Bergoglio approva l’invio di armi all’Ucraina

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E’ inquietante che Bergoglio, nella sua qualità di Papa, legittimi l’invio di armi che alimentano il conflitto in Ucraina. Bergoglio si schiera, crea un precedente e approva: d’ora in poi quale cattolico ‘papalino’ oserà affermare il contrario?
E’ sempre più evidente che Bergoglio farebbe meglio a dedicarsi a svolgere le funzioni papali, piuttosto che immischiarsi nelle faccende terrene e troppo terrene, con quel gusto tutto suo derivante dallo stare di fronte alle telecamere.

https://www.quotidiano.net – Papa Francesco: “Armi all’Ucraina? Difendersi è lecito”Il pontefice lo ha detto rispondendo ai giornalisti sul volo di rientro dal viaggio apostolico in Kazakhstan. “La motivazione è quella che in gran parte qualifica la moralità di questo atto”.

“Difendersi è non solo lecito, è anche un’espressione di amore alla patria”, così Papa Francesco ha risposto alle domande dei giornalisti sul volo che lo riportava a Roma al termine del viaggio apostolico in Kazakhstan, che gli chiedevano se sia giusto inviare armi all’Ucraina.  

“Questa è una decisione politica, che può essere morale, cioè moralmente accettata se si fa con le condizioni di moralità”, ha spiegato il Pontefice, che ha avvertito: “Ma può essere immorale se viene fatta con l’intenzione di provocare più guerra, o di vendere le armi o scartare quelle che a me non servono più. La motivazione è quella che in gran parte qualifica la moralità di questo atto”.

“Chi non si difende, chi non difende qualcosa non la ama. Invece chi difende ama”, ha proseguito Francesco. Per il Papa “si dovrebbe riflettere ancora di più sul concetto di guerra giusta, perché tutti oggi parlano di pace, da tanti anni le Nazioni Unite parlano di pace, fanno tante cose di pace. Ma in questo momento quante guerre sono in corso?”. 

Poi ha elencato i conflitti: “Ucraina e Russia, poi adesso Azerbaigian e Armenia, si è fermata un po’ perché è uscita la Russia come garante, ma fa il garante qui e la guerra lì, poi c’è la Siria, dieci anni di guerra che non si ferma. Poi c’è il Corno d’Africa, l’Eritrea, che è parte dell’Etiopia, poi c’è il Myanmar, e questo popolo sofferente che io amo tanto, i Rohingya, che gira, gira, gira come uno zingaro e non trova un posto”. Quindi ha esclamato: “Ma stiamo un una guerra mondiale!”.

“La guerra in sé stessa è un errore, e noi in questo momento stiamo respirando quest’aria, se non c’è guerra sembra che non c’è vita”, ha risposto il Pontefice a un giornalista tedesco che gli aveva rivolto la domanda: “Una cosa che ho imparato da voi è la capacità di pentirsi e chiedere perdono per gli errori di guerra. E non solo chiedere perdono, ma anche pagare per gli errori di guerra. Questo dice bene di voi, è un esempio che si dovrebbe imitare”.

Ma alla fine Bergoglio conclude: “Credo che sempre sia difficile capire il dialogo con gli Stati che hanno incominciato la guerra, e sembra che il primo passo sia stato dato da lì, da quella parte. È difficile, ma non dobbiamo scartarlo. Dare l’opportunità del dialogo a tutti, tutti”. Quindi bisogna cercare il dialogo con Mosca: “Perché sempre c’è la possibilità che nel dialogo si possano cambiare le cose, anche offrire un altro punto di vista, un altro punto di considerazione. Io non escludo il dialogo con qualsiasi potenza che sia in guerra, anche con l’aggressore. Alle volte il dialogo si deve fare così, ma si deve fare. Puzza, ma si deve fare. Sempre un passo avanti, la mano tesa, sempre, perché al contrario chiudiamo l’unica porta ragionevole per la pace. A volte non accettano il dialogo, peccato. Ma il dialogo va fatto sempre, almeno offerto”.

Bergoglio ha parlato anche della politica: “Oggi essere politico è una strada difficile. Dico essere un grande politico, un politico di quelli che si mettono in gioco per i valori della patria, per i grandi valori. Non che si mette in gioco per interessi, la poltrona o per altro. Tutti i Paesi, tra cui anche l’Italia, devono cercare i grandi politici, cioè che abbiano la capacità di fare politica: c’è un’arte, è una vocazione nobile la politica”.

“Credo che uno dei Papi, non so se Pio XII o San Paolo VI, ha detto che la politica è una delle forme più alte di carità”, ha continuato Francesco. “Dobbiamo lottare per aiutare i nostri politici a mantenere il livello dell’alta politica, non la politica di basso livello, che non aiuta niente, anzi tira giù lo Stato, lo impoverisce”. 

Riguardo alle prossime elezioni il Papa ha detto di aver “conosciuto due presidenti italiani di altissimo livello, Napolitano e l’attuale, grandi. Poi gli altri non li conosco. All’ultimo viaggio ho domandato a uno dei miei segretari: quanti governi ha avuto l’Italia in questo secolo? Venti. Non so spiegarlo. Non condanno, né critico. Non so spiegarlo, semplicemente. Poi, se i governi si cambiano così, ci sono tante domande da fare”. 

Uccidere non è umano. Punto. Se tu uccidi con motivazioni, alla fine ucciderai sempre di più. Uccidere lasciamolo alle bestie”, con queste dure parole il Papa ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano un commento sul dibattito sull’eutanasia.