FUOCO n.7 | E se tutto questo è bene.. – Editoriale

59
Una società sana e normale, espressione di uno Stato organicamente strutturato ed il cui scopo non è allevare produttori e consumatori ma sostenere la crescita e la formazione di uomini e cittadini, all’interno di una visione che trascenda ogni singolo particolarismo, non poggia le basi della sua esistenza sull’avere. Avere e soddisfare sempre nuovi bisogni, avere e reclamare sempre nuovi diritti, avere ed accumulare beni materiali, avere e ricercare potere, affermazione, riconoscimento, avere in una continua rincorsa del ‘posto migliore’, a discapito di qualsiasi forma di solidarietà sociale. 
Fama e soldi sono l’obiettivo esistenziale dei giovani occidentali, pulcini ingrassati nel pollaio della civiltà contemporanea a base di relativismo, materialismo e individualismo. Polli che si fanno sbranare da lupi e lupi che diventano polli per essere a loro volta divorati da altri lupi: senza scomodare Plauto prima e Hobbes dopo, nel mondo contemporaneo ogni cosa ha un prezzo ed i legami sono rapporti di scambio nella lotta per la sopravvivenza ove tutto vale, senza il minimo scrupolo morale. “Homo homini lupus”.
Come direbbe il sociologo tedesco F. Tönnies, al posto di una totalità organica e comunitaria vi è un aggregato meccanico, caratterizzato da un rapporto di continua competizione tra venditori e compratori, dove chi vende non è interessato al compratore come soggetto, né all’impiego che questi farà del bene scambiato, ma alla sola capacità di pagare il prezzo stabilito.
Tuttavia, se all’avere corrisponde l’esigenza primaria di ricercare l’utile ed il profitto, al contrario all’essere si collega la necessità di anteporre il giusto ed il vero.
L’essere è la pietra su cui si erge una società normale (fondata sulla Norma), espressione di uno Stato che svolge pienamente la sua funzione.
Essere un uomo e non un semplice consumatore, essere un uomo con dei doveri verso sé stesso e la realtà sociale di appartenenza (famiglia, Stato, ecc.) e non un soggetto che reclama diritti a fronte di falsi bisogni o esigenze.
Essere un uomo che all’interesse particolaristico antepone il bene della comunità, per la quale è disposto al dono, al sacrificio, alla solidarietà, all’abnegazione.
Essere, ovvero vivere il legame coi Padri e la Tradizione, riconoscere l’identità delle proprie radici, ricercare la qualificazione spirituale e una vita fondata su valori e virtù, affermare una visione del mondo ove il noi si antepone all’io, in qualsiasi campo: politico, economico e sociale.
Essere, ovvero amare nel significato più profondo, intimo e spirituale del termine, non limitandosi ad epidermiche effusioni sentimentali: amore come assenza di morte, amore quale vita eterna derivante dalla capacità di fare il ‘bene’ e di aiutare l’altro perché è giusto farlo, senza alcun vincolo di interesse o possessione, senza reclamare compenso o riconoscimento. “Io ho quel che ho donato”, affermava il Vate, parafrasando insegnamenti che ritroviamo nella carità cristiana o nella zakat islamica, ove l’amore è ricompensa a sé stesso come diceva San Bernardo, senza scopo né interesse, per il solo piacere di essere e di amare la luce.
D’altronde, nel pellegrino cherubico di Silesius, “la rosa fiorisce perché fiorisce, senza perchè”, infondendo nell’ambiente circostante il suo profumo, la sua bellezza, per il semplice fatto di assecondare la propria natura. 
Ed è partendo da questa prospettiva, sicuramente alta per il grado di purezza interiore che essa implica, che ci poniamo la domanda al centro di questo nuovo numero di Fuoco: quanto c’è di vero, giusto, leale, disinteressato e solidale, nella contemporanea beneficenza, così tanto di moda tra i ricchi del mondo?
Con ingiustificabile leggerezza costoro sono spesso definiti i nuovi filantropi, dimenticando che la filantropia, quella vera, è ‘amore verso il prossimo’, ovvero tendenza a cercare altruisticamente il bene delle persone, anche a costo dell’interesse personale.
