Medicine o guerra: riflessioni sul farmaco

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Ribelli per Tradizione, rubrica a cura della Comunità Militante Raido.
In latino, ribelle è chi torna alla guerra, assumendosi il dovere della milizia, non reclamando diritti.
Ebbene, oggi è il momento di tornare nell’agone, di affilare le nostre lance per combattere per le nostre radici, contro il nulla che avanza.
Occorre essere ribelli, sì, ma “per Tradizione”, cioè per affermare i princìpi della Tradizione – onore, fedeltà, coraggio, Verità e Giustizia -, che sono stati la base di ogni civiltà normale e giusta, ma che giacciono apparentemente sepolti sotto strati di materialismo ed edonismo.

“A te non servono medicine, ti serve solo una cazzo di nuova guerra”

Riflessioni sul “farmaco”

Tra i giovani di oggi è ricorrente un certo stato di disagio e mal di vivere, quasi sempre causato, consapevolmente o meno, dallo stile di vita anomalo imposto dalla modernità. Allora, proprio dal “colpevole”, dal “portatore di malanni”, giunge l’aiuto, la finta soluzione: psicofarmaci o antidolorifici, da una parte; droga e alcol dall’altra.
È necessario risalire all’origine della parola farmaco. Essa, infatti, deriva dal termine greco φάρμακον: se da un lato ha un’accezione positiva, con un significato di “medicina, rimedio contro la malattia” nell’utilizzo giusto e parsimonioso, oppure di “mezzo, espediente, via”, esso ha anche un’interpretazione opposta e negativa: “veleno”. Un veleno che oltre agli effetti negativi per l’organismo, con l’indebolimento della forza vitale, va ad intaccare soprattutto il nostro spirito.
Quindi, come spesso accade nel nostro mondo, siamo di fronte a due estremi opposti – droga e farmaco – che non sono poi così opposti, ma che possono finire per essere le due facce di una stessa medaglia. La medaglia dell’abbandono a ciò che è esterno da noi, nella vile “speranza” che questi sia la soluzione. La medaglia del fuggire dal problema, di evitarlo, di costruire altri problemi per dimenticarne altri: di nascondersi. Questo è il tragico destino dei giovani più deboli, di chi si lascia trascinare dai dogmi e dalle scorciatoie fittizie del mondo moderno.
Ma tra tutti questi ragazzi non può non riaffiorare, come chi arriva a toccare il fondo per poi risalire, chi la Verità riesce a vederla. È la verità di chi, arrivato alla resa dei conti, si giudica per davvero, di chi vede in sé stesso il problema, ma anche una Luce assopita. Di chi intuisce le proprie storture interne e del resto del mondo, ma non si arrende e lotta contro quel suo “io” vigliacco, debole, dissacrante e passivo per liberarsi dalle catene e sprigionare tutta la sua Vita, la sua Luce divina ed eterna. È la verità di chi ha trasformato il veleno in salvezza.
Facile a parole, meno a fatti. Per provare a riuscirci bisogna essere, indubbiamente, ottimi giudici di sé. Consapevoli di una verità tanto semplice da intuire quanto rara: della propria umile condizione di Uomo o Donna; dei suoi umili compiti in questo mondo; dell’onere che accompagna  l’onore; ma anche della sua enorme potenza – che viene da Dio e che questo mondo sta provando a castrare – da ritrovare in un lungo quanto entusiasmante percorso di Vita vissuta per davvero.
È la Vita di Milizia nella forgiatura del Carattere, di cui i nostri Padri, loro sì veramente saggi (a dispetto di professori o psicologi di turno), sono ottimi conoscitori. È della Bibbia la massima: “Vita est Militia super terram” ovvero, come ci suggerisce Evola, “vivere non è conservarsi, ma lottare”. E di Plutarco la sentenza per cui: “il Carattere è il destino dell’uomo”.
Fai l’amore e fai la guerra, quindi. Fai la guerra a te stesso per ritrovare te stesso. Mettiti in gioco. Supera i tuoi limiti. Rischia ed interroga la sorte. Ricerca la normalità, la virtù, il carattere, il coraggio, la verità, la giustizia, l’onore. Fai la tua guerra interiore per trovarle ed afferrarle. E poi, nei momenti di difficoltà e di dubbio, ricordati di un Thomas Shelby dare una pacca sulle spalle al suo vecchio commilitone appena liberato da un manicomio e sussurrare: “A te non servono medicine, ti serve solo una cazzo di nuova guerra”*.
  • “you didn’t need all them tablets. You just needed another fucking war”