’inazione inerte o pigra sia dalla degenerazione attivistica).
La Verità è la chiave di tutto. È l’asse, il fondamento e l’elemento illuminante della Cultura tradizionale. Senza la Verità tutto si sgretola. Il bene deve essere vero bene e la bellezza deve essere veramente bella.
L’esistenza è sottomessa alla Norma (un alto ed esigente criterio normativo, puramente obiettivo), il Nomos, il Fas (e non il Nefas, che farebbe in modo che le azioni risultassero nefaste). La Norma, espressione del Numen, del Logos che è Ragione e Parola, Luce e Legge (Lux Lex), dà ritmo, ordine, logica e razionalità, senso e significato alla Vita.
Il Logos è la Legge che detta e ispira il legale, il legittimo, la logica giuridica, il ben legiferato, il giusto e corretto. Secondo la tradizione romana, lo Jus Ius, il diritto umano, il giuridico mondano, deve basarsi sul Fas, il Diritto divino, la Norma o Legge uranica, la Voce o Parola di Giove, il Padre celeste (Logos = Parola e Ragione; dal greco légein, “parlare, dire”). La Giustizia non è possibile allontanandosi dal Logos eterno, trascendente e immanente: Logos = Legge (latino Lex, legisLegge, Lege, Law, Lov, Lag).
Tutto è soggetto alla Legge ed alla Norma. Tutto nella vita ha le sue norme, le sue leggi e regole (come, per esempio, le norme della retta azione, le leggi matematiche, le regole o norme dell’arte, della poesia, della lingua, dell’ortografia e della cortesia). E queste norme, regole o leggi, quando sono giuste e legittime, non sono senza una derivazione o realizzazione particolare, condizionata e relativa, della Legge eterna, della Norma suprema, che viene a coincidere con la Ragione celeste o divina. Qualcosa che risulta molto difficile se non impossibile da accettare per la moderna mentalità anomica, nichilista, individualista, relativista e soggettivista. 
La Norma è condizione e garanzia della normalità in tutti gli ordini, aspetti e livelli dell’esistenza. E pertanto anche della libertà. 
Non c’è libertà senza norme e senza ordine. La anomia, la carenza di norme, la rivolta contro la Norma, conduce alla tirannia, all’oppressione ed alla schiavitù.

7. Articolazione organica e gerarchica della società

La stessa gerarchia che impera nell’essere umano, nella sua articolazione e organizzazione personale — con l’animico e il somatico sottomessi allo spirituale — deve imperare nella struttura sociale. Il sociale, collettivo o comunitario è un riflesso ampliato dell’individuale e personale.
L’ordine sociale è una manifestazione concreta dell’Ordine universale sul piano umano e nel divenire storico. La società umana deve stare in armonia con l’Ordine cosmico, l’Ordine naturale. La società tradizionale è espressione dell’Ordo, del Dharma.
Per questo una sociologia corretta, giusta, sana e ben fondata (saggia, legittima) deve essere basata sulla Cosmologia (la Dottrina cosmologica, la Scienza e la Conoscenza sacre del Cosmo), la Sociologia è in realtà un ramo della Cosmologia (così come dell’Antropologia). Senza un’adeguata dottrina cosmologica non si può intendere pienamente, a fondo, nella sua più ampia e profonda portata, la realtà umana, sia nella sua dimensione sociale e culturale sia nella sua dimensione storica.
La forma ideale di organizzazione sociale è la Comunità: tipo di organizzazione fondata, basata su solidi principi spirituali e animata da un soffio sacro; unita da vincoli affettivi, storici e vitali, e non da interessi materiali. La Comunità ha come fondamento e cemento unificante, e anche come linfa vitale, la forza dell’Amore piuttosto che essere basata sul calcolo egoistico, che non fa altro che separare, dividere e contrapporre.
L’Ordine cosmico, la ricchezza della creazione, si manifesta sul piano umano attraverso tre realtà vive e fondamentali, che non sono una creazione umana e che hanno un profondo significato, insieme alla loro dimensione qualitativa, la loro qualità distintiva e arricchente, organica e personalizzante: SessoCasta e Razza; i sessi, le caste e le razze.
Nei sessi, le caste e le razze si rende visibile e palese, come non potrebbe essere altrimenti essendo opera del Creatore, lo stesso sublime mistero che ci si manifesta nel mistero del Cosmo e nel mistero dell’uomo (un mistero che non è in grado di captare né comprendere la ragione discorsiva, arma o strumento prediletto del razionalismo). Si tratta di realtà vive, con un messaggio ed un significato spirituali, misteriose sia sulla loro origine sia sulla loro natura e significato.