E se andiamo a fondo nel ‘bene altrui’ realizzato dalle varie ed innumerevoli fondazioni di beneficenza di costoro, ci accorgiamo che il ‘mercato dei poveri’, condito dal buonismo e dal sentimentalismo, ha un suo ruolo al punto da offrire nuovi e profittevoli scenari all’interno della globalizzazione. 
C’è chi ha definito tale fenomeno ‘filantrocapitalismo’, ovvero una strategia adottata dai Paperon de’ Paperoni che, attraverso le donazioni erogate dalle loro fondazioni in nome della lotta alla povertà ed in vista di un ‘mondo migliore’, esercitano un’influenza ormai incontrollata sui governi e le loro istituzioni, in un intreccio di interessi, soldi, potere e alleanze, evasioni ed agevolazioni fiscali.
Lo Stato, in questo modo, abdica al suo ruolo di presenza, guida e tutela degli interessi nazionali e lasciando il campo all’iniziativa privata assiste impotente, altresì, alla ancor più grave imposizione di modelli e politiche sociali, rispondenti agli interessi di alcuni, le cui ‘intelligenze raffinate’, oltre a cogliere l’aspetto puramente economico, intravedono occasioni per formare una umanità sempre più disumanizzata. 
I vari Bezos, Turner, Gates, Bill e Hillary Clinton, Zuckerberg, Musk, Soros, si muovono nel solco tracciato dai veterani della pseudo filantropia quali i Rockefeller e i Ford e sanno perfettamente che nella beneficenza c’è un business da realizzare in un modo diverso e ‘più pulito’ e che attraverso la beneficenza è possibile disporre di uno strumento per educare l’uomo nuovo.
In fondo sono loro il vero potere nelle mani della Sovversione e sono loro che, in maniera più o meno indiretta, indirizzano le politiche globali, in un intreccio di misure che solo apparentemente hanno carattere locale rispondendo, invece, a finalità transnazionali.
Pensiamo alla Bill & Melinda Gates Foundation e ai relativi interessi nel campo della salute e delle vaccinazioni, considerato che la fondazione è la principale fonte di finanziamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nonché è legata a doppio filo con Big Pharma… la gestione della pandemia da Covid-19 dovrebbe suggerire qualcosa.
O ancora alla meno nota iniziativa ‘The Giving Pledge’, patrocinata sempre da Bill Gates e da Warren Buffett – quest’ultimo conosciuto come l’‘oracolo’ degli investimenti finanziari. Nata nel 2010 e consistente in una campagna per incoraggiare le persone ricche a contribuire a cause filantropiche, ha riscosso grande successo, al punto che, ai 62 imprenditori pionieri, se ne sono aggiunti molti altri, fino ad arrivare ad esserne 236 nel 2022: dati alla mano, negli ultimi dieci anni, i citati fondatori avrebbero visto accrescere la loro ricchezza del 95%.
Pertanto, solidarietà S.p.A. rende bene sul piano finanziario ma anche su quello dell’immagine: donazioni per i senzatetto, per l’energia pulita, per i panda ed i canguri in Australia, ed ecco che le pessime condizioni di lavoro che Amazon offre ai propri dipendenti passano in secondo piano.
Infine, un’ultima considerazione. Da un lato l’analisi e la riflessione, per le quali le pagine di Fuoco possono fungere da stimolo, dall’altro l’azione concreta, alla quale le pagine di Fuoco devono contribuire. Riscoprire la solidarietà, quella vera e disinteressata, vissuta con cuore puro e spirito di abnegazione, è un dovere per chi si colloca dall’altra parte della barricata: aiutare chi si trova in un momento di difficoltà con un gesto semplice e poco visibile, silenzioso e lontano dalla luce della ribalta.
Farlo perché è giusto farlo, perché così si è e non si può fare altrimenti, senza pensare a sé stessi o all’approvazione altrui, come è nella natura della rosa di Silesius.
Donare quello che siamo e mettere a disposizione quello che abbiamo, consapevoli che il tempio, coi suoi contemporanei farisei, presto o tardi sarà distrutto.

⚠ IN PREVENDITA SOLO SUL SITO WWW.LEGGIFUOCO.IT DAL 12 OTTOBRE*  ⚠

* Spedizione-distribuzione a partire dal 19 OTTOBRE