Liberalismo di guerra

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Pubblichiamo di seguito una riflessione di un nostro lettore riguardo il concetto di liberalismo, la sua proiezione globale e la vera causa dell’attuale conflitto in corso tra Russia e Ucraina. Il tema è stato chiaramente approfondito da Daniele Perra in un articolo intitolato “Prometeismo e atlantismo“.

(Turan88)

La vera causa remota dell’attuale conflitto in corso in Ucraina e Nuova Russia, nonché del recente riacutizzarsi delle tensioni tra le due sponde dello stretto di Formosa, così come degli incidenti di Capitol Hill del gennaio 2021 e di buona parte degli eventi critici di natura politica e geopolitica di cui siamo testimoni senza soluzione di continuità da circa un ventennio, è la dichiarazione di guerra che il liberalismo mondialista di matrice occidentale ha dichiarato a tutte le culture e le civilizzazioni che da esso differiscono, e in estrema sintesi all’umanità intera.

Questa guerra dichiarata, talvolta in modo palese e altisonante, ad esempio con la somministrazione della narrativa di uno scontro escatologico ultimo tra liberaldemocrazia e autocrazia, talvolta in modo occulto e latente, come quando assistiamo a campagne intimidatorie contro espressioni di pensiero eterodosse rispetto agli assiomi del così detto “politicamente corretto”, è immanente alla natura stessa del liberalismo, Weltanschauung universalistica e totalizzante e pertanto carica di pulsioni bellicose e prevaricatorie. 

È necessario però essere consci del fatto che il liberalismo, così come ogni ideologia “da crociata” che l’ha preceduto, non è fine a se stesso, ma costituisce la necessaria proiezione morale della volontà di potenza di un impero egemonico, ovvero il sistema talassocratico anglosassone.

Non vi è incoerenza tra due dinamiche apparentemente contrastanti: il parossismo dell’aggressività liberale e la fase discendente dell’unipolarismo post Guerra Fredda in favore di un prossimo multipolarismo; l’acquisizione del primato sul resto del mondo è un buon motivo per muovere guerra, ma la volontà di non perderlo lo è di più.