Tre realtà che l’ordine tradizionale rispetta, difende, protegge, promuove e coltiva come qualcosa di sacro, sorto dalla mano di Dio. Tre realtà che la civilizzazione moderna, profana e profanatrice, anti cosmica, livellatrice, egalitaria e democratica, cerca di minare, diluire e distruggere con tutti i mezzi.
Casta=vocazione profonda e fondamentale (sacerdotale, contemplativa o intellettuale, guerriera, mercantile o economica, artigiana o lavorativa, agraria o contadina, ecc.).
Razza=Radice, radici vitali; Sangue, eredità, tradizione carnale e sanguigna, genetica, biologica o vivente. Una realtà naturale che perdura lungo i secoli e si manifesta in caratteristiche sia fisiche sia animiche e spirituali. La Razza va concettualmente e vitalmente legata alla famiglia, al lignaggio, alla parentela, la tribù, l’etnia, la nazione, la stirpe, l’idioma (la lingua materna), il focolare, la patria, la nazionalità, la terra in cui si è nati, gli usi e i costumi, i mores (o morale collettiva), l’eredità degli antenati, il lascito del padre e della madre. Concetti, tutti questi, pieni di mistero, che acquistano una grande importanza nella Cultura tradizionale.
Eccoli i tre aspetti fondamentali della realtà umana che deve tenere in grande considerazione qualunque società, civilizzazione o cultura per svilupparsi, crescere, funzionare e vivere in ordine, in modo sano e vigoroso: il sessuale, il razziale e il castale o vacazionale. Tre volti o aspetti dell’umano che fanno parte dell’ordine naturale e sono autentiche forze cosmiche. L’ignorarle o andargli contro non può che generare situazioni catastrofiche e inumane (antiumane), comportando mali di ogni tipo.
Nella Comunità tradizionale acquistano un ruolo fondamentale i corpi intermedi, le istituzioni, entità e organismi sociali posti tra il Potere e gli individui (la società o la popolazione), dando forma e articolazione a quest’ultima, che cessa di essere semplice numero, “massa” o agglomerazione indifferenziata di “gente”, demos o mucchio demotico manipolabile dalla demagogia e dalla tirannia, per convertirsi in autentico “popolo”, organizzato in libertà, cosciente del suo dovere, con le sue proprie risorse e le sue proprie forze, che non necessita dei favori e delle lusinghe corruttrici dei poteri pubblici (col loro rozzo clientelismo), non si piegherà davanti alle loro minacce né tollererà le loro interferenze, intromissioni o pressioni tanto arbitrarie quanto illegittime. 
Fra questi corpi intermedi bisogna citare: la famiglia, le imprese, le gilde o corporazioni, le associazioni sindacali, le cooperative, le associazioni professionali e culturali, i ceti, gli ordini e le organizzazioni religiose, gli istituti educativi (scuole, collegi, università), le istituzioni locali (municipali, regionali), ecc.
La Comunità è unita da forti vincoli, che trascendono l’interesse o capriccio personale, ed è retta dai criteri di gerarchia, differenziazione, autonomia e libertà, coordinamento e unità. È un chiaro esempio dell’unità nella pluralità e della pluralità nell’unità. Nella Comunità tradizionale regna l’unità, ma non l’uniformità, che è l’adulterazione e la deformazione della vera unità, suo riflesso degradato ed opposto.
La Comunità è impregnata di un alito aristocratico: cerca l’elevazione di tutti i suoi membri, ognuno nel suo ambito e conformemente alle sue capacità, ma cercando sempre il meglio. Chiede e promuove che ogni gruppo o segmento dell’insieme svolga la propria funzione con aristia, con nobiltà e dignità, cercando di ottenere l’eccellenza al servizio del Tutto di cui fa parte.
Nella Comunità e nella Cultura tradizionali impera non la quantità ma la qualità. Cercano sempre il meglio, l’eccellenza, la nobilitazione, la pienezza, il superamento di tutti i livelli. Il suo obiettivo è la perfezione, nella misura in cui può ottenerla l’essere umano (pur sempre imperfetto). Superamento e perfezione che conducono alla liberazione, alla salvezza e all’illuminazione della persona.
