Intervista a Matteo Colnago sugli sport del coraggio

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Pubblichiamo con grande piacere un’ ulteriore intervista a Matteo Colnago (autore del libro “L’atleta combattente”, edito da Passaggio al Bosco Edizioni) segnalataci dai ragazzi di TNT-Studenti&Dinamite, il gruppo studentesco della Comunità militante Coscienza e Dovere che con lo stesso Matteo hanno portato avanti in passato una interessante collaborazione e rubrica- intervista all’atleta combattente, condivisa sui nostri canali nei mesi precedenti.

di Rita Lazzaro

Difendete la Bellezza! È questo il vostro unico officio.” Così recitava Gabriele D’Annunzio.

Ma quanto è applicata questa frase?

Oggigiorno si può dire che la bellezza è difesa e quindi apprezzata?

Domanda questa, che sorge a maggior ragione dopo quanto è successo a Linda Cerruti, la stella del nuoto sincronizzato azzurro.

L’atleta ha infatti scatenato una montagna di commenti sessisti per aver postato una foto con una tipica posa artistica con l’intento di celebrare le 8 medaglie vinte agli Europei 2022 di Roma.

  1. A questi interrogativi, risponderà Matteo Colnago, classe 1988, per due volte campione italiano di paracadutismo a squadre nel 2013 e nel 2015, alpinista con alle spalle spedizioni internazionali in alta quota nonché esperto in paracadutismo, boxe e subacquea.Indubbiamente un uomo che vive di sport ma altresì una mente che lo valorizza nel suo libro “L’atleta combattente” edito da Passaggio al Bosco Edizioni.

Vi siete mai chiesti cos’è il limite? Sapete che esiste un limite?

Rita Cerutti conosce bene questa linea di demarcazione che definisce la differenza tra perfezione e perfettibilità. Uno sportivo ambisce immancabilmente a superare il proprio limite grazie all’infinita limitatezza con cui madre natura ci preserva, e consapevole di possedere un inconscio irrazionale devoto alla scoperta di sé stesso.

È con questa dose di coraggio, intelligenza e consapevolezza che la campionessa di nuoto sincronizzato ha conquistato ben 8 medaglie agli Europei di Roma; saper restare nel limite significa non cadere verso il basso senza mai sconfinare nell’inattuabile perfezione rischiando di perdere la stabilità.

La bellezza è ritmo, equilibrio e solarità, è ciò che evoca in noi uno stato di armonia capace di strappare un sorriso al cuore e non agli occhi.

Gli occhi sono il mezzo, l’eros il fine. Proprio il contrario dei commenti volgari pervenuti nei confronti di Linda, attacchi che hanno animato le più becere bassezze dell’animo umano. Ma non c’è da meravigliarsi, il che non significa che bisogna rassegnarsi.

Con plasticità, leggerezza e scanzonatezza l’atleta mostra il risultato di un percorso fatto di perfettibilità e non perfezione, animato dal coraggio di provare quel sentimento di amore intrinseco verso quel monito che capeggia da circa 2500 anni capeggia nel cuore d’Europa.

“Conosci te stesso” recita la scritta impressa sulla facciata del tempio di Apollo. Un elogio alla bellezza, a conoscere la parte più irrazionale, profonda ed effimera di noi stessi. Non è difficile da capire, è complesso da percepire.

Serve sapienza per apprezzare il bello, ce lo insegna Atena, custode del limite che rammenta l’importanza dei confini, dei limiti con i quali mediante intelletto decidiamo quando è giusto parlare e quando tacere.

Ce lo ricorda E. Junger “profondo è l’odio che l’animo volgare nutre contro la bellezza” e per essere belli serve valorizzare e non distruggere. Il valore della bellezza risiede in ciò che attribuiamo ad essa; più saremo in grado di penetrare nel profondo di un sentimento maggiore sarà la possibilità di realizzare il nostro cammino di autorealizzazione.

Ed alle logiche livellatrici che fedelmente perseguono principio unicuique idem (a tutti lo stesso) essenza del pensiero democratico che pretendendo che tutti dobbiamo essere considerati uguali per principio opponiamo dunque il concetto romano unicuique sum (a ciasuno il suo) perché la bellezza è una forma di amore e valorizzazione delle diversità, ne è la prova Linda Cerrutti delimitandone il suo valore intrinseco che virtuosamente e non vanitosamente sfoggia affinché il Mondo conosca il sorriso solare del sacrificio e non solo il grigiore dell’invidia.

