Coscienza e Dovere | La legge delle api (di Giacinto Auriti)

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a cura della Comunità Militante di Coscienza e Dovere
L’articolo che riportiamo qui oggi è stato scritto nel 1965 da un giovane Giacinto Auriti, già professore di diritto a Roma, militante politico e pensatore che iniziava ad affermarsi tra le fila dell’allora mondo cattolico in una destra nazionalpopolare che cercava di creare un’alternativa valida all’ideologia materialista e allo strapotere dell’economia.
L’articolo è tratto dal giornale “La Rivolta del Popolo”, un periodico pressoché sconosciuto nelle memorie e negli archivi del nostro variegato ambiente ma abbiam avuto la fortuna e l’onore di poter consultare grazie all’immenso dono di un nostro camerata  – nonché del prof. Auriti.
Il giornale in questione è stato per un decennio una delle voci dei combattenti della Repubblica Sociale Italiana, dei vecchi e giovani dissidenti dentro e fuori il Movimento Sociale Italiano, e della lotta anticomunista che ha portato Giacinto Auriti a maturare la sua esperienza culturale e militante, gettando così le basi per la nascita a livello nazionale e culturale di un più vasto mondo di Comunità, libri, riviste e iniziative da lui dirette e coltivate dentro e fuori l’arcipelago della destra.
Nonostante qualche riferimento possa essere datato, l’articolo in sé conserva intatta, a distanza di quasi sessant’anni, una profonda sintesi della realtà in corso e lungimiranza verso il futuro tipiche di Auriti così come di ogni vero militante della Tradizione.
Il ‘68 con la sua presunta “rivoluzione” e con i suoi certi danni ancora oggi in fase di evoluzione era ancora distante tre anni.
L’articolo in questione anticipa di gran lunga i tempi e ci offre una puntuale disamina.

di Giacinto Auriti, da: “La Rivolta del Popolo” anno VI n 15 del 15 Giugno 1965

Io penso che ove si volessero portare alle estreme conseguenze i principi del materialismo, la società umana dovrebbe essere organizzata come uno sciame di api.

Una volta negata l’etica come categoria autonoma dello spirito, non resta infatti altro criterio organizzativo che quello produttivistico.

Corrispondono a questa società ideale delle mitologie marxiste anche alcune caratteristiche sociologiche e psicologiche comuni allo sciame delle api ed alla società del nostro tempo che è ormai pregna di materialismo.

Una delle conseguenze della negazione dell’etica è ad esempio la negazione del contratto in cui “il tener fede alla parola data” costituisce fondamento essenziale.

Questo principio non è solamente incontrabile sul piano giuridico – si pensi ad esempio ai sindacati politici che hanno assunto la funzione di violare abitualmente i contratti – ma anche sul piano psicologico.

Posta infatti la interdipendenza tra equilibrio fisico e psichico e dato che la legge prima di essere forma è essenzialmente realtà spirituale, attraverso un ordinamento ispirato ai principi materialisti si è andata gradualmente affermando la corrispondente degenerazione della nostra stirpe.

Se è vero che l’accoppiamento tra l’uomo e la donna è un modo di essere latu sensu del contratto, negando questo si determina, come si è determinata la femminilizzazione degli uomini e la virilizzazione delle donne.

E’ questo un interessante aspetto della tecnica del dominio di tipo materialista in cui la mitizzazione della sovranità ha consentito ad una casta di instaurare la sovranità nel proprio personale ed egoistico interesse.

Diceva il Fishert , (un poeta tedesco del 500) in un suo sonetto che un furbo sovrano per comandare meglio faceva fare agli uomini quello che dovevano fare le donne e viceversa.

Non senza ragione Stalin in una sua relazione all’Accademia delle Scienze di Mosca (riportata se non erro nelle Deutch Rundschau del 1949) affermava: “noi abbiamo una esperienza venticinquennale della riproduzione dell’uomo mediante il padre in fiala.

Noi produrremo il tipo dell’intellettuale come prodotto scelto, ed il lavoratore del braccio come prodotto di massa…Gli scarti saranno eliminati, i soggetti validi saranno selezionati e riprodotti”. Non senza ragione concludeva: “L’ideale sarebbe quello di creare il tipo dell’ermafrodito”.

Una volta ammesso sul piano della filosofia della conoscenza una concezione marxistica della realtà e quindi ridotto tutta la realtà all’io pensante il “contratto” non ha avuto altra possibilità di essere che quello “con se stesso”.

Sul piano psicologico questo principio ha determinato il “solipsismo” per cui l’uomo moderno pur vivendo in conglomerati urbani di milioni di anime è sempre più solo; sul piano fisiologico – posta la interdipendenza tra equilibrio psichico e quello fisico – sta determinando la tendenza all’ermafroditismo.

Non è senza significato che proprio sotto l’impulso di un ordinamento ispirato alla concezione di una pseudo-etica marxista si va sempre più affermando la degradazione della stirpe con la tendenza all’omosessualità.

Nella relazione di Stalin vi è spiegato l’arcano segreto del perché il materialismo abbia determinato una religione malata che vive sul fuoco fatuo di un logorante fanatismo. Il principio produttivistico viene considerato non solamente come scopo per soddisfare dei bisogni vitali, ma addirittura come scopo della vita stessa dell’uomo.

Alla domanda di catechismo cristiano: “Per qual fine Iddio ti ha creato?” che ci veniva insegnato quando eravamo bambini, il comunismo pretende surrogare sul presupposto di un organizzato allevamento umano.

L’altra domanda: “Per qual fine il partito comunista ti ha creato?”. Alla risposta del cristiano: “Iddio ci ha creato per conoscerlo, amarlo e servirlo”. Il comunista contrappone come unica risposta valida: “produrre”.

Sicché la vita dell’uomo in una società comunista potrebbe esser raffigurata in questa semplice espressione: “L’uomo prima è schiavo e poi muore” essere ama dice Igino Giordani per esprimere l’esperienza umana dell’era pre-cristiana.

Come l’ape lo stakanovista di marca sovietica esaurisce ogni energia vitale nello scopo produttivo: il che significa che lo stakanovismo è un procedimento di mineralizzazione dell’uomo.

Il sacrilegio che i comunisti compiono contro la vita dell’uomo sta non tanto nel paradosso di aver indicato come fine della vita un concetto meramente strumentale (il che può essere un semplice errore di logica) quanto nell’aver preteso di assumere la funzione, il potere e la sovranità divina con lo stabilire non il semplice scopo di un popolo o di una generazione, ma il fine stesso della vita umana.

Ci fanno ridere quei cattolici che sostengono essere possibile un dialogo con i materialisti sul piano della politica concreta anche se non su quello dei principi.

Se è vero infatti che l’azione deve essere la espressione funzionale del pensiero, non si può collaborare sul piano pratico con i marxisti senza venire a compromesso anche in questioni di principio e chi sostiene il contrario, se non per idiozia, non può far altro che per viltà, conformismo e profonda disonestà.

Il fallimento del centrosinistra è tutto qui.