Ribelli per Tradizione. Il perché di una frase

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Estratto dall’intervento di presentazione della campagna politica di Raido 2022-23 (30.09.2022)

(…) Non possiamo che partire dalla parola “ribelli”. Una parola che oggi non significa più niente.

La ribellione che cos’è diventata, infatti? Il mainstream. Fateci caso. Tutti oggi si sentono ribelli, diversi dagli altri… Quali sono i messaggi che ci vengono messi in testa e in bocca dalla pubblicità, dalle multinazionali della moda, dagli influencer? Sii te stesso, sii diverso, sii bella a modo tuo…

Ma dove sfocia questa ribellione, questa diversità? Oltre a farsi i capelli fucsia ed essere sessualmente fluidi? In nulla, nel nulla, appunto, nell’individualismo. Quell’individualismo che regna sovrano nelle poche battaglie per cui riescono a scaldarsi oggi i ragazzi delle scuole, sempre e solo per i diritti civili e mai per i diritti sociali, il cui orizzonte sia proiettato oltre il perimetro del proprio “io”, e men che mai per i doveri, parola ormai cancellata dai vocabolari. 

E queste battaglie come sono combattute, spesso e volentieri? Indignandosi sui social, schiacciando un click per condividere una delle centomila cose che succedono nel mondo: un’esperienza insignificante, che snerva, toglie vitalità.

Altroché ribellione: davanti agli occhi abbiamo l’uniformità della diversità. Tutti uguali nell’essere apparentemente diversi. Ma in realtà: stesse abitudini, stesse idee, stessi orizzonti. Tutti inquadrati negli schemi che ci dà il sistema.

Facciamo degli esempi.

L’immaginario? Ce lo dà Netflix, che ci fa credere che una serie tv come “La casa di carta” possa essere antisistema.

Come vestirci? Ce lo dicono gli influencer, che ogni milione di euro di fatturato scendono sulla terra a “ribellarsi” per una causa politically correct, come l’aborto o il ddl zan.

Cosa pensare e quali sentimenti nutrire? Ce lo dicono i media: oggi dobbiamo indignarci perché Putin è cattivo, ieri dovevamo odiare chi non si vaccinava, domani chissà quale emozione instilleranno a comando nel nostro popolo…

Per cosa scendere in piazza? Ce lo dicono sempre loro. Basti pensare al Fridays for Future. Molti ragazzi ci vanno per moda o per fare sega? Certo, ma non è questo il punto, anche se va detto che il fatto che l’assenza sia giustificata dagli istituti fa venir meno il senso stesso dello sciopero. 

Il punto è che di fronte ad un problema reale e serio, quello dell’ambiente, qual è la soluzione che si offre? Consumare, comprare. Comprare la macchina elettrica, la borraccia, buttare le cose vecchie, ormai inutili perché “insostenibili”… 

In questo modo non si vuole cambiare il sistema capitalistico e consumistico che ha inquinato la nostra terra, ma si fa digerire meglio alla gente la sua “transizione” verso lo stesso sistema vecchio e marcio… ma rivestito di greenCosì, chi si arricchiva prima continuerà a farlo, e chi era povero lo sarà ancora di più, fino a non possedere più nulla a causa della sharing economy.

Accettare questi dogmi, accettare tutto questo non è vera ribellione. Vuol dire restare nella gabbia (per quanto, per qualcuno, dorata) dell’omologazione, del pensiero unico, del piattume, del grigio indistinto. Questa cappa va squarciata.

Ma allora, che cos’è la ribellione? Spesso è stigmatizzata come un capriccio dell’adolescenza. 

Ma la verità è che noi esseri umani nasciamo come carne, non dipende da noi. E ad un certo punto dobbiamo fare una scelta: proseguire ad essere solo carne – divenendo solo dei prototipi più o meno perfetti del “borghese” – o rinascere come spirito, come identità che marcia sulle gambe ed è scolpita nei cuori, spezzando le catene che ci frenano e ricostruendolo noi quel limes che ci definisce.

Il problema è che oggi non c’è alcun limite: ogni valore è già stato dissacrato, ogni diritto è già garantito, ogni difficoltà è aggirata o neutralizzata. 

E quindi è difficile ribellarsi al vuoto, al niente.

Lo dicevamo prima: questo mondo ci ripete come un mantra di “scegliere ciò che vogliamo”. Ma quali strumenti ci dà per farlo, per essere noi stessi?

La libertà, in realtà, non è fare quello che ci pare, rimuovere ogni limite, soddisfare nel modo più rapido possibile qualsiasi bisogno.

La vera libertà è libertà da se stessi, dai bisogni. 

La maggior parte dei nostri bisogni, se ci riflettiamo, sono indotti dall’esterno. Da un sistema che si alimenta in questo modo: prima ci crea bisogni che in natura non abbiamo, poi ce li soddisfa. In modo da farci amare la mano che ci inocula il veleno e che poi ci somministra il farmaco. 

Abbiamo forse davvero bisogno dell’i-qos al gusto di fragola o del panino di JustEat alle due di notte? O sono solo bisogni sterili e futili che ci hanno venduto?

Vivere schiavi di tutto ciò che passa il sistema non ci rende “noi stessi”, ma ci deforma.

Ci rende dei consumatori, atomi indifferenziati, privi di qualità e differenze, senza identità nazionale, familiare e persino sessuale (vedi il gender). Altroché diversità! Tutti uguali, tutti sradicati.

Quello che vogliamo fare con la nostra campagna è andare là fuori e mostrare ai ragazzi che ribellarsi non solo è possibile, ma è giusto, Bisogna però centrare il bersaglio e ripensare tutti i dogmi che ci sono stati insegnati.

Già nel 1944 Giuseppe Solaro, ultimo esponente in armi della SdMF, e vigliaccamente fucilato dai nonni dei radical chic di oggi, diceva “i veri ribelli siamo noi”, ma bisogna sapere per cosa, oltre che contro cosa o contro chi, esserlo.

Occorre essere ribelli, allora, ma per Tradizione. Ribelli anche contro i finti ribelli, contro le finte alternative al mondo che hanno fabbricato per noi.

La ribellione necessaria, oggi, è appunto quella contro lo sradicamento.

In latino, ribelle è chi torna alla guerra

Il ribelle torna alla guerra assumendosi il dovere della milizia, non reclamando diritti.

Ebbene, oggi è il momento di tornare nell’agone, di affilare le nostre lance per combattere per le nostre radici, contro il nulla che avanza.

Occorre essere “ribelli per Tradizione”, cioè per affermare i princìpi della Tradizione (onore, fedeltà, coraggio, Verità e Giustizia), che sono stati la base di ogni civiltà normale e giusta, ma che oggi sono dimenticati da anni di materialismo ed edonismo.

Le generazioni precedenti hanno cancellato tutto ciò che è vero, giusto e normale, sostituendolo con una “normalità” borghese, ordinaria, priva di slanci e vitalità. 

Allora ai ribelli è il compito di rendere viva ed evidente la vera Normalità, attraverso l’azione, attraverso l’esempio, senza fare concessioni ai falsi miti del mondo contemporaneo.

Se siamo ribelli, allora, a noi sta la lotta contro un presente che ci sta stretto, perché non guardiamo al passato, ma all’eterno.