2. Sempre per quanto concerne il caso della ginnasta, in questa occasione è emersa un’altra piaga sociale anzi social, in quanto dagli attacchi sessisti si è nuovamente constatato il modo tossico con cui la tastiera viene spesso utilizzata ossia attaccando anziché costruendo veri e propri rapporti umani anche se in un contesto virtuale. Secondo lei qual è il problema di fondo? E da sportivo, a suo avviso, lo sport può essere una soluzione a riguardo?

Il problema di fondo è molto semplice: la società attuale è paragonabile ad un crostaceo, duro all’esterno, molle all’interno. Se il risultato deriva da un disegno creato ad arte per schiavizzare l’essere umano rendendolo amorfo o se si tratta di una conseguenza della schizofrenia sociale dei nostri tempi poco importa.

Oggi l’immagine rappresenta non viene definita come realtà ma come fonte d’ispirazione difatti i social rappresentano la droga più ambita dai narcisisti e dai sofferenti.

Come si comporta uno stupefacente?

Modifica le percezioni sensoriale del cervello al fine di alterare lo stato di coscienza e raggiungere una dimensione illusoria falsamente benevole ed i social svolgono la stessa funzione offrendo la possibilità di creare un’immagine diversa e quindi distorta di sé.

Una vetrina nella quale si dà spazio ai propri demoni, dove le proprie paure e le insicurezze vengono messe alla luce nascondendole dietro ad un’immagine dissociata ed irreale di sé; tutto ciò che non si riesce ad essere nella realtà lo si diventa sui social tramite un copia ed in colla o un click, ed in questo processo di distorsione i ragazzi perdono i contatti con la realtà.

L’immagine rappresenta un’ossessione perché in essa si ricerca il compiacimento dall’esterno sperando di sopperire o riempire il vuoto interiore e non è un caso che i social network sono l’espressione finale della società democratica in cui viviamo: dar voce a chiunque, diminuendo l’importanza del contenuto livellando così ogni forma di diversità e differenza antropologica, intellettuale e culturale.

Ma se da un lato abbiamo i “figli dell’avere” categoria basata sul possesso, figlio del vuoto che origina la paura di non essere possiamo dunque anteporre una terapia per queste anime malate mediante lo sport che si avvale della facoltà di reindirizzare l’essere umano verso una nuova dimensione: quella dell’essere.

In particolare, gli sport del coraggio (alpinismo, paracadutismo, subacquea, sport da combattimento ecc…) valorizzano l’essere, rafforzando nella fatica, nel sacrificio e nel rischio la struttura della personalità permettendo un virtuoso rapporto con l’inconscio, liberandone l’aggressività e superando i limiti della paura.

Le discipline sportive sono educazione, autocontrollo, ascolto dell’anima, attendere prima di parlare, ed agire con psiche e corpo senza la bocca.

Lo sport ristabilisce l’ordine interiore perché riconduce il corpo ad entrare in contatto con l’anima potenziandone la capacità di saper interagire con sé stesso per poter interfacciarsi con il Mondo e se la vita è breve come una folata di vento vale la pena di essere vissuta sfruttando sia le tempeste sia il vento di maestrale, impugniamo il timone della nostra vita senza mai mollarlo, bastano tre coordinate per portarci verso nuovi orizzonti:

-prendere coscienza di quanto siano ampie mentali e motivazionali che tutti noi disponiamo fin dalla nascita;

-individuare le minacce, le lacune, i fattori sociali e culturali per agiscono per limitare queste risorse così da sabotare questi “ordigni” e spianando la strada verso;

-praticare sport non solo per allenare il nostro fisico ma addestrare la mente per far emergere attitudini, virtù, capacità personali che disponiamo.

3. A proposito di sport, in questi ultimi due anni la pandemia ha comportato degli esiti devastanti nella vita dei giovani. Basti vedere i dati riportati dal bambin Gesù, i quali hanno dimostrato in che modo le misure restrittive hanno inciso negativamente sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti, portando ad un aumento delle richieste di aiuto per le forme più gravi come autolesionismo e comportamento suicidario. Non per nulla, solo all’ospedale pediatrico Bambino Gesù le ospedalizzazioni per ideazione suicidaria e tentativo di suicidio sono passate dal 17% nel gennaio 2020 al 45% del totale nel gennaio 2021.

