Ley de “Venganza” Democratica: giù le mani da Josè Antonio!

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Ciò che in Spagna è conosciuto da molti come “Regime del 1978”, cioè la nuova spagna (la minuscola è d’obbligo in questo caso) costituzionale nata dalle ceneri del Franchismo e del cosiddetto “Periodo di Transizione”, si è ora del tutto palesato per quello che è realmente: l’ennesimo regime dittatoriale occidentale -mascherato da democrazia colorata- in cui coloro che detengono il potere impongono la loro ideologia in modo totalitario alla popolazione nel suo insieme. Questa sorta di settarismo è imposta dalle istituzioni che perseguitano, multano e, se necessario, imprigionano i chi non la pensa come loro. Finora sembrava potesse tuttavia riconoscersi una sorta di limitati diritti e libertà, il cui esercizio anche se di fatto limitato, manteneva le apparenze formali di giustizia e libertà “democratiche”. Ma, da questo momento, con l’approvazione definitiva in senato della Legge della Memoria Democratica, il Regime del 78 sospende le libertà fondamentali come quelle di pensiero, espressione, associazione, culto o insegnamento. A giusto, deve riparare ai danni del Franchismo!
Questo è l’ultimo tassello che apre definitivamente alla nuova caccia alle streghe contro chi vuole esercitare un libero pensiero diverso da quello del finto governo socialista di Pedro Sanchez. L’opera di convincimento è stata furba ed esemplare, si è fatta una legge di coercizione politica con indirizzo ideologico e la si è fatta passare per un qualcosa a beneficio di tutti gli spagnoli.
 
 
Ma l’azione è stata veramente subdola, pensate infatti che in Spagna e all’estero nelle ex-colonie spagnole, la legge è conosciuta come “Ley de nietos” (Legge dei nipoti), perché permetterà alla discendenza di qualsiasi figlio o nipote di spagnoli emigrati o meno, di richiedere la nazionalità spagnola, anche se i suoi predecessori l’avessero persa per motivi politici, ideologici, di credo o di orientamento sessuale e identitario.
E tutto questo all’inizio dell’anno elettorale! Un anno elettorale che vede il governo Sanchez giungervi odiato dalla massa della vera popolazione spagnola, e che coglie così invece l’opportunità di ingraziarsi una larga fetta della popolazione, soprattutto di origine latino-americana. Ma una legge del genere poteva essere approvata ugualmente senza diventare repressiva per tutti gli altri! Hanno invocato la giustizia per lavare le macchie del sangue versato quasi un secolo prima, ma per farlo hanno utilizzato uno straccio imbevuto del sangue di altri milioni di spagnoli. Dovrebbero chiamarla “Ley de Venganza Democratica” (Legge della vendetta democratica).
 
 
 
 
Con la scusa di imporre una versione falsificata della storia e il pretesto di risarcire le presunte vittime (che non possono più esistere 83 anni dopo la conclusione della Guerra Civile) il Regime rafforza l’apparato repressivo messo in atto già nel 2007 con la “Legge sulla Memoria Storica” e le varie altre “leggi della memoria” varate nelle diverse comunità autonome. Vengono estesi i divieti, aumentate le ragioni delle sanzioni e aumentati gli importi delle sanzioni allo scopo di provocare la morte civile di coloro che esprimono pubblicamente opinioni diverse da quelle ufficiali, su personaggi ed eventi storici.
Al di là del tentativo della sinistra e dei separatisti (baschi in primis) di imporre una versione manipolata della storia affinché le nuove generazioni di spagnoli non conoscano i saccheggi, le detenzioni illegali, le torture e gli omicidi di massa commessi da socialisti, comunisti, anarchici e nazionalisti repubblicani durante la II Repubblica e la Guerra Civile.
Anche al di là della sua pretesa di imbiancare il terrorismo basco presentandolo come una vittima per cancellare la scia di sangue che i suoi omicidi di spagnoli innocenti hanno causato per decenni. Al di là di questi obiettivi sufficientemente miserabili, i promotori di queste leggi sulla memoria cercano di mettere alle strette politicamente mezza Spagna, quella metà del paese che in qualche modo potrebbe essere collegata a quella Spagna che rifiutò di essere uccisa e insorse nel 1936 in difesa della sua fede, del suo paese e della sua vita.
Con queste leggi liberticide, la sinistra ei separatisti vogliono delegittimare i loro rivali politici. E chi trovano “democraticamente” a opporvisi? Una destra che corre al banco dei suoi rivali per comprare la nuova storia spagnola un tanto al Kilo, rendendola propria anche a costo di smentire pubblicamente il pensiero dei fondatori delle organizzazioni che rappresentano, vittime innamorate del proprio carnefice che cercano di farsi perdonare di esistere dalla sinistra.
 
La destra parlamentare spagnola è complice di questo processo di perdita delle libertà, non solo per non aver abrogato tutte queste leggi quando ne ha avuto la capacità e l’opportunità, ma anche perché è zelante nell’applicarle là dove governa, come dice un vecchio adagio “essendo più realisti del Re”!
Piangiamo per la Spagna, piangiamo per i suoi eroi morti che sono in buona parte anche i nostri. Non si deve negare la nostra storia e i suoi protagonisti, non si devono cancellare gli uomini e le donne che hanno pagato con la vita il loro amore per la Spagna e la giustizia sociale e che hanno affrontato con le armi coloro che hanno cercato di trasformare la terra degli hidalgos in uno Stato satellite dell’Unione Sovietica di Stalin. Ugualmente non si possono rinnegare tutte quelle figure che dopo il conflitto, in tempo di pace, hanno contribuito a estendere il diritto alla casa, alla salute o all’istruzione a tutti (TUTTI) gli spagnoli.
Ma soprattutto, piangiamo e siamo particolarmente disgustati dall’annuncio fatto dall’entourage presidenziale del governo Sanchez immediatamente dopo l’approvazione della legge: l’avvio della pratica per la profanazione della salma di José Antonio Primo de Rivera, assassinato in gioventù da coloro le cui organizzazioni politiche oggi cercano di occultarne la tomba, affinché il crimine da questi commesso sia dimenticato. Come fatto qualche anno fa con il cadavere di Franco, e come faranno ora con molti altri morti passati, il Regime del 78 dimostra di non rispettare le più elementari regole di rispetto dei defunti, delle libertà di tutti gli spagnoli alla memoria e dignità dei propri caduti.
Non ci resta di augurare alla spagna di risvegliarsi, come lo auguriamo a tutti i popoli europei. Risvegliarsi dal torpore e dall’avvelenamento che il mondo moderno sta da anni istillando nei cuori e nelle menti. Di ritrovare i loro Eroi, di non rinnegarli, e di crearne di nuovi, di diventare nuovamente un popolo di Eroi. Lo facciamo cantando a voce alta un frammento di una nota canzone della gioventù falangista:

“Despierta, España, que el tiempo viene

de abrirse al sol las rubias mieses

tras un destierro secular

¡el Cid ha vuelto a cabalgar!”

 

E come sempre: ¡Arriba España!