Il Potere e l’Autorità non vengono dal basso, ma da sopra, dall’Alto. Non possono scaturire dal popolo, né tanto meno dalla massa o dalla plebe amorfa. Necessitano di una consacrazione discendente, spirituale e dunque trascendente, che li innalzi su un piano superiore e li legittimi permettendogli così di sviluppare ed esercitare tutta la propria potenza. 
Il popolo raggiunge il suo compimento, il suo pieno e legittimo potere, con la sua organicità e vitalità, esercitando la funzione o le funzioni che gli corrispondono, quando si sottomette spontaneamente e amorevolmente all’Autorità spirituale, l’Auctoritas che viene dall’Alto e che incarna la più elevata Sapienza, sapendo allo stesso tempo — come conseguenza di ciò — conservare il suo ruolo e destino naturali come depositario, conservatore e trasmettitore della Sapienza tradizionale in modo cosciente, serio e disciplinato (come avviene nel Folklore: sapienza, o lore, del popolo o volk). Il che gli permette di godere di una piena e fruttuosa libertà, operando come un efficiente collaboratore dei poteri legittimi e un buon garante della corretta funzione sia del Potere sia dell’Autorità. Diventa allora realtà l’adagio Vox populi, Vox Dei (“La voce del popolo è la Voce di Dio”).
La Comunità e la Cultura tradizionali sono basate sul rispetto e l’ammirazione verso quello che gli è superiore, verso coloro che sono superiori per una ragione o per l’altra (età, sapere, autorità, creatività, esemplarità): rispetto e ammirazione per i migliori, i più nobili, quelli che costituiscono un esempio o modello vivente. Cose che l’egualitarismo rende impossibili e distrugge alla radice.
Al vertice dell’ordine e della comunità tradizionali si erge una Élite spirituale che incarna la suprema autorità (anche se non detiene alcun potere), incaricata di orientare la società e vigilare sulla purezza e sulla corretta trasmissione della Dottrina. È la più pura ed elevata forma di Aristocrazia.
Ruolo fondamentale dei Maestri spirituali, che formano una catena di trasmissione sapienziale insostituibile e che istruiscono non solo con i loro insegnamenti, con le loro parole, ma soprattutto con la loro presenza, con la loro vita e la loro persona.
L’Autorità spirituale sta al disopra del potere temporale, che sia politico, militare, sociale o economico. Si impone per il proprio prestigio, per l’alta realtà che incarna, per il suo carisma, per la sua lungimiranza, per la sua sapienza e la sua eletta dignità. È riconosciuta ed obbedita senza alcuna coercizione né intervento diretto nelle questioni che non gli competono.
La massima forma di organizzazione tradizionale è l’Impero, comunità sovranazionale, con un’ispirazione sacra e una vocazione universale, nel cui seno trovano il loro perfetto inserimento i diversi popoli, razze e culture, così come rifugio, riparo, difesa e protezione, essendo garantita la loro identità e il loro posto dentro l’Ordine universale.
L’Impero affonda le sue radici, ha la sua logica ed il suo fondamento, nella Metastoria. È una costruzione metapolitica e metastorica, ispirata dalla Sacralità e dalla Trascendenza, che gli danno tutta la sua legittimità, la sua maestà, la sua forza e il suo potere. La sua ragion d’essere è l’instaurazione della Pace a livello universale, offrendola a tutto il Globo. Una Pace che è possibile solo all’interno di una cornice sacrale e sotto l’influenza e l’azione benefica di un Potere sacro.
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La crisi e decadenza della Cultura tradizionale (di una determinata tradizione) possono essere motivate dalle seguenti cause:
  • Ribellione contro i suoi principi e valori: luciferismo, titanismo, nichilismo.
  • Alterazione della Dottrina: eresie, diffusione di concezioni e posizioni eterodosse. È possibile inoltre la deviazione o degenerazione dell’élite dirigente, che cessa di esercitare la funzione che gli corrisponde e cerca di occupare territori e svolgere funzioni che non gli corrispondono.  Corruzione delle élite.
  • Passività, paralisi, inerzia, atrofia, sclerosi, stagnazione, rigidità, fossilizzazione e pervicacia. Mancanza di creatività, di fedeltà alla Dottrina e di legame con essa. Mancanza di interesse per la stessa.
  • Allontanamento, oscuramento o eclissi della Dottrina: scomparsa del nucleo sapienziale, gnostico, iniziatico ed esoterico. Non ci sono più Maestri spirituali. L’organismo tradizionale rimane in superficie, all’esterno (posizione integralista o tradizionalista, meramente religiosa o confessionale, fideistica).