Secondo lei, quanto e come lo sport avrebbe potuto evitare tutto ciò?

Vi siete mai chiesti cos’è la sofferenza?

La sofferenza la dipingo nella mia mente come una signora distinta, alta e slanciata, vestita con un elegante abito scuro che si avvicina in punta di piedi, quasi a non volerti disturbare; nel momento in cui stai cercando un appiglio nella tua vita, lei, con un gesto freddo e fulmineo ti stacca le mani dagli appigli, facendoti sentire perso ed angosciato nel vuoto, avvolgendoti nel suo mantello scuro, “salvandoti” dalla precipitosa caduta, per poi soffocarti lentamente.

Il mantello prima ti salva, poi ti stringe scaldandoti. Resti inerme, vorresti liberarti ma più ti agiti e più divampano le fiammate che, trafiggendoti il cuore, inceneriscono la mente facendoti bruciare lentamente nel logorio del dolore.

Questo meccanismo destabilizzante ha come perno, appunto, il dolore. Esiste una sorta di linea di demarcazione tra il punto in cui finisce il vostro dolore e il punto in cui inizia la sofferenza (causa del dolore).

Ora facciamo un esperimento: chiudiamo gli occhi e riviviamo i lunghi mesi passati durante la chiusura forzata, focalizzandoci su ciò che ci ha fatto più soffrire, sugli aspetti che ci hanno destabilizzato maggiormente, inquadriamoli e delineiamoli.

Riapriamo gli occhi, e in questo “snapshot mentale” probabilmente le due immagini che sono apparse nella nostra mente sono state le seguenti: in primis il periodo passato forzatamente nella nostra comfort zone, obbligandoci al distanziamento sociale, facendo regredire le straordinarie capacità che i nostri 5 sensi ci donano ogni giorno: sentire, udire, percepire, osservare, toccare… ed ecco che la signora elegante e distinta (la sofferenza) entra in azione, e se l’internamento materiale a cui siamo stati sottoposti possiamo descriverlo come il “dolore pulito” – cioè una semplice ed immediata sensazione fisica che diagnostica una situazione quotidiana fuori dallo standard – il compito della “nera signora” è quello di far sorgere il cosiddetto “dolore sporco”, ovvero le reazione alla prima tipologia di dolore: gli epiteti ed i comportamenti che insorgono quando cerchiamo di proteggerci dal primo dolore.

La pandemia ci ha portato a chiuderci nell’ignoto perché l’assenza di sicurezza ha causato angoscia, panico, rabbia, odio e rassegnazione. Lo stravolgimento improvviso della nostra quotidianità ha destabilizzato soprattutto i nostri sogni, i nostri progetti, la volontà di vivere e seguire la nostra autenticità. La nostra tavola a colori è stata – o ha rischiato di essere – avvolta da un mantello di pece nera.

Detto ciò, perché ho parlato della sofferenza, dolore pulito, dolore sporco? E soprattutto cosa c’entra con le discipline sportive?

Una delle “piaghe” della società moderna che lambisce e stravolge le anime degli uomini, soprattutto dei ragazzi è appunto la sofferenza.

I ragazzi soffrono proprio perché non sono più abituati a soffrire, i giovani d’oggi maledicono ogni forma di emozione negativa, dimenticando o non sapendo che le emozioni sono nate per contrastare e superare le difficoltà.

Perché sopportare quando si può evitare? Perché sacrificarsi quando si possono ottenere apparentemente gli stessi obbiettivi con un trucco?

Magari con uno stratagemma ammiccante che sostituisce la lungimiranza con la furbizia, che a lunga distanza, però, si rileva misera e poco avveduta nel tempo.

Perché fare fatica quando la prima sensazione che percepiamo è il dolore?

La risposta la troviamo affrontando tre step che ci permettono di reagire, combattere e stravolgere l’intorpidimento spirituale e fisico a cui siamo stati sottoposti in questi ultimi due anni:

«Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa aver soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere»

Questo mantra di San Tommaso Moro rappresenta il modus operandi con cui possiamo approcciarci ad ogni situazione che ci piomba addosso: abbiamo scelto noi di stare rinchiusi in casa per mesi e mesi? No.

A che serve maledire il mondo, erigerci supremi giudici o esperti del settore solo per esternare la nostra rabbia causata dall’impotenza? A nulla.

Meglio accendere una candela dentro di sé che maledire l’oscurità! Non possiamo cambiare ciò che ci viene imposto, ma possiamo affrontarlo con perspicacia e dinamismo prendendo il destino per le corna.

Se sul ring abbiamo di fronte a noi un avversario più alto, più corpulento, qual è la soluzione per affrontarlo?

“Caricarlo” a testa bassa con rabbia caotica oppure sfruttare la sua forza apparente facendolo stancare, sfiancandolo con schivate per poi colpirlo nell’istante in cui la sua aggressività determina la sua vulnerabilità?

Pensate ad un alpinista, prossimo ad una scalata: l’esisto della spedizione dipenderà per il 50% dalla sua preparazione ed il restante dalle condizioni che madre natura gli riserverà. Se le condizioni della montagna sono avverse, l’atleta non potrà cambiare morfologia della natura. Dovrà assolutamente accettare ciò che gli è stato riservato con la consapevolezza che può valutare una via alternativa da percorrere per arrivare in cima oppure cambiare vetta se la situazione glielo permette o se nel caso ciò non è possibile, accettare le regole del gioco imparando così ad accettare l’attesa e la valutazione del rischio.

L’atleta combattente durante la pandemia non ha potuto andare in montagna, scalare, allenarsi, organizzare spedizioni… e quindi uno sportivo senza sport cos’è? Può essere tutto!

Il libro l”atleta combattente” difatti è nato durante la pandemia, in quanto il momento si è identificato propizio per fermarsi, riflettere, creare, progettare per poi ripartire all’assalto! Non possiamo scegliere come cambiare il mondo ma sicuramente dobbiamo scegliere come cambiarci per vivere il mondo!

Le virtù conquistate nel dolore e nel sacrificio sono più forti dell’odio e della morte, della sofferenza e del caos.

Accettare e ingaggiare il destino, saper vivere lungo una frequenza alta e profonda che ci permette di lavorare silenziosamente con la lungimiranza di vivere in alto e vivere in agguato sono i tre lati dello “stargate“: quella porta che ci permette di entrare in contatto con le stelle.

4. Si è parlato di sport come soluzione a una piaga social ma lo può essere anche per quanto concerne quelle sociali, almeno questo è quanto emerge dalla visione di Giorgia Meloni, la quale sostiene che ” investire sul “diritto allo sport significa investire sul futuro, coltivare i talenti, combattere le droghe, crescere le nuove generazioni di italiani cariche di quei valori che solo lo sport può offrire e trasmettere”. Cosa pensa su quanto sostenuto dal leader di fdi e delle conseguenti critiche che le sono state mosse nell’aver considerato lo sport come ” l’antidoto per combattere le devianze come droga, alcol, spirale di violenza, quando vengono lasciati soli?

Giorgia Meloni: investire sui giovani per crescere generazioni di nuovi italiani sani e determinati… prontavalorizzare lo sport e gli stili di vita sani  Coltivare il talento, combattere le droghe e le devianze.

Enrico Letta “Io lo penso e lo dico, viva le devianze”

Seguendo le specifiche della programmazione neurolinguistica di un dialogo fatto di botta e riposta scopriamo e riscopriamo lo stile antropologico ed epigenetico che funge da spartiacque tra due visioni del Mondo opposte: L’italiano, storicamente è sempre stato bipolare, Combattente ed allo stesso modo Tersite.

Non è un caso che l’ascia bipenne, arma guerriera, simbolicamente incarna il bipolarismo che oppone l’azione costruttiva dirompente all’autodistruzione. Se da un lato abbiamo un Cavaliere che nel combattimento costruisce un’idea dall’altra compaiono le voci nefaste di chi cerca di manipolare un pensiero autoflagellando la propria identità.

Giorgia Meloni, in termini neurolinguistici rappresenta l’espressione della psicologia positiva che eleva anziché livellare ricercando l’emanazione di uno stile solare, costruttivo, uno stile che racchiudere la gioia di riempire il vuoto che attanaglia i giovani; la volontà di riscoprire il bello cercando di tappare le falle che la società attuale ha creato nei ragazzi.

In risposta viene anteposto uno stile che si pone in negativo difatti non vi è stato risposta propositiva ma calognante e manipolatoria in quanto la devianza intesa dalla Meloni era riferita chiaramente all’emarginazione sociale che infligge la nostra società e non all’identità di genere.

Nulla accade per caso, anche le risposte più banali racchiudono l’espressione dell’inconscio difatti spesso le risposte in negativo sono tipiche di chi è educato al possesso e non all’amore soffrendo di un sentimento d’invidia non elaborato che appunto sfocia, come in questo caso, nel vittimismo; odia, rabbia, rancore ed invidia vengono razionalizzati come giusta reazioni verso ciò che è irraggiungibile per questioni di stile e cultura.

Nulla è perduto, perché a tutto c’è una soluzione e difatti la Meloni ha parlato di Sport come di rinascita, una terapia del corpo e dell’anima perché lo sport diviene un mezzo per far ritrovare nei giovani il gusto dell’avventura e dell’esplorazione del Mondo e soprattutto di sé, azione che definisce le basi dell’anima di una civiltà.

Perché la Meloni incentiva così tanto lo sport?

Ce lo hanno insegnato i romani mediante l’ARS ATLETICA, la disciplina sportiva del corpo e dell’anima nella quale fisico e psiche viaggiano paralleli e sincronizzati verso un percorso di formazione e miglioramento continuo costruendo un solido castello capace di contrastare il disagio della nostra società. La mala pianta delle dipendenze e delle devianze attecchisce laddove il terreno è vuoto e l’erbaccia può diramarsi.

Praticare sport significa soffrire, gioire, sacrificarsi, vincere, perdere entrare in contatto con le proprie emozioni, sviluppare un’intelligenza emotiva al di sopra della norma, stabilire una visione reale di sé rendendo i giovani consapevoli della loro unicità ed autenticità.

Julius Evola, scrittore, filosofo ed alpinista, durante un’intervista, alla domanda “che comportamento bisogna tenere per contrastare le brutture della nostra società” rispose con estrema freddezza e solarità “basterebbe essere normali”. Ed ecco che nel tempo delle devianze e delle manipolazioni l’unica vera trasgressione risiede nella normalità, nell’audacia e nel sorriso.

5. Un’intervista incentrata su bellezza, politica e problemi social e sociali ma tutto accompagnato da un filo conduttore: lo sport. A tal proposito cosa l’ha spinta a rendere lo sport un vero e proprio modus vivendi da riportare anche in un’altra sua grande passione come la scrittura?

La scrittura è una potente arma di riflessione che innesca nel lettore meccanismi celebrali in grado di modificare la Visione del Mondo. Il corpo è un elemento caduco, cuore e mente sono gli unici muscoli che possono essere allenati fino alla fine ecco perché oggi scrivere libri è importante. È un dovere non un diritto in quanto vi è un atto una battaglia culturale.

C’è chi vuole estirpare l’anima negli esseri umani innescando un processo di disgregazione spirituale per meglio controllare le masse c’è chi invece non accetta questo processo allo Spirito ed insorge contro il fatalismo.

Lo sport è un mezzo che permette di difenderci dagli attacchi della dittatura del pensiero unico, della cancel culture ecc…perché risveglia in noi quegli istinti primordiali che l’Uomo dispone fin dalla sua genesi: coraggio, motivazione, avventura, esplorazione sono virtù ed azioni che diventano terapeutiche per l’Uomo perché lo mettono a contatto con la parte più intima e nascosta della sua esistenza.

Nel nostro inconscio sono nascosti tesori che possono farti diventare caratterialmente ricchi ecco perché le discipline sportive sono tasselli basilari nella nostra vita.

La viltà diventa un pregio, anziché ammirare il coraggio si elogia la paura, al posto dell’esaltazione del rischio si elogia la prudenza che imbriglia lo slancio vitale.

La demonizzazione del coraggio ha generato indifferenza, solitudine e paura riducendo l’esistenza ad una mera sopravvivenza vegetativa.

Se si vuole cambiare il Mondo bisogna cambiare prima se stessi, nella lotta ai propri difetti risiede l’accettazione e la consapevolizzazione di ciò che siamo realmente e non di quello che ci vogliono far passare.

Le discipline sportive ha la peculiarità di farci vivere le esperienze con autenticità e integralità, facendoci entrare in contatto tutte le emozioni che l’essere umano dispone dalla gioia al dolore, dalla felicità alla preoccupazione e queste sensazioni vanno a comporre una straordinaria opera d’arte: la nostra vita. Composta da sfumature sia scure che lucenti con l’autenticità di comporre qualcosa di unico ed irripetibile.