Il battito della Verità

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Se in Ungheria verrà imposto di ascoltare il battito dei propri figli in grembo alle donne che intendono abortire, non siamo proprio d’accordo. Indubbiamente, sarebbe una misura efficace per riaffermare – e far prendere consapevolezza alle donne del fatto – che il feto è vita, il feto è un bambino, un essere umano prossimo alla venuta al mondo.
Non crediamo che questo ‘ascolto del battito’ sarebbe una violenza verso le donne, una tortura, una cattiveria, come molti la definiscono: perché la tortura, la cattiveria la compiono coloro che abortiscono, che scaricano il peso di una situazione già delicata su un essere innocente, sulla purezza di un essere indifeso ma già degno di rispetto e considerazione. Certamente, sarebbe una misura forte, ma le misure forti occorrono quando la posta in gioco è alta. E sembra quasi che i pro-aborto (caspita quanti sono… veramente un partito trasversale) temano che questa misura di consapevolezza – perché così la madre se ne rende conto, capisce che non si sta staccando la peluria in eccesso o il dente del giudizio, bensì una vita autonoma, una vita vera con un cuore che batte – dicevamo, questa misura di consapevolezza possa far ‘svegliare il boia’.
Eh sì, perché sarebbe ben più facile chiudere gli occhi, girare la testa, dare retta alle cliniche dell’aborto secondo cui ‘non è vita’. Ben più difficile sarebbe – ascoltato il battito – compiere la stessa scelta con la presa coscienza che si toglie la vita.
A un essere umano. Al proprio figlio. Troppo, per i pro-aborto: loro vogliono che le donne abortiscano senza troppi patemi e senza troppe fatiche di coscienza: una punturina, un’aspirazione veloce, il raschiamento a ripulire e via, nel cestino dei rifiuti organici (perché il cimitero dei bambini mai nati è un’altra cosa che fa male, perché dà coscienza).
Però, dicevamo, non siamo del tutto d’accordo con il cd. ‘ascolto del battito’. E ciò proprio perché quel feto è già vita, quel feto è già un essere, è già manifestazione e, quindi, è già degno del massimo rispetto: non può essere usato e manipolato come uno strumento di persuasione; non può divenire fantoccio da utilizzare per smuovere una coscienza; non deve essere chiamato a provare di avere dignità esibendo il cuoricino di nanomillimetri che però già batte forte e cadenzato. Una madre non deve necessitare di ascoltare un battito per salvare il proprio figlio. Quel bimbo non deve essere sottoposto a un macabro esame, quasi fosse l’unico ‘esame della vita’ che gli spetta, ove presunti giudici della vita decidono della sua sorte in base alle reazioni che quel battito esercita sulle loro coscienze.
Il feto è una vita. E’ degna di rispetto e tutela, della stessa protezione che si accordano a quegli esseri indifesi, parte della manifestazione, che Dio ha voluto tra noi e che nessuno, battito o non battito, ha diritto di togliere di mezzo a cuor leggero, ove ‘occhio non vede, cuore non duole’, ma è solo il cuore degli abortisti a non soffrire.

(Tratto da ilfattoquotidiano.it) – Aborto, la nuova stretta di Orban “le donne dovranno ascoltare il battito del feto prima di interrompere la gravidanza” 

Viktor Orban stringe ancora sull’aborto: le donne ungheresi dovranno ascoltare il battito del feto prima di abortire. Lo ha deciso il governo di Budapest con decreto del ministero dell’Interno pubblicato sulla Gazzetta ufficiale ungherese. Oltre ai requisiti già previsti per abortire, la nuova norma rende obbligatorio per i medici presentare alle donne la prova “chiaramente identificabile delle funzioni vitali del feto”. In altre parole un’ecografia del